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Editore: Giunti Editore
Collana: Scrittori Giunti
Anno edizione: 2016
Pagine: 288 p., Brossura
  • EAN: 9788809828025
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    Anna

    12/04/2017 15.13.15

    Moresco non è uno scrittore italiano, è LO scrittore italiano per eccellenza, l'unico nella letteratura contemporanea degli ultimi 30 anni e oltre ad essere uscito dai confini del provincialismo asfissiante che affligge la letteratura italiana. Per me in assoluto il migliore. Questo libro racconta una realtà spaventosa e horror nella forma di un romanzo horror, ma la realtà si sa è sempre ancora più spaventosa della finzione, e Moresco questo lo sa molto bene. Un libro indimenticabile che si pone la domanda filosofica per eccellenza : perché esiste tutto questo Male, e da dove ha origine? Se solo esistesse un poliziotto come D'Arco in questo mondo di morti che si credono vivi....Moresco non lasciarci!

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    AdrianaT.

    10/12/2016 09.01.38

    Non ancora... Maccome! Ci siamo appena conosciuti e già si parla d'addio? Per fortuna un percorso letterario sfugge alla cronologia assoluta e si può fare anche a ritroso permettendoti di tornare (a)Gli esordi dopo L'addio, ed è quello che farò, perché di questo macabro, cimiteriale e surreale pulp/horror, dalla scrittura solida e navigata, non mi accontento. L'apocalittico, visionario Moresco ti agguanta per la collottola - sì, ce l'ha proprio con te che stai leggendo - e ti trascina in un vortice impietoso e allucinato di grande effetto allucinante; un 'trip' nelle spire deliranti del Male, per nulla divertente ovviamente, ma che letterariamente parlando, se si riesce ad andare al di là dell'orrore, un sentore di geniale ce l'ha.

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    Egome

    25/05/2016 14.29.52

    Una storia assolutamente fantastica, credo senza precedenti letterari. Definire "L'addio" un romanzo poliziesco è semplicemente riduttivo. D'Arco, il protagonista è un poliziotto morto che torna fra i vivi con la guida di un commovente bimbo muto, morto tragicamente. Come lui, nella città dei morti tanti altri bambini che si riuniscono di notte nei grattacieli per cantare coralmente per accogliere i nuovi tragici piccoli bimbi uccisi, ed annunciare a tutti la loro sofferenza senza fine. Una missione specifica quella di D'Arco e del bambino: eliminare pedofili, assassini di bambini, commercianti di schiavi e di organi, che fanno strage di piccole e innocenti creature per i motivi più abbietti: storie, purtroppo, di cronaca nera quotidiana. Un missione dall'esito incerto, comunque difficile e facilmente destinata al fallimento. Il male del mondo, infatti, non si estirpa e non finisce nel mondo dei vivi, sconfina nel mondo dei morti. Due mondi paralleli, con possibilità di continuo intersacambio, in una sorta di circolo vizioso che inizia e finisce con la vita o con la morte, dove il male nasce prima del bene o viceversa, a seconda di come si vuol considerarlo. Un continuo 'paradosso' da cui scaturiscono numerosi interrogativi, spesso senza risposta. Dopo 'La lucina' e 'Fiaba d'amore' si conferma la assoluta originalità di Moresco, figura unica e inimitabie nello scenario della letteratura contemporanea.

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    Brando Bizarri

    11/05/2016 07.15.38

    "Antonio Moresco, une écriture visionnaire". La definizione non è mia ma dei Letterati della Sorbona di Parigi. Stupisce che non ci sia ancora nessuna recensione, su questo scrittore che, parlando delle sue opere, dice, semplicemente: «I miei libri nascono dal dolore e dalla solitudine». Della sua vasta opera omnia, a partire dal 1993, sia come narratore che autore teatrale e saggista non voglio parlare. Parliamo di quest'ultimo romanzo, portato allo Strega da Antonio Franchini, storico e prestigioso editor Mondadori, ora in Giunti, con una scelta coraggiosissima. Io non so cosa voglia dire "giallo esistenziale", non considero questo romanzo "travolgente", come da pubblicità, e faccio fatica a definirlo "poliziesco". Dico solo che il suo stile è altissimo, e che la contrapposizione tra il "mondo dei vivi" e quello "dei morti" è solo una grandissima astuzia (nobilissima) per portare il lettore consapevole sul terreno del thriller "filosofico". Ed è qui che, secondo me, Moresco dà il meglio di sé. Come altrimenti interpretare il passaggio obbligato di D'Arco, lo sbirro morto, dal mondo ultraterreno a quello dei vivi, se non come assoluta necessità di esporre, quella che è (vedasi varie interviste all'autore) la sua concezione del mondo? Il romanzo metafisico (esiste ancora?) è genere scivolosissimo e poco frequentato ma Moresco ci riesce da vero maestro. Io, ho i miei limiti, ho impiegato un bel po' di tempo a leggerlo, interrompendo la lettura e, spesso, tornando indietro, per rileggere i dialoghi e mettere meglio a fuoco la figura del bambino col cranio rasato, a parer mio, il personaggio dove Moresco esplicita la sua concezione del mondo. Va letto con calma e poco per volta. Ma credo che sia l'unico, tra gli scrittori della selezione "Strega", a meritare ampiamente la candidatura.

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