Vulnerabilità alla psicosi

Franco De Masi

Anno edizione: 2006
In commercio dal: 1 ottobre 2005
Pagine: XV-266 p., Brossura
  • EAN: 9788860300065
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Descrizione
Tenendo conto delle teorie analitiche e delle recenti scoperte neuroscientifiche, questo libro apre nuove prospettive conoscitive sulla natura e sulla terapia della psicosi. L'autore individua le modalità principali dello sviluppo psicotico, prospetta, sotto una luce medita, i precursori infantili della malattia e mette in evidenza i nodi problematici attorno a cui si gioca il processo curativo, spiegando perché il lavoro terapeutico con questi pazienti sia complesso e difficile.

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Questo è un libro che parla di psicosi. Nei pazienti psicotici la distorsione precoce delle relazioni emotive altera la realtà mentale, sostituendola con un mondo di fantasie che costituirà la base del delirio. Si assiste così alla distruzione della funzione comunicativa del soggetto, alla perdita della sua capacità di auto-osservazione e di gestione delle proprie emozioni. Ciò comporta una compromissione del senso di realtà e dell'identità personale. L'autore centra il suo pensiero sul concetto di inconscio emotivo che, diversamente da quello freudiano, non è rimosso. Esso coincide con l'inconsapevole, per cui inconscio e inconsapevole sono per De Masi termini intercambiabili. Il considerare i due termini intercambiabili genera molta confusione. Ritorneremo su questo punto in seguito. Per De Masi, l'inconscio emotivo si struttura precocemente e si pone "al di sotto" dell'inconscio freudiano, rendendolo possibile. Il danneggiamento precoce dell'inconscio emotivo lo rende cieco: uno scotoma psichico che equivale a un nucleo psicotico incistato nella psiche, pronto ad essere riattivato con sentimenti di angoscia e di terrore da parte del paziente. Seguendo Rosenfeld, l'autore sottolinea il potere seduttivo di questo nucleo psicotico nei confronti della parte sana della personalità. Fascino e seduzione della parte psicotica diventano dunque l'ostacolo principale del paziente alla possibilità di essere aiutato dall'analista a capire il "gioco delle parti" che sta avvenendo sul palcoscenico del suo teatro privato. Il lavoro dell'analista si basa ovviamente sul transfert. Nello psicotico il transfert, diversamente da ciò che avviene nel caso del nevrotico, è prodotto dal funzionamento psicotico ma, secondo l'autore, non avrebbe relazione con il passato infantile. Pertanto le esperienze del passato non entrerebbero nella costruzione del transfert psicotico. Strana affermazione questa, se si pensa che l'origine della psicosi è legata alla distorsione delle esperienze affettive ed emozionali di un periodo della vita presimbolica e preverbale in cui si struttura l'inconscio precoce non rimosso. Se questa dimensione precoce e inconscia della mente, anche senza il ricordo, condiziona le fantasie, le difese, gli affetti e le emozioni del soggetto, il transfert e il sogno risultano fondamentali. Riguardo al sogno, l'autore distingue il sogno-pensiero dal sogno-delirio. Nel primo è presente la capacità di simbolizzazione e la rappresentazione della storia emotiva del soggetto con fantasie e difese inconsce. Il secondo ha un carattere "concreto", come un'esperienza allucinatoria che può rappresentare una trasformazione percettiva e che permette l'emergere clinico della psicosi. Tali sogni possono anche anticipare l'entrata nello stato psicotico, o rappresentare fatti concreti equivalenti ad agiti. A volte i sogni psicotici costituiscono una forma di propaganda della parte delirante, dominata dal fascino del surreale e del fantastico e dalla sessualizzazione come un'esperienza drogata della mente. Il lavoro dell'analista dovrà essere quello di comprendere il sogno e leggerlo come il racconto completo del funzionamento della mente psicotica così da permettere al paziente di osservare quanto sta avvenendo nel suo teatro inconscio e aiutarlo a uscire dalla minacciosa seduttività della parte psicotica che organizza il suo delirio. Un libro sulla psicosi da parte di un analista che ha esperienza di queste sofferenze mentali è sempre un evento interessante. Restano delle perplessità su alcuni suoi concetti. Anzitutto il voler definire l'inconscio precoce non rimosso collegato alla memoria implicita solo come "inconscio emotivo" non lo qualifica. Tutti gli inconsci descritti, a partire da Freud, sono basati essenzialmente sulle emozioni. Non si capisce perché De Masi non qualifichi l'inconscio che entra nella organizzazione della psicosi facendo riferimento alle sue modalità di origine. Si tratta infatti di una struttura inconscia non rimossa della mente, recentemente descritta in letteratura, con una sua funzione specifica che si forma molto precocemente, quando la memoria esplicita (necessaria per la rimozione) e i processi di simbolizzazione e di verbalizzazione non sono ancora maturi. Un altro punto che lascia perplessi è quello relativo al considerare inconscio e inconsapevole come sinonimi. Premesso che ogni inconscio è per definizione inconsapevole, non tutto ciò che è inconsapevole è inconscio. Quest'ultima infatti è una funzione che ha una struttura ed una sua storia relazionale che data dai primi periodi della vita. L'inconsapevole non ha storia né struttura anche se può costituirsi come segno o sintomo di interesse fisiologico, psicologico, psicopatologico e neuropatologico. Confondere l'inconscio con l'inconsapevole rischia di "cognitivizzare" la psicoanalisi, riducendo il valore motivazionale profondo dell'inconscio, cardine intorno al quale, fin da Freud, ha girato ogni teoria psicoanalitica della mente. Per ultimo non si possono non rilevare nel libro inspiegabili vuoti e incompletezze. Esso è permeato dal concetto di memoria implicita e di inconscio non rimosso, considerando che le esperienze traumatiche determinanti la psicosi avvengono tutte precocemente in un periodo della vita in cui la rimozione non è possibile. Ma a questo concetto sono dedicate solo poche righe. Inoltre il nome degli autori che hanno descritto per primi questa dimensione della memoria precoce non compaiono nel testo né in bibliografia, né vengono citati quei lavori che hanno descritto il collegamento tra memoria implicita e inconscio non rimosso e tra quest'ultimo e la clinica. Un vero peccato che riduce la ricchezza teorica e clinica di un libro che tratta serie e importanti patologie mentali.   Mauro Mancia e Monica Rubin