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Mavis Gallant

Traduttore: G. Scocchera
Anno edizione: 2005
Formato: Tascabile
Pagine: 269 p. , Brossura
  • EAN: 9788817007030
"A sette anni mi domandavo perché nessuno si fosse mai sposato con un cane affettuoso". Con una battuta felice, la canadese Mavis Gallant inverte l'ordine delle cose, niente è come te lo aspetti, tranne la precisione matematica della sua scrittura. È una delle più importanti scrittrici canadesi: nata e cresciuta a Montreal, dopo parecchi anni di instabilità geografica, si è fermata a Parigi, dove vive da più di vent'anni. Il bilinguismo, oltre a essere quasi il tema interno più ricorrente dei suoi racconti, è anche un modo di stare al mondo, in lei, un'idea di civiltà. Ha optato per la forma del racconto, anche lungo, microromazi quasi, ma il romanzo non lo ha mai affrontato, come sostiene in un'intervista rilasciata a una rivista universitaria canadese: "Pochi eventi raccontano l'intera storia, e perché, allora, annoiare il lettore con il tessuto connettivo?".
E infatti i racconti che - finalmente - arrivano tradotti anche in Italia, nelle edizioni tascabili di Rizzoli, non solo scongiurano la noia, ma soprattutto riescono a mettere in scena luoghi e persone come raramente se ne incontrano in letteratura. Penso ai primi due racconti di questa raccolta, i più belli, La moglie musulmana e Al di là del ponte , in cui gli elementi di trama, scrittura e ambientazione son così abilmente intrecciati da far dimenticare il lettore di trovarsi davanti a una creazione artificiale.
Nel primo, una coppia di cugini, innamorati l'uno dell'altra fin dall'infanzia, decidono di sposarsi e di vivere in una stanza d'un albergo sulla Costa Azzurra di cui la famiglia è proprietaria. Netta è un donna profondamente selvatica che da sempre ha votato, nell'intimo del suo cuore, la propria vita al cugino, un poco più giovane di lei, Jack. Lui è svagato, vorrebbe fare lo scrittore, è allegro, sa come conquistare le donne. Lei, pur desiderata, non concede a sé né agli altri alcuna mediazione, è come prigioniera della sua stessa severità. Il passato - dice - non ha su di lei alcun attrattiva. Ma intanto, quando Jack la abbandona, poco prima che scoppi la seconda guerra mondiale, Netta gli resta tenacemente e provocatoriamente fedele, certa del suo ritorno. L'occupazione tedesca sconvolge l'albergo di Netta e la sua vita. Jack tornerà, quando l'ultima tragedia si è ormai consumata, ma si troverà di fronte una donna che in fatto di consapevolezza lo ha lasciato lontano, e per sempre.
Nel secondo, Sylvie, è una ragazza che i genitori vogliono sposare a tutti i costi ad Arnaud, ma lei è segretamente innamorato di un musicista incontrato una volta soltanto in un parco pubblico di Parigi. La convinzione di Sylvie arriva al punto di inscenare un vero fidanzamento. Infine una svolta, un ripensamento la porteranno a considerare Arnaud con occhi nuovi. Ma qualche cosa di lei è andata perduta nella breve parabola di un fidanzamento mancato. E se i suoi sogni troveranno un porto sicuro, sarà stato, forse, perché non c'erano alternative. Per quanto valgano questo tipo di richiami, Mavis Gallant ha assunto e resa più accessibile la lezione - solitaria e altissima - di Katherine Mansfield come poche altre scrittrici contemporanee. Segnalo la bella prefazione dell'autrice che apre il volume che, una volta tanto, l'editore si è premurato di pubblicare.
Camilla Valletti

Recensioni dei clienti

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    pag

    22/02/2007 18.54.16

    Nonostante i quattro racconti appartengano tutti alla seconda metà del Novecento (dal 1963 al 1993), la Gallant sembra rimasta sia nelle ambientazioni sia nello stile un secolo indietro. Qualche bella frase qua è là, ma un senso di noia palpabile. Datatissima.

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    Lorenza Noseda

    12/01/2007 16.24.00

    “Camminavamo sul ponte che parte da Place de la Concorde, io e mia madre a braccetto, come due sorelle che non litigano mai”. Un inizio fulminante ci introduce al racconto “Al di là del ponte”, che dà il titolo al libro, composto di quattro racconti lunghi. Ed è di questa storia che vorrei parlare, secondo me la più bella dei quattro. Sylvie è la figlia adorata di due genitori borghesi che, secondo i costumi dell’epoca, siamo alla fine degli anni ‘40 del Novecento, si preoccupano di pianificarne la vita, decidendo tutto per lei. Si danno un gran daffare, organizzando incontri e combinando appuntamenti, per darla in sposa al giovane avvocato, Arnaud Pons, ai loro occhi un marito ideale, colto e introverso quanto la ragazza è scarsamente istruita e priva di grandi interessi. I genitori tutto dispongono affinché la ragazza sia “al sicuro, ben sistemata e in buone mani”. Ma lei non ama il promesso sposo. Si è invaghita di un altro, Bernard Brunelle, incontrato casualmente ai giardini Luxembourg il quale, incautamente, si lascia coinvolgere in una corrispondenza epistolare che la giovane, rifugiata in un suo mondo di sogni da bambina, interpreta come una segreta proposta di matrimonio. La madre che teneva nella borsa gli annunci di matrimonio, pronti per essere spediti, a questo punto, con una decisione improvvisa, li getta nella Senna. I nomi degli invitati alle nozze si perdono nel flusso del fiume Ma le cose e i personaggi si trasformano. La situazione si capovolge. Il destino di Sylvie che sembrava incanalato verso una vita senza sorprese, non viene sconvolto, ma tuttavia prende un’altra piega, perché lei capisce di essere cambiata e, in qualche modo, prende in mano il suo destino. Avrà un segreto, piccolo, insignificante, che non dividerà con nessuno e che la farà rompere con il passato, facendola entrare nella vita adulta.

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