33 false verità sull'Europa

Lorenzo Bini Smaghi

Editore: Il Mulino
Collana: Contemporanea
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 10 aprile 2014
Pagine: 188 p., Brossura
  • EAN: 9788815251534
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Descrizione
A criticare la costruzione europea, dall'euro alla BCE, dal fiscal compact all'unione bancaria, sono spesso gli stessi che hanno firmato gli accordi a Bruxelles e li hanno poi ratificati nei rispettivi paesi. Fare dell'Europa il capro espiatorio di tutti i mali è però una strategia autolesionista che non solo alimenta i vari populismi, ma espone le forze politiche e i governi che l'adottano all'accusa di essere incapaci di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles, di sapere cosa andava fatto e di non averlo fatto. Sembra infatti più coerente, e quindi più efficace, la posizione di chi rimette in discussione l'intera costruzione europea rispetto alle tesi, né carne né pesce, di chi si dichiara "a favore dell'Europa, ma non di questa Europa". La crisi dell'Europa è in realtà la crisi degli stati nazionali che in un sistema sempre più integrato non riescono più ad agire individualmente in maniera efficace e nel contempo sono riluttanti a trasferire poteri a livelli di governo sovranazionali. In questo quadro il volume smonta alla luce dei fatti alcune "false verità" sull'Europa, senza necessariamente assolverla dalle sue responsabilità, ma senza nemmeno tacere quelle degli stati che ne fanno parte, che sono di gran lunga maggiori.

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  La struttura sa un po' di catechesi: Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce dal 2005 al 2011, ha ideato un saggio a finalità divulgativa, articolandolo in 33 capitoletti. All'inizio di ogni capitolo viene esposta in breve una delle critiche più frequenti rivolte al processo di integrazione, all'impatto con la moneta unica, all'attività della Bce, ai vincoli di bilancio, al sistema dei rapporti tra i paesi membri e, infine, alla posizione dell'Italia. E a ognuna di queste obiezioni è data una risposta che punta a spiegare come stanno effettivamente le cose. L'autore, attingendo alla sua esperienza, dà un'interpretazione aderente alla lettera dei Trattati e consapevole di limiti, raggiungimenti e problemi aperti. Il tono è sobriamente didattico, non polemico, e certamente utile per chiarire o precisare. Si potranno condividere o meno talune pacate repliche dell'autore, ma non se ne può negare la coerenza. Com'è facile immaginare, l'economista fiorentino smonta luoghi comuni semplicistici e rozze giaculatorie demagogiche. Quanto alla pars destruens il suo discorso coglie spesso nel segno. In tempi nei quali le istituzioni europee sono considerate dominio incontrastato di élite sorde alle procedure della democrazia, non è sbagliato far osservare che in Italia, ad esempio, il Trattato di Maastricht fu ratificato dalla Camera dei deputati con 406 voti a favore, 46 contrari e 18 astenuti. Ed è corretto ricordare quanto allora disse Ciampi nelle vesti di ministro dell'economia: "L'euro non è un paradiso, ma un purgatorio". Occorreva rimboccarsi le maniche e mettere in cantiere riforme incisive, risanare, tagliare, compiere scelte innovatrici. In mancanza di una severa e conseguente presa di coscienza scaricare il peso della crisi attuale sulle élite di Bruxelles, o di Francoforte, è comodo e appare un alibi.   Roberto Barzanti