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Alessandra Dino

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2016
Pagine: 312 p. , Brossura
  • EAN: 9788815265241

Recensione di Nando dalla Chiesa

(…) Gaspare Spatuzza, killer di Cosa nostra, protagonista della terribile stagione delle stragi del 1992-93, braccio destro dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e poi loro successore alla guida del mandamento di Brancaccio a Palermo (…) e, di fronte a lui, Alessandra Dino, tra gli studiosi più preparati e profondi del fenomeno mafioso (…). Un dialogo serrato, una partita a scacchi sul filo del non detto, in cui verità processuale e verità storica si sono affrontate in parallelo confondendosi, talora elidendosi. Un libro importante, da cui gli studiosi e gli appassionati del tema non potranno prescindere (…).

È un viaggio in Cosa nostra, ma? anche nella storia d’Italia, perché?la famiglia Graviano alla quale? Spatuzza appartiene è coinvolta nelle stragi? di Capaci e via D’Amelio, ed è addirittura anima e fulcro operativo? dopo il 1993. È la vicenda di un imbianchino che ha un ruolo nel delitto che più di tutti segna l’ambiguità dei rapporti tra la mafia e gli altri poteri, l’assassinio di Paolo Borsellino. Che, attraverso un orrore dopo l’altro, tra cui il sangue di padre Pino Puglisi, sale rapidamente nella scala sociale mafiosa. Fino a giungere, nel gennaio del 1994, a intravedere l’abisso, i rapporti inconfessabili di Cosa nostra: quando incontra il suo capo raggiante perché, così gli racconta, si è chiuso l’accordo storico con il “compaesano” Marcello Dell’Utri e per suo tramite con Silvio Berlusconi (…). Come si vede, siamo nel cuore dei grandi misteri d’Italia, sui territori infidi e spaventosi in cui la mafia si fa politica e la politica si fa mafia. Territori che Spatuzza ha percorso preparando l’attentato di via D’Amelio, quello senza il quale, giura, non si può capire niente (…). L’autrice cerca di scavare in quei misteri, (…). È così che si materializza il crogiuolo abbagliante e reticente di una moltitudine di indicibili storie. Politici, giudici, poliziotti, carabinieri, boss latitanti e boss detenuti, pentiti vivi e pentiti ammazzati. (…).

E infine a impreziosire il libro giungono le riflessioni instancabili di Alessandra Dino (…). Un’immersione nei meandri dell’oggettività sempre fragile dello scienziato sociale, alla ricerca di protezioni che vengono assicurate ora dalla distanza umana, ora dall’attenzione scrupolosa ai riscontri, ora dalla partecipe memoria dei fatti che furono. Perché qui di nuovo è la memoria che fa appello esigente a se stessa. Che presidia il senso degli avvenimenti, e impedisce il sonno della ragione. Come ha già dovuto fare, in fondo, di fronte a un’altra e infinitamente più drammatica storia di morte e di imbianchini.