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Mario Vargas Llosa

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788806180232

Recensioni dei clienti

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    enrico

    09/11/2015 22.44.48

    Sarà il sesto libro che leggo di Vargas Llosa e...non c'è niente da fare: gli do sempre cinque stelle! Il suo talento nello scrivere questa volta si abbina ad una grande creatività facendo raccontare allo "scribacchino" tante storie intriganti. Altri lettori hanno già raccontato per sommi capi il romanzo. Mi limito pertanto solo a consigliarne l'acquisto.

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    Giacomo

    30/06/2013 22.51.59

    Non conoscevo l'autore, a me è piaciuto molto, strano in alcuni punti, divertente in altri, originale nel complesso ed interessanti sopratutto alcuni personaggi. Proverò altre letture di Vargas L. M.

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    betty

    03/05/2013 15.47.40

    Dopo "avventure di una ragazza cattiva", mi aspettavo che questo fosse all'altezza se non superiore...e invece no..l'ho trovato a tratti lento e poco stimolante...un tre solo per l'originalità della narrazione alternata e per la fiducia nell'autore!

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    gabril

    03/10/2012 17.41.17

    Un romanzo sull'arte del romanzo; sulla "verità delle menzogne"; "elogio della finzione", come Vargas Llosa ha dichiarato negli scritti che portano i titoli sopracitati: scrivere (e leggere) è una sorta di protesta verso il mondo, una ricostruzione della realtà a partire dall'insoddisfazione su come la realtà si manifesta; come afferma Angelo Morino nella illuminante postfazione a "zia Julia" l'opera di Vargas Llosa è "una riedificazione della realtà e una testimonianza del suo dissenso rispetto al mondo". Così la finzione diventa paradossalmente espressione massima di verità. Mario-Varguitas si racconta e si reinventa, come accade a chi fa di sè oggetto di affabulazione, e parallelamente racconta e inventa la figura indimenticabile di Pedro Comacho, il costruttore di drammi radiofonici che fanno impazzire le folle per l'abbondanza di situazioni scabrose, paradossali, tragicomiche (non è forse l'America Latina la patria della tele-novela di cui si ricordano qui le origini?) e che inghiottiranno infine lo stesso inventore, catturato nella rete sempre più ingarbugliata della sua costruzione sur-iper-reale. E come dimenticare il leitmotiv del personaggio ideale riproposto per ogni eroe di ogni storia raccontata dal prolifico Comacho? "fronte spaziosa, naso aquilino, sguardo penetrante, rettitudine e bontà nello spirito"....

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    scarlet nabi

    15/11/2011 18.31.36

    Da un lato c'è il romanzo di formazione di un giovane aspirante scrittore, Marito / Varguitas, con lo sfondo urbano della Lima degli anni Cinquanta; dall'altro le mille trame dei fioriti romanzi radiofonici dello scribacchino Pedro Camacho. Realtà semi-autobiografica e finzione sembrano mescolarsi: l'amore contrastato per la zia Julia - boliviana ultratrentenne e divorziata - potrebbe essere parte di un melodramma. Il "sistematico genocidio di personaggi" nel finale somiglia alle notizie catastrofiche dei bollettini radio. L'atmosfera umida e tetra della città si duplica nelle trame inventate. Con un'accelerazione sempre più vertiginosa, i protagonisti delle vicende si confondono, diventando semplici archetipi che incarnano qualità generali. Il loro creatore si spinge sull'orlo della follia trasformandosi da personaggio a comparsa fallita, uno "spiritello" opaco e senza l'uso del linguaggio. Uno dei libri fondamentali della letteratura ispanoamericana.

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    Sundjata

    09/09/2011 19.24.17

    il protagonista è un giovanotto peruviano che vuole fare il giornalista. lavora alla radio per mantenersi e studia legge all università. poi nella sua famiglia allargata arriva dalla Bolivia una zia rimasta vedova. la zia ha 30 anni ma nonostante ciò io due si innamorano. cercano in tutti i modi di sposarsi ma la famiglia proprio non vuole. intanto un drammaturgo boliviano che odia gli argentini si intromette tra un capitolo e l'altro per raccontare i suoi radio drammi di tanto successo. più si avvicina la fine del libro e più questi radio drammi diventano confusi e catastrofici. poi tutto degenera, ma qualcosa si mette anche a posto.

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    andrea

    23/07/2011 17.37.45

    ho esordito con vargas llosa con le avventure della ragazza cattiva, che mi è piaciuto molto; invece la zia Julia mi ha profondamente deluso. Infatti ho trovato questo romanzo troppo denso di intrecci,- talvolta forse contraddittori - i cui rinvii rendono la trama eccessivamente frammentaria e faticosa da seguire, soprattutto in caso di lettura diluita nel tempo. Proverò ancora con altri suoi romanzi che sono certo mi daranno altre soddisfazioni, visto l'indubbio spessore letterario dell'autore

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    cincy

    09/06/2011 16.23.43

    Romanzo divertentissimo, in parte autobiografico. Memorabile la scena in cui si racconta di una rappresentazione teatrale in cui l'attore che interpreta Gesù cade dalla croce tra le risate degli spettatori.

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    Gianluca Pusceddu

    17/01/2011 12.26.28

    Un robusto affresco esaltante la cultura popolare (e popolana). Ci sono 2 emittenti radiofoniche, entrambe di prioprietà dello stesso magnate ma concepite con differenti palinsensesti per contrapposte platee (oggi si parlerebbe di mission e target aziendali). Nonostante ciò, i radioromanzi di Pedro Camacho, destinati al pubblico meno raffinato e meno esigente, finiscono con l'appassionare anche i borghesi istruiti. E ciò perchè la distinzione fra cultura bassa e cultura alta appare nitida soltanto negli estremi del trash e dello snobbismo: è dolce naufragare nell'ampio mare dei più disparati autori, attori, cantanti.

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    GL

    20/12/2010 10.48.08

    E' un romanzo che parte bene ma poi in qualche modo perde brillantezza. Mi piace la figura di Pedro Camacho, una sorta di posseduto dall'invenzione letteraria e mi piacciono gli abbozzi di storie che produce, mentre è assai convenzionale il rapporto fra il protagonista ed alter ego di Vargas Llosa e la zia Julia. Non avendo mai letto nulla dello scrittore, mi aspettavo di più ed anche l'inizio prometteva bene.

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    rain

    03/11/2010 10.58.12

    Credevo di avventurarmi in un racconto ironico e scorrevole, invece mi son trovata davanti a quei libri che si fanno leggere, son scritti bene, ma non ti lasciano assolutamente niente. Antipatici alcuni personaggi, noioso il continuo saltellare tra racconti di Pedro Camacho e filo della storia di julia e Mario. Non lo consiglio, mi ha molto delusa. Rain

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    silvia

    01/09/2009 01.33.45

    consigliatomi da un amico entusiasta dei cui gusti letterari credevo di potermi fidare, mi ha lasciato con un palmo di naso.. inutile, noioso, monotono, non riuscivo ad andare avanti con la lettura

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    Elisa

    26/01/2009 12.27.42

    Divertentissimo! L'ho letto con il sorriso sulle labbra. All'inizio, diciamo i primi due capitoli, ho fatto fatica ad afferrarne il senso e credevo che mancassero pagine al libro... Poi ho capito quale fosse la formula di questo straordinario romanzo e l'ho letto tutto d'un fiato. Consigliatissimo!

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    Massimo F.

    01/10/2008 22.58.29

    Un Racconto allo stato puro: realtà e fantasia continuamente e mirabilmente intrecciate in un cocktail gustosissimo, dosato con l’impareggiabile stile di uno dei grandi dell’attuale letteratura. Originale e delizioso.

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    Sergio

    16/05/2008 15.01.23

    Mario Vargas Llosa è un narratore eccezionale, il romanzo va letto in pochi giorni altrimenti risulta slegato, fatto di tante storie che si intrecciano e si allacciano solo nelle ultime pagine. Non mi è piaciuto il finale, triste e sbrigativo, ma è questione di gusti.Comunque da leggere, scrittore superlativo.

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    Giusi67

    24/03/2008 16.36.53

    Far sorridere con un romanzo è molto più difficile che far piangere: Vargas Llosa ci riesce appieno. Questo romanzo esilarante tiene desto nel lettore un sorrisetto perenne e lo coinvolge nel mirabolante e funambolico gioco di fantasia allestito dallo scrittore che si diverte a intrecciare i due piani del racconto: la storia reale del protagonista e le storie inventate dallo scriba boliviano Pedro Camacho. Il tutto a dimostrazione che si può fare letteratura divertendo ma senza per questo peccare di superficialità. Consiglio la lettura a chi vuol evadere per un pò dalla frustrante quotidianità.

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    vella

    07/03/2008 11.38.05

    Un capolavoro, punto. Storie nella storia che si deformano e confondono. Senza contare la poesia di certi personaggi, la loro irrimediabile umanità. E poi i registri lirici che si alternano, la genialata degli errori di Camacho, che si rincorrono lasciando il lettore senza più appigli. Mi direte...

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    Ardid79

    08/07/2007 00.27.24

    Un libro nel libro nel libro. Un caleidoscopio di storie, situazioni, narrazioni, senza fine e senza noia. Due i piani narrativi: le vicende del diciottenne Mario, aspirante scrittore e innamorato di nascosto della bella zia acquisita Julia (più grande e divorziata), e i romanzi radiofonici (un mix tra il feuilleton sudamericano e la telenovela più pura) trasmessi dalla radio dove lui lavora. le storie procedono parallele e non si intersecano mai, ma il tutto non ha un attimo di respiro; lo stile è perfetto, fresco, moderno e ironico, i personaggi indimenticabili. Un omaggio puro alle capacità di narrare, di affabulare, di creare trame.

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    Paolo

    08/05/2007 13.38.03

    Il grandissimo Mario Vargas Llosa ha sempre sostenuto che scrittori si diventa, non si nasce; Questo testo lo smentisce alacremente, in modo travolgente, dirompente. Qui, il segreto del suo innato talento si avvinghia intimamente ad una soave cortina di gustosa teatralità dall’effetto spassosissimo e, nivee mani che accarezzano il velluto, si mostra nelle sfumature più eleganti, ci solletica l’anima e svolge la sua missione divina: sorprendere, sbalordire, con l’autentica ed innata capacità di scrivere, e qui Vargas scrive, altroché se scrive, racconta se stesso con ironia e con superba genialità dà prova di smisurata fantasia. E’ un libro che arricchisce e diverte, è grande letteratura.

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    Emilia

    30/03/2007 16.15.05

    Il primo libro che ho letto di Vargas Llosa. Per varie circostanze, l'avevo messo in valigia e l’ho letto proprio a Lima, nel quartiere di Miraflores, dove è ambientato, quello della buona borghesia limegna, in questa città-incubo con i suoi 8 milioni di abitanti, le enormi distanze fisiche e le altrettanto enormi disuguaglianze sociali. Il libro è stato per me divertimento puro, infatti mi è venuta voglia di leggere altri libri di Vargas Llosa. Oggi mi sembra superata la fama di “uomo di destra” che lo accompagnava: si è candidato alla Presidenza del Perù contro Fujimori, e se avesse vinto lui sarebbe stata risparmiata al Perù l’esperienza di un governo corrotto e dittatoriale, che ha fatto 80 mila morti, soprattutto nelle popolazioni andine, col pretesto della lotta contro Sendero luminoso. In realtà, mi hanno spiegato degli amici peruviani, Vargas Llosa, che ormai vive per lo più in Europa, è contro il nazionalismo e a favore del mercato. Invece la sinistra in America Latina storicamente è stata nazionalista in politica e "dirigista" in economia: da ciò l'estraneità reciproca. Questo dal punto di vista politico. Da quello letterario, nulla quaestio: è un grande.

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