Zoe. Canzoniere per una barboncina

Marco Lodoli

Editore: Marsilio
Collana: Gocce
Anno edizione: 2010
Pagine: 95 p., Brossura
  • EAN: 9788831706896
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    maria de cesari

    06/10/2013 12:43:39

    Questa recensione è stata provocata da quella precedente che mi sembra ponga troppo l'accento su un considerazione sull'"essere animale" del cane, che ricorre sicuramente nell'autore, ma quasi in forma autoconsolatoria ."L'esistenza di Zoe è puramente fisica,elementare,biologica"..No,non avrebbe ispirato i sentimenti ineffabili(che solo la poesia sa raccogliere),lo stato di dolore che traspare così evidente,quasi uno strazio(che ogni padrone di cane conosce molto bene)La felicità che un cane trasmette ha del Divino ,talmente forte è la sua adesione al ritmo della Natura,come ha del Divino l'amore che lo lega al suo padrone che ha una forza che persino supera il legame amoroso fra uomini

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    alida airaghi

    30/11/2010 18:28:10

    Marco Lodoli dedica alla sua barboncina dal pelo bianco,Zoe,vissuta con lui per dieci anni,41 poesie composte quasi tutte da 14 versi brevi, ingentiliti da rime sparse,e da una musicalità diffusa,intenerita,commossa.La vita della cagnolina viene descritta nei suoi snodi fondamentali,dai primi giorni dopo la nascita ("Ma Zoe è pura vita/ e non sa fare niente"), quando ancora non esce dalla sua cesta di vimini,alle corse nel parco,alle passeggiate urbane,ai giochi inventati. Una sua "vita minima",in cui essenziale può essere il premio di un biscotto,o "l'orsetto giallo/ sottratto al cassonetto","il fiocco rosa" con cui adornare le sue grazie,o un'improvvisa gravidanza isterica: ma soprattutto e necessariamente il rapporto con l'amato padrone-che basta e avanza alla sua scarsa sete di avventura e di ignoto- per le cui assenze soffre,e di cui sa riempire le giornate con affetto devoto.Quando Lodoli scrive, lei gli si siede sulle gambe e sogna,indifferente all'attività intellettuale di lui:così come sembra quasi infastidita dalla frequentazione dei suoi amici colti," a inutili parole/ d'intelligenza e anche/ di cattiveria../ E quando dico andiamo/salti di contentezza." Ma sa intuire, con una sensibilità del tutto femminile,le malinconie di lui:"muove/un poco la codina/perché è una donna e soffre,/ma mi vuole consolare." L'esistenza di Zoe è puramente fisica, elementare, biologica:"Zoe quando è allegra corre/e se sta male piange"; felicemente, naturalmente animale.Per cui quando si ammala("Ha un brutto male,Zoe,/lo stesso per cui è morta/mia madre"),non capisce:"non sa che i giorni stanno/ per perdersi nel vuoto." Ma è il suo padrone che soffre più di lei,la segue nell'agonia e perde interesse per tutto("non m'importa più niente/della parole accese/che incendiano la carta"):patisce lo strazio di un addio che sa definitivo,immedicabile.Con la certezza di poterla recuperare solo nei versi di un breve canzoniere riconoscente:"In sogno cerco Zoe/e lei mi guarda,è sola."

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