Aforismi per Marie-Louise

Elias Canetti

Traduttore: A. Vigliani
Curatore: J. Adler
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2015
Pagine: 101 p., Brossura
  • EAN: 9788845929601
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Descrizione
Nella Premessa a "La provincia dell'uomo" Canetti rivela che dedicarsi ai quaderni di appunti lo salvò dalla opprimente concentrazione su un'unica opera, "Massa e potere", e da "un irrigidimento fatale". Una "valvola di sfogo", dunque, che col tempo conquistò tuttavia sempre più spazio, sino a diventare uno dei pilastri della sua opera, giacché l'acutezza e l'intensità di pensiero che vi sono dispiegate annoverano Canetti fra i più grandi autori di aforismi. Si può allora capire quale meraviglia e quale sensazione abbia suscitato la scoperta di un manoscritto autografo dove sono radunati centoventinove 'aforismi' risalenti al settembre-ottobre 1942: testi non solo in gran parte sconosciuti ma che, come ha notato Jeremy Adler, "contengono già le linee fondamentali della prosa breve di Canetti". Redatto in inchiostro blu scuro, con titoli e dedica in pastello giallo, e rilegato da un cordoncino dorato, il manoscritto fu offerto come dono di compleanno alla pittrice Marie-Louise von Motesiczky, con la quale Canettì aveva avviato in Inghilterra una relazione destinata a durare oltre mezzo secolo. E fu offerto il 24 ottobre 1942, mentre i tedeschi ingaggiavano contro i russi la terribile battaglia di Stalingrado e in Inghilterra - dove Canetti e la Motesiczky erano esuli - giungevano incessanti le notizie delle violenze perpetrate nei paesi occupati.

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    Luca Aquadro

    17/02/2018 11:24:05

    1942. L'Europa è dilaniata dalle violenze della seconda guerra mondiale. Infuria la battaglia di Stalingrado. 1942. Uno scrittore è interamente assorbito dalla stesura di un'opera - "Massa e potere" - che gli costerà ancora anni di fatiche. 24 ottobre 1942. Lo scrittore, Elias Canetti, dona all'amica - e poi amante - Marie-Louise von Motesiczky, nobildonna e pittrice, in occasione del suo compleanno, un manoscritto di poche pagine contenente alcune decine di aforismi, da lui detti "appunti". Pubblicati solo di recente, questi pensieri sparsi rappresentarono per l'autore una sorta di valvola di sfogo e l'inizio di una prassi - quella di alternare il rigore compositivo dell'opera maggiore con la libertà anarchica degli aforismi - per lui assai salutare negli anni a venire. Trattandosi per Canetti delle prime prove in questo genere letterario solo apparentemente facile, gli "Aforismi per Marie-Louise" non possono certo essere considerati un capolavoro, ma sono comunque interessanti perché testimoniano l'avvicinamento a un tipo di scrittura nel quale l'autore si sarebbe poi distinto nei decenni successivi. La seconda parte del volume presenta inoltre un interessante saggio di Jeremy Adler che può essere letto con profitto non solo per meglio intendere gli aforismi, ma anche per un primo avvicinamento generale all'autore. "Nessuno vuole essere la porta." (p. 11) "Nel balbettio si è più vicini all'origine del linguaggio." (p. 15) "La solitudine è un tentativo dell'uomo di collocarsi a un'eguale distanza da tutti i punti viventi dell'universo, perché tutti vogliono divorarlo." (p. 18) "Montò il suo letto in mezzo a due parole, per non perdersi nel sogno." (p. 23) "Sisifo ama il suo masso, perché lo trascina." (p. 28) "Chiunque riderà a guerra finita, sia messo a morte per averla dimenticata con tanta leggerezza." (p. 30)

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    Cristiano Cant

    23/03/2016 12:50:20

    Breve, forse troppo, ma di quella brevità che scatena gli incendi, o i romantici tagli su una guancia o le rovine di un cuore. Venticinque foglie preziose da cullare nelle tasche del tempo; un uomo in dedica a una donna attraversa, in un flusso di sillabe mai domo, le strade del proprio conflitto e insieme della propria impotenza, vertigini calme e labirinti impossibili, per giungere all'unica stazione ancora degna nelle intemperie delle fatiche a narrare: la semplice consegna dell'amore. "Montò il suo letto in mezzo a due parole, per non perdersi nel sogno". Canetti ha abitato il breve come un continuo percorso di scalini a fuggire da ogni sistematica comprensione della vita, come a placare in sè quella marea instancabile che divora il cuore con domande eccessive, teoremi stantii, logore analisi. E aveva ragione; l'indicibile si abbraccia meglio nel poco, nel granello, nell'ultimo brillio di una coda di stella. "Anche solo per saperne di meno, mi piacerebbe sapere di più"; contraddizione e sorriso, grugno insoddisfatto e carezza di coraggio, queste le note che diffonde questo stupendo quaderno, figlio dell'esilio, della guerra e dell'eterno bisogno di respiro contro i mille tragitti dell'avversione diffusa. Canetti non esita, perché sa e tocca le necessità prime del vivere. "Tutto si può uccidere: una persona, un'opera, un nome e persino un dio, ma non un amore vero". Il lungo saggio di Jeremy Adler completa e allinea benissimo le scaglie del taccuino, dando al testo una cronologia, un contesto e l'ordine del tempo interiore. "Ha così tanti bersagli che non tira nemmeno"; ci resta come sempre l'insoddisfatta felicità che persevera a leggere ogni cosa di quest'autore magnifico, le sue lune, i sui timori, la sua veggenza e i suoi misteri, come in corteo di commossi sforzi a rifiutare e insieme farsi sospingere dall'indicibile oceano delle cose, perché "nel balbettio si è più vicini all'origine del linguaggio".

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    Il libraio di Treviso

    23/11/2015 18:02:53

    Un piccolo grande libro, nato come dono alla pittrice Marie-Louise von Motesiczky, in cui Canetti condensa tutto se stesso e la sua visione del mondo.

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