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Almarina - Valeria Parrella - copertina

Almarina

Valeria Parrella

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 2 aprile 2019
Pagine: 136 p., Rilegato
  • EAN: 9788806230616
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Almarina

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Gaia la libraia

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Questo romanzo limpido e intenso forse è una piccola storia d'amore, forse una grande lezione sulla possibilità di non fermarsi. Di espiare, dimenticare, ricominciare. «Vederli andare via è la cosa piú difficile, perché: dove andranno. Sono ancora cosí piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui».

«Penso che Almarina si possa definire letteratura civile ma non ne sono sicuro; e quando non si è sicuri, vuol dire che nel caso in questione la parola "letteratura" è più grande della parola "civile" - che è l'unica letteratura civile degna di questo nome» - Francesco Piccolo, La Lettura

«Tutto ciò che scegliamo si rivelerà sbagliato se saremo tristi, e giusto se saremo felici».

Può una prigione rendere libero chi vi entra? Elisabetta insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. Ogni mattina la sbarra si alza, la borsa finisce in un armadietto chiuso a chiave insieme a tutti i pensieri e inizia un tempo sospeso, un'isola nell'isola dove le colpe possono finalmente sciogliersi e sparire. Almarina è un'allieva nuova, ce la mette tutta ma i conti non le tornano: in quell'aula, se alzi gli occhi vedi l'orizzonte ma dalla porta non ti lasciano uscire. La libertà di due solitudini raccontata da una voce calda, intima, politica, capace di schiudere la testa e il cuore. Esiste un'isola nel Mediterraneo dove i ragazzi non scendono mai a mare. Ormeggiata come un vascello, Nisida è un carcere sull'acqua, ed è lí che Elisabetta Maiorano insegna matematica a un gruppo di giovani detenuti. Ha cinquant'anni, vive sola, e ogni giorno una guardia le apre il cancello chiudendo Napoli alle spalle: in quella piccola aula senza sbarre lei prova a imbastire il futuro. Ma in classe un giorno arriva Almarina, allora la luce cambia e illumina un nuovo orizzonte. Il labirinto inestricabile della burocrazia, i lutti inaspettati, le notti insonni, rivelano l'altra loro possibilità: essere un punto di partenza. Nella speranza che un giorno, quando questi ragazzi avranno scontato la loro pena, ci siano nuove pagine da riempire, bianche «come il bucato steso alle terrazze».

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    Alice

    23/09/2019 13:02:11

    Un'immersione nel mondo di 'Scugnizzi', il carcere minorile dell'isola di Nisida, un luogo fuori dal tempo e forse anche dallo spazio (isola anche mentale) dove Almarina, l'allieva, e Elisabetta, l'insegnante, si confrontano e vivono in singolarità le loro esperienze. Il libro permette una riflessione sui giovani in generale e su quelli che 'sbagliano' in particolare e sul ruolo dei loro educatori in un contesto difficile in questo caso come un carcere minorile.

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    Milena Dobellini

    23/09/2019 08:32:34

    Valeria Parrella in un periodo di profonda crisi dei valori del vivere civile restituisce dignità all'essere umano, in quanto attraverso le sue storie ridefinisce il senso e la forma della parola umanità. Con i suoi personaggi ostinati e arrabbiati, ma mai rancorosi, e la sua penna affilata è rivoluzione pura. In Almarina ci mostra la riabilitazione come dovrebbe essere, una cura, la scuola come un luogo dove l'unica strada vincente è l'amore, ci mostra la forza di due ultime, un'insegnante e un'allieva, che insieme trovano il coraggio di stringersi la mano. Perché "il confine non esiste", i limiti non esistono, e l'unica regola da cui bisognerebbe ripartire è proprio il riconoscimento dell'uguaglianza. Che ci si trovi nel riformatorio di Nisida, o in una scuola di élite, che si viva in una villa lussuosa o in una casa umile, che si faccia il netturbino o il medico, abbiamo tutti un cuore che batte e sogna, e gioisce e ride, e soffre e cade, bramoso d'amore e speranza. Siamo tutti uguali e tutti combattiamo con il peso delle nostre scelte. Nessun cuore merita di essere calpestato. Mai. Almarina induce alla riscoperta di quel cuore, nostro e altrui, che troppo spesso decidiamo di sotterrare e calpestare. Il cuore che Valeria Parrella mostra in ogni sua pagina. Senza riserve né risparmi, solo per amore.

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    Antonio

    20/09/2019 23:26:13

    Ogni giorno Elisabetta Maiorano oltrepassa la sbarra d'entrata del carcere minorile di Nisida. Ogni giorno Almarina oltrepassa le sbarre della sua cella in mezzo al mare. "Almarina" è il romanzo di due donne: una con un bel pezzo di vita alle spalle, con i suoi fantasmi e una solitudine tutta sua. Almarina, che di anni ne ha pochi, ma a cui la vita ha già mostrato troppo e tolto altrettanto. Anche se è un romanzo molto breve condensa in sé non solo il legame tra le due protagoniste, ma anche i temi più delicati del nostro tempo (emigrazione, violenza, delinquenza minorile, le responsabilità della scuola), sullo sfondo la città involontaria di "ortesiana" memoria, che anche con parole nero su bianco, è sempre azzurra. Il libro mi ha lasciato uno strano senso di interdizione una volta finito, non perché non fosse un bel libro, ma - ragionandoci su - per lo stile: è stato il mio primo approccio con la Parrella, che ha un linguaggio talvolta un po' troppo lirico (che non prediligo molto in generale) e colmo di anafore, ma comunque molto espressivo. In conclusione: se volete essere malinconici in spiaggia, è una buona scelta.

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    Odit

    20/09/2019 22:01:41

    Almarina scritta da Valeria Parrella, una scrittrice affermata, già conosciuta dai dai lettori italiani, e la storia di un incontro fra una donna matura di 50 anni, un insegnante di matematica, che lavora nel carcere minorile e proprio in questa struttura conoscerà Almarina, da cui viene il titolo del romanzo, una ragazzina di 16 anni rumena che ha una storia familiare violenta. L'incontro delle due rappresenterà per entrambe la possibilità di ricominciare. Il punto di partenza per una vita diversa, perché sono due persone molto sole. C'è uno scandaglio psicologico soprattutto della figura di Elisabetta, una donna provata da vari drammi familiari e questa introspezione viene fatta stilisticamente in modo elaborato e a me è piaciuta molto! Vi consiglio questa lettura.

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    gio

    19/09/2019 20:08:18

    Mi è piaciuto molto, soprattutto il conoscere intimamente quello che pensa e prova la protagonista.

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    Ester

    19/09/2019 12:48:34

    Valeria Parrella, ci trasporta in una realtà vicina per chi è napoletano come me, ma così lontana da sembrare quasi che non esista. La storia è raccontata in modo così delicato che sono tanti i momenti nei quali si dimentica che è ambientata in un carcere minorile. Delicati sono anche i sentimenti di affetto e maternità che nascono tra le due protagoniste Almarina finita nel carcere minorile per un reato minore ed Elisabetta sua insegnante di matematica durante il periodo di reclusione. Credo sia importante leggere questo libro per comprendere e conoscere meglio la realtà dei carceri minorili, dei quali si parla davvero poco.

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    Piusi85

    21/08/2019 09:00:38

    È una storia struggente e coinvolgente.Una scrittura che ti trasporta li e con quei personaggi tanto che quando finisce ti mancano.Consigliatissimo.

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    lindab

    24/07/2019 23:25:12

    libro troppo corto a mio avviso non mi sono affezionata ai personaggi mi sarebbe piaciuto vedere le storie dei personaggi più sviluppate comunque l autrice scrive bene e tratta tematiche molto profonde

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    Laura

    12/07/2019 10:31:38

    Valeria Parella non scrive con la penna ma con il bisturi. La sua è una scrittura chirurgica, che taglia l'anima e lascia uscire fuori i sentimenti che celiamo più nel profondo.

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    jane

    21/06/2019 15:04:26

    Una prof. vedova che insegna a Nisida nel carcere minorile riversa il suo affetto e la sete di maternità su una ragazzina rumena che ha subìto violenze indicibili. Sono due solitudini che si incontrano e si capiscono. L’aspetto emotivo è forte; alcune espressioni dure, ma anche molte poetiche sono efficaci, ma nel complesso la scrittura non mi è congeniale perché la sento troppo costruita.

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    penna_felice

    17/06/2019 17:24:32

    Almarina è un libro che vale la pena leggere, lo consiglio vivamente a tutti quei lettori che vogliono conoscere come funziona la vita dei ragazzi di Nisida, che hanno voglia di commuoversi ed emozionarsi con la protagonista E.Maiorano ,insegnante di italiano e la piccola detenuta Almarina. La Parrella si fa sentire in queste pagine come sempre, cruda e sincera ma anche dolce. Questo libro è una denuncia alle istituzioni in piena regola, lasciandoci un finale sospeso.

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    paola

    04/06/2019 15:10:26

    Libro e storia di una pesantezza eccessiva! capisco che è caratterizzante dei personaggi e che hanno avuto un vissuto particolare e difficile ma arrivare alla fine è stato veramente una lotta contro me stessa. Do 2 stelle perché la trama mi ha incuriosito, ma non mi piace il modo di scrivere dell'autrice (mi spiace). Forse bisognava osannarlo meno questo libro.

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    Beatrice

    23/04/2019 08:46:39

    Struggente ed intensa narrazione: un romanzo materno al di là del legame biologico che si nutre di sguardi, di piccole grandi azioni di andare verso l'altro e riscattarsi dalla desolazione. scrittura che incrocia poesia e riflessione senza cedere mai al compiacimento del bello stile. Elisabetta Maiorano è una donna rara e speciale!!! Lo straconsiglio!!!

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    cinzia

    11/04/2019 07:57:37

    Un libro potente. Il ritratto di una donna incredibile per la sua sensibilita' e introspezione. La Parrella e' un portento e la continua e instancabile conferma di una leggerezza nell'affrontrare i meandri della coscienza. Un ritratto reale attraverso una narrazione che si offre come un quadro dipinto con pennellate precise e sfumate al tempo sresso. Tra le righe di questa storia riscopriamo un qualche senso del vivere.

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    Sonia

    10/04/2019 12:58:41

    Molto coinvolgente, la storia della vita di 2 donne tra infelicità, ingiustizie, colpe, fino alla fine quando la scrittrice ci offre un punto di vista alto e altro

Vedi tutte le 15 recensioni cliente

C’è una specie di stortura quando ci si ritrova a leggere di qualcosa di estremamente lontano da noi: qualcosa che sappiamo esistere ma che non riconosciamo perché è sempre stata nascosta, invisibile alla nostra esperienza quotidiana. Poi questa cosa ci viene spiattellata in faccia – in un romanzo, in tal caso – e la stortura si percepisce forte. Perché ne sentiamo parlare, o anche, perché ne sentiamo parlare solo adesso, e per di più in modo così delicato e naturale, come fosse una cosa sempre esistita? La risposta è semplice: perché è sempre esistita.

Sentir parlare di detenzione minorile, su di me, ha fatto questo effetto. Nisida è a poco più di un’ora di macchina da casa mia (vivo nella stessa città che è stata anche la città della gioventù della Parrella), eppure il mio pensiero non vola mai verso quella parte del mare. Vado a Napoli e quello che vedo è la maestosità della città e della sua capacità di essere una donna bella e deturpata, ma non penso mai a Nisida. Non credo ci sia qualcuno che, pensando a Napoli, pensi a Nisida in prima istanza. Forse solo chi ha lasciato un pezzo di sè lì dentro, o chi ha ancora qualcosa a che spartire con quel luogo non-luogo.

La Parrella ci mette davanti all’evidenza che, però, Nisida è un posto dove vivono ragazzi, dove ci sono esseri umani in divenire e che – come tutti – respirano e pensano. Elisabetta Maiorano è la testimone che ci mette davanti alle vite di questi altri: quei ragazzi che non vengono mai in mente, ma che ci sono: delinquono fuori dal carcere e poi scompaiono, non sappiamo che fine fanno. Vanno a Nisida, o qualsiasi altra Nisida nel mondo.

Elisabetta Maiorano è una donna con una tragedia alle spalle che non sembra aver ancora del tutto perdonato, non ha abbandonato quel cordone ombelicale che la lega al passato. E così, cercando di sopravvivere allo sbalzo emotivo enorme che le causa il suo lavoro di maestra, cerca di fare della sua quotidianità un simbolo di ciò che è stato.

In questo romanzo, il quotidiano è la chiave interpretativa di una vita intera: attraverso gesti ricorrenti, degli orecchini in oro, un letto a due piazze e le porte del bagno sempre aperte, Elisabetta Maiorano ripercorre il suo dolore e gli conferisce dignità, grazie alla ricorsività degli eventi e alla sua incapacità di lasciare andare il dolore e far restare solo l’amore.

Almarina è una degli “altri”, una di quelle ragazze distrutte ancor prima di poter diventare donne: ha sofferto, e probabilmente soffrirà per sempre. Ma nella sua sofferenza, Elisabetta trova una somiglianza con quella ragazza interrotta, e se ne fa carico. La sua voglia di maternità, anch’essa interrotta ancor che fosse tempo, rifiorisce in questo legame così estemporaneo e forte.

Questo romanzo porta con sè non solo una bellezza estetica della parola scritta, ma anche un carico emotivo quasi palpabile: sembra di poter sentire il dolore e la speranza, di poter toccare il desiderio di maternità di Elisabetta e la purezza di Almarina. Il romanzo riesce a far capire come la maternità non si identifichi con una gravidanza e neanche con l’età anagrafica, nè con i legami di sangue: una mamma è mamma perchè sceglie l’amore, così come un padre è tale perchè sceglie l’amore.

Più di tutto, penso che questo romanzo mi abbia fatto sentire fortunata. Ripercorrendo il romanzo, ho avuto come l’istinto di fare un bilancio generale dei miei legami, delle mie fortune e delle mie sfortune. E sono arrivata alla conclusione che, probabilmente, affacciare lo sguardo verso Nisida non solo mi ha fatto ricordare che ci sono “altri” oltre le persone che vedo e che amo, ma che – dopotutto – nell’esistenza è importante solo l’amore, il resto è un accessorio di lusso.

Clelia Attanasio

  • Valeria Parrella Cover

    Scrittrice italiana, si è laureata in Lettere Moderne all'Università di Napoli con una tesi in glottologia. In seguito si è specializzata come interprete della Lingua Italiana dei Segni e ha lavorato all'E.N.S. di Napoli, dove vive.Ha esordito nel 2003 con una raccolta di sei racconti intitolati Mosca più balena edita dalla casa editrice Minimum Fax con la quale ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Diversi racconti della giovane autrice sono apparsi nell'antologia Pensa alla salute pubblicata da l'ancora del mediterraneo nel 2004. Sempre nel 2004 ha pubblicato nell'antologia La qualità dell'aria il suo racconto Verissimo e nel 2005 un'altra raccolta di racconti, Per grazia ricevuta, libro arrivato tra i cinque finalisti al Premio Strega dello stesso... Approfondisci
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