Almeno il pane, Fidel. Cuba quotidiana nel periodo speciale

Gordiano Lupi

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Collana: Eretica
Anno edizione: 2006
Pagine: 190 p., Brossura
  • EAN: 9788872269503
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Quella raccontata in questa anti-guida non è la Cuba di cui parlano i "cucador" italiani a caccia di facili avventure erotiche, e nemmeno quella di cui parlano figure internazionali, apertamente simpatizzanti per Fidel Castro, da Gianni Minà fino a Diego Armando Maradona, fino ai marxisti nostrani da salotto televisivo. Nelle intenzioni dell'autore vuole essere la Cuba quotidiana, quella del popolo che dovrebbe vivere con una manciata di dollari di stipendio al mese, mentre una lattina di Coca Cola (che, nonostante l'embargo, si trova a ogni angolo di strada) costa un dollaro.
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    laura

    19/10/2011 12:43:35

    povera cuba e poveri cuba spero che quell'isola si risvegli dal torpore che da troppo tempo la avvolge

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    Ugo

    09/11/2007 18:14:58

    Questo libro sarebbe un buon libro di ricerca se fosse stato scritto da una persona credibile e sincera. In realtà ormai è noto che quest'autore ha usato nomi falsi di presunti ma inesistenti parenti cubani (cui sono cascati editori quali stampa alternativa...) per gettare fango su Cuba e sul governo di Castro. questo non è giusto! Non è giusto inventare storie per screditare un paese che è già vittima del capitalismo imperialismo americano. Le bugie fanno male alla letteratura e anche alle persone che lottano per un mondo nuovo. Questo non lo rende un autore e tanto meno un editore credibile... Del resto le bugie e il gettar fango sul prossimo è l'arma che usa questo sistema che paga chi si allinea...

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    Anna Lemos

    27/02/2007 18:20:34

    Il primo intento di questo libro (e la sua prima qualità) è quello di voler descrivere la realtà di Cuba come la vivono i cubani. Gordiano Lupi ci porta in un paese rovina, in cui la povertà è la norma, in cui bisogna arrangiarsi per sopravvivere, visto che quello che si guadagna non basta ad assicurarsi neppure abbastanza cibo per il mese, in cui bisogna arrangiarsi per viaggiare, visto che anche i trasporti pubblici cascano a pezzi, in cui la propaganda governativa continua ad essere entusiastica e ottimistica, tanto che tutti vorrebbero vivere in televisione - il paese in cui non ci sono problemi, tutti sono felici e non hanno nessun bisogno di soldi - mentre i cittadini cubani sono oppressi dai divieti, dalla prepotenza della polizia e guardano il mondo da cui i turisti provengono come miraggi di benessere quasi irreale. L'ho trovato un bel libro scritto con immediatezza e partecipazione, con la semplicità di chi cerca di capire e di far capire la vita degli altri, con rispetto. Sono contenta di averlo letto. Anna Lemos

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    Gianluca Ferrara

    14/11/2006 12:08:24

    Questo libro è un calcio in bocca a tutte le false notizie che hanno tentato di vendere Cuba come terra di libertà, divertimento e benessere. Purtroppo non è così... pur di non rinnegare le proprie idee, di ammettere gli errori si è preferito tacere sulle sofferenze dei cubani, che sono persone semplici e piene di vita, piene di un'energia vitale che Fidel Castro ha in parte spento. Non capisco proprio il perché non si riesca a giudicare le vicende umane in tempo reale. Voglio dire perché occorre che un muro ci crolli addosso, che vengono aperte le porte dei gulag e dei campi di concemtramento per dire ( solo dopo tanti anni) ci siamo sbagliati? Ricordo l'episodio che mi fu raccontato da alcuni amici, tutti fatti di false idiologie e notizie, che alla fine degli anni '80 andarono a fare un viaggio in Romania. Una sera passando per strada salutarono con il pugno chiuso delle persone che risposero riempiendoli di botte. Loro che venivano dal lusso italiano eano andati a fare gli alternativi in un luogo dove il comunismo averva sterminato l'essenza di un popolo. Gli aggressori, che erano persone normali, avevano visto in quel pugno chiuso sofferenza e costrizioni ed ora che erano liberi non lo accetavano più. Perché siamo così anacronistici nel capire la realtà? Perché non sappiamo leggere il presente? Forse perché non conosciamo il passato o forse perché non abbiamo l'umilà per chiedere scusa e dire "Dispiace tanto ma ci siamo sbagliati". E questo discorso non vale solo per Cuba, vale per tutti i luoghi dove non c'è democrazia e vera libertà, ed ovviamente anche gli Usa (specie in quest'ultimo periodo) sono inclusi. Il libro di Lupi è l'ennesimo tentativo (grazie a Dio ora più marcato) di aprire uno squarcio sulla vera vita dei cubani, un popolo che sta pagando anche il grande egoismo occidentale. Perché se è vero che a Cuba non c'è democrazia, è altrettanto vero che, nel bene o nel male è l'unico stato che si è opposto all'arroganza espansionistica americana. Questo coraggio, caro Lupi, va riconosciuto a Castro

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