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Martin Amis

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 1998
Pagine:
  • EAN: 9788806145088

recensione di Bajani, A., L'Indice 1998, n.10

A un anno dalla pubblicazione di "Il treno della notte" (cfr. "L'Indice", 1997, n. 10) Einaudi propone un nuovo romanzo di Martin Amis, "Altra gente", che arriva in Italia con diciassette anni di ritardo rispetto all'edizione inglese. Ci troviamo tra le mani un Amis anomalo, più notturno, meno simpatico e molto più ambizioso letterariamente. Lo stravagante ed esplosivo poliziotto-donna Mike Hoolihan, che nell'ultimo romanzo dello scrittore inglese indagava sul suicidio di Jennifer Rocwell, lascia il posto a Mary Lamb, una giovane donna che ha perso la memoria in circostanze poco chiare. Al suo fianco compare saltuariamente un investigatore, Prince, alle prese con un caso singolare: una ragazza è stata uccisa senza che il corpo sia stato ritrovato; l'investigatore sospetta che la ragazza e Mary Lamb siano in realtà la stessa persona.
Amis orchestra un romanzo incentrato sul tema del doppio; lo fa lavorando sul simbolismo dei nomi dei personaggi che forse, per un eccesso di esplicitazione, a volte rischia di appesantire la scorrevolezza della trama. Mary Lamb è un personaggio innocente. Facciamo la sua conoscenza nel momento in cui entra come per la prima volta a contatto con il mondo, come in una nascita; è priva di memoria, non sa nulla della realtà che la circonda e si muove tra la gente con una ingenuità disarmante. Vive in una condizione verginale: da qui il suo nome e il suo cognome.
Viceversa il suo doppio, la supposta vittima, è un personaggio spregevole, cattivo, che ha condotto malamente una vita di cui nessuno sa nulla. È un personaggio che non compare mai, di cui si hanno notizie vaghe da persone che più o meno direttamente hanno avuto a che fare con lei. Il suo nome è il richiamo al celebre personaggio di Stevenson, al malvagio alter ego del Dr. Jekyll; allo stesso modo è indicativo che il nome proprio sia l'abbreviazione di Amis. Il gioco qui si fa molto letterario. Oltre a Stevenson, Amis cita in maniera quasi letterale il Wilde del "Ritratto di Dorian Gray" - Mary è di fronte allo specchio, sta confrontando se stessa con una fotografia di Amy Hide: "Era Mary. Però era più vecchia di Mary (...) Quel viso la squadrava con aria di sfida, forse addirittura con un principio di sogghigno nella piega all'insù del lato sinistro delle labbra" - e ripropone il confronto bene/male, innocenza/malvagità, nei termini della dialettica "lamb/tiger" cara a William Blake.
L'ultimo personaggio-simbolo è l'investigatore. Il suo nome è Prince; la sua funzione è di restituire Mary alla sua vera identità, dopo averla depurata di ogni malvagità. Ma è un personaggio poco più che tratteggiato, puramente funzionale alla narrazione e per nulla autonomo all'interno del romanzo.
Amis mira a creare continue zone d'ombra attraverso il lavoro sul personaggio di Mary, che è anche un lavoro sul linguaggio; dalla visione caotica, desolante del mondo nel quale Mary viene catapultata, fino alla ricostruzione di una realtà nella quale, pur nel caos, è ancora possibile il movimento. Come se la scrittura fosse un ripartire da zero, un lavorare sulle macerie alla ricerca di un orientamento.

Recensioni dei clienti

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    paolo

    14/04/2013 20.55.12

    Come ne "La freccia del tempo" Amis sembra voler fare del romanzo un esercizio formale/stilistico, più che raccontare qualcosa che gli sta a cuore. Pare quasi una sfida: là era una storia raccontata al contrario, che inizia dalla fine, con un effetto davvero angosciante, qui un secondo ingresso nel mondo,quasi una seconda nascita, di una smemorata totale, che sa parlare perfettamente ma non sa cosa siano una casa, un paio di scarpe, persino una bocca. Poi c'è uno strano finale, nel quale par di capire che era tutto un sogno fatto dalla protagonista, che forse aveva tentato di suicidarsi per un qualche oscuro motivo...

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    Patroclo

    11/01/2010 13.47.01

    un Amis accettabile ma non ai suoi massimi, con alcune pagine suggestive, altre sinceramente superflue

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    gianluca

    24/03/2006 01.09.54

    inquietante...se dovessi avvicinarmi alla parabola letteraria firmata Amis, ruoterei attorno a questo aggettivo...inquietante...come la migliore letteratura insegna, la parola si apre ancor prima di essere letta...questo è Amis.

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