Vuoto a perdere. Le Brigate Rosse, il rapimento, il processo e l'uccisione di Aldo Moro

Manlio Castronuovo

Editore: Besa
Collana: Astrolabio
Edizione: 2
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 26 aprile 2007
Pagine: 608 p.
  • EAN: 9788849704426
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Descrizione
Le Brigate Rosse pensavano che lo Stato avrebbe pagato qualsiasi prezzo per riavere indietro uno dei suoi "cavalli di razza" ma si resero conto che ciò che era rimasto nelle loro mani era una persona per la quale nessuno, tranne la propria famiglia, era più disposto a corrispondere alcun sacrificio. E furono costrette a sbarazzarsene. Come un vino pregiato: la bottiglia, una volta svuotata del suo prezioso contenuto, non interessa più a nessuno. Un viaggio all'interno dell'affaire Moro per conoscere verità e dubbi dell'avvenimento più drammatico della storia repubblicana. Un'analisi completa e super partes che, partendo dai momenti chiave della vicenda, illustra i riscontri giudiziari e gli elementi di dubbio per i quali tutt'ora non sono state trovare risposte adeguate. L'esposizione e l'approccio consentono al lettore la formulazione di un giudizio autonomo sulla vicenda. La struttura modulare e un linguaggio essenziale rendono il testo scorrevole ed accompagnano passo-passo sia chi si avvicina all'argomento per la prima volta sia il lettore più esperto. A distanza di pochi mesi dalla sua uscita, una seconda edizione riveduta ed ampliata che comprende tutte le novità emerse in occasione del trentennale del caso Moro.

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Recensioni dei clienti

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    Antonello

    02/05/2008 09:38:01

    Nel mare delle opere sul caso Moro, questa si caratterizza per una notevole completezza nel trattare tutte le varie tesi e i tanti misteri della vicenda, cercando sempre di mantenere una certa neutralità e tenendosi alla larga da tesi preconcette. Puntuale nel raccogliere ed esporre i molteplici punti di vista sul caso, la chiarezza del libro è dovuta anche alla particolare struttura per domande e risposte, che agevola sicuramente una lettura agile, interessante e mai noiosa.

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    Pasquale

    05/12/2007 18:39:00

    ho comprato e letto il libro. Molto bello. Inizialmente mi ha lasciato perplesso il fatto che l'autore fosse nuovo e non addetto ai lavori. Forse è per questo che il libro è molto diverso dagli altri. L'approccio è davvero innovativo, lo stile pulito e chiaro. Lo considero un contributo serio ed onesto sull'argomento con una nuova acquisizione che mi sembra strano non sia stata ripresa da nessuno. In ogni caso piu' che le mie parole di semplice lettore credo che possa essere emblematico il giudizio di Giovanni Pellegrino (potete ascoltarlo sul web). Credo sia un libro da leggere e consigliare

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Un testo di agile impianto narrativo che focalizza l’intero caso Moro e si presenta senz’altro utile per chi decida di addentrarsi in questa vicenda. La scelta del titolo è metafora della perdita di valore del contenitore una volta che questo è stato svuotato del contenuto, ovvero la perdita di valore della vita di Moro nel momento in cui il leader democristiano diviene prigioniero, quasi cessasse in quell’istante il suo essere uomo di stato.
È questa la strategia delle istituzioni e della stampa durante i 55 giorni, con il Comitato di esperti voluto da Cossiga pronto a certificare la sindrome di Stoccolma del prigioniero. Ancora più rilevante, nel svalutare l’importanza di Moro, è il ruolo del consigliere personale di Cossiga, lo statunitense Steve Pieczenik. Castronuovo rivela l’incompetenza di Pieczneik sullo scenario italiano il quale – aggiungo - non è mai stato interrogato dalla Commissione stragi, nonostante l’evidente rilievo della sua posizione. L’autore cerca di illustrare le modalità di azione dei servizi segreti, in quello che diventa presto un intreccio internazionale fra intelligence diverse. Il libro fornisce i punti di vista delle parti in causa, inquadra le diverse tesi storiografiche e politiche sino a illustrare gli innumerevoli rivoli di indagine nel quale si scompone l’evento più drammatico dell’Italia repubblicana.
In conclusione si afferma che “non è quasi mai possibile, quando si parla del caso Moro, essere portatori di affermazioni perentorie o definitive”. Qua si inserisce la singolarità della vicenda, se si considera che questa affermazione proviene da un testo che non appartiene al filone più problematizzante (qualcuno, a volte con disprezzo, definisce gli importanti lavori di Sergio Flamigni e di Francesco Maria Biscione “complottisti”). Eppure, ciascuno dei 68 paragrafi che compongono il testo sono in forma di quesito, qualcuno di questi lo si può sciogliere (consistenti indizi mostrano che si tratta di un rapimento annunciato, che non è esistito l’interesse politico per salvare il prigioniero); altri quesiti restano drammaticamente aperti, fra gli altri, la connessione tra gli uomini della P2, ai vertici dello Stato, e la Cia.
Mirco Dondi