A proposito di Davis

(Inside Llewyn Davis)

Titolo originale: Inside Llewyn Davis
Paese: Stati Uniti
Anno: 2012
Supporto: DVD

83° nella classifica Bestseller di IBS Film - Drammatico

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Recensioni dei clienti

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    Emi

    18/01/2015 11:48:25

    Non mi pare che per questo film ci sia da fare un panegirico particolare per cercarne per forza i pregi. Per quanto mi riguarda, posso semplicemente dire che mai mi sono annoiato al cinema come nel caso di questo film. Deludente. Non mi sento di consigliarlo.

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    Mauro Lanari e Orietta Anibaldi

    22/05/2014 05:54:44

    Giudichiamo improbo considerare questo capolavoro dei Coen come la summa della loro filmografia. Semmai è il loro capo d'opera poiché viceversa trascende la poetica e lo standard cui c'hanno abituati. Qui il nichilismo diventa vertiginoso e irredento, una fatale maledizione al contempo giobbica e omerica ("Ulisse") inesorcizzabile da black comedy, umorismo yiddish e intelligente ironia. Divertente quanto una risata che muore in gola soffocandoti, stavolta il male d'esistere non si disinnesca. Esperienza sconvolgente e travolgente.

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    Robertinho

    05/05/2014 16:56:38

    Bene, lo sappiamo, i Coen fanno ottimi film: Da "Blood simple", a "Fargo", da "Barton Fink" a "L'uomo che non c'era" su tutti. Ma come si fà a paragonare "Inside Llewyn Davis" (A proposito di Davis) a queste chicche? Siamo nel 1961 e Llewyn Davis, sentendo forte in sé una vena di malinconico ed intenso folk-singer non vuole rinunciare al suo sogno artistico, sebbene non riesca a mettere insieme il pranzo con la cena e mostri in ogni occasione di essere sempre capace di perdere qualcosa. E infatti è un "loser", ma non solo secondo i parametri dell'industria culturale del folk, che mostra di apprezzare lagne o divertissement idioti molto peggiori dei classici che interpreta lui con tanta intensità. Vecchia e sorpassata è la musica che suona e che non sa reinterpretare. Un mondo di confine quello attraversato da Davies, tra il vecchio e rimasticato che resiste solo nelle forme più stucchevoli in attesa di un vero poeta (Bob Dylan) e la vera bomba di novità capace di conciliare cultura e affari quale sarà il pop. Insieme a questo personaggio esile, incerto, senza un vero dramma e senza una vera vena che lo esprima, compare la vecchia guardia dei jazzisti nella coeniana grottesca figura del vecchio musicista eroinomane e sciancato, in compagnia del quale Davies compie il suo fallimentare viaggio a Chicago in cerca di un contratto. Si intrecciano così due derive, su una strada che è fredda, buia e senza consolazioni. Se questo film ha un merito non sta nella struttura ad anello, nei simbolismi un po' patacca del gatto che si chiama Ulisse con tutta la mitologia del nostro e del viaggio della conoscenza, né sta nella pur accennata pittura sociale degli appassionati di musica upper-class che si improvvisano benefattori del povero giovane Davies, ma nel fatto che in mezzo a tanti vecchi (anche i produttori lo sono) anche lui, giovane, è un vecchio. Hang me, hang me, canta Davies ben due volte. Sarà accontentato dalla Storia. E intanto noi spettatori ci domandiamo: e dunque?

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  • Produzione: Lucky Red, 2014
  • Distribuzione: Warner Home Video
  • Durata: 105 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1);Inglese (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano; Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: 1,85:1
  • Area2
  • Contenuti: dietro le quinte (making of); interviste; trailers