Altre menti. Il polpo, il mare e le remote origini della coscienza

Peter Godfrey-Smith

Traduttore: I. C. Blum
Editore: Adelphi
Collana: Animalia
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 23 ottobre 2018
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788845933158

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Scienze, geografia, ambiente - Biologia, scienze della vita - Zoologia e scienze degli animali - Comportamento degli animali

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Descrizione
Da un ramo dell'albero della vita assai distante dal nostro è nata una forma di intelligenza superiore, i cefalopodi – ossia calamari, seppie e soprattutto polpi

Protendo una mano e allungo un dito, ed ecco che lentamente un suo braccio si srotola e viene a toccarmi. Le ventose mi si attaccano alla pelle, la sua presa è di una forza sconcertante. Una volta attaccate le ventose, mi abbraccia il dito attirandomi delicatamente verso l’interno. Il braccio è zeppo di sensori, centinaia su ognuna delle ventose, che sono decine. Mentre attira a sé il mio dito, lo assaggia. Pieno com’è di neuroni, il braccio è un crogiolo di attività nervosa. Dietro di esso, per tutto il tempo, i grandi occhi rotondi continuano a fissarmi

Benché mammiferi e uccelli siano unanimemente considerati le creature più intelligenti, si va imponendo una diversa, sorprendente, evidenza: da un ramo dell'albero della vita assai distante dal nostro è nata una forma di intelligenza superiore, i cefalopodi – ossia calamari, seppie e soprattutto polpi. In cattività, i polpi sono in grado di distinguere l'uno dall'altro i loro guardiani, di compiere scorrerie notturne nelle vasche vicine per procurarsi del cibo, di spegnere le luci lanciando getti d'acqua sulle lampadine, di mettere in atto ardite evasioni. Com'è possibile che una creatura tanto dotata abbia seguito una linea evolutiva così radicalmente lontana dalla nostra| Il fatto è – ci rivela Peter Godfrey-Smith, indiscussa autorità in materia e appassionato osservatore sul campo – che i cefalopodi sono un'isola di complessità mentale nel mare degli invertebrati, un esperimento indipendente nell'evoluzione di grandi cervelli e comportamenti complessi. È probabile, insomma, che il contatto con i polpi sia quanto di più vicino all'incontro con un alieno intelligente ci possa mai capitare. Ma Godfrey-Smith tocca in questo libro un altro punto capitale: nel momento in cui siamo costretti ad attribuire un'attività mentale e una qualche forma di coscienza ad animali ben distanti da noi nell'albero della vita, dobbiamo anche ammettere di non avere certezze su che cosa sia la nostra coscienza di umani. E forse questa via è una delle migliori per arrivare a capirlo.

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Filosofia e polpi potrebbero sembrare due universi estremamente distanti. La prima si occupa di visioni del mondo, pensieri profondi e approcci alla realtà (...) della nostra specie. I secondi al massimo fanno bella figura sulle tavole galiziane, con le patate. Essere riuscito a unire due mondi così diversi è già un primo merito di Peter Godfrey-Smith (...).

Godfrey-Smith è un serissimo filosofo della scienza che ha pubblicato notevoli opere sulla filosofia della biologia, (...). Al di là della sua attività all’università, Godfrey-Smith è anche un ottimo subacqueo. Come praticamente tutti i subacquei prima di lui, è affascinato dal comportamento dei polpi. Un po’ perché, rispetto al resto della fauna subacquea e terrestre, i polpi sono decisamente alieni. La parentela tra molluschi (...) e cordati (che comprendono i vertebrati) risale a non meno di 6-500 milioni di anni fa, sul fondo degli oceani primordiali. Non solo: i polpi sono anche parenti molto stretti di animali non particolarmente noti per la brillantezza del loro comportamento, come chiocciole, mitili o patelle. Ciononostante, sono curiosi, imprevedibili, e ogni individuo è dotato di una personalità propria. Per questa ragione hanno attirato l’attenzione di studiosi e curiosi da tempo immemore; almeno da Aristotele, infatti, gli zoologi si sono accorti della peculiari proprietà di queste specie. Anche la scienza moderna si è occupata di polpi (...).

Dalle osservazioni in natura, spesso anedottiche (...) si è passati a esperimenti controllati in acquari. In cui i polpi hanno dimostrato capacità e complessità degne di vertebrati molto più noti, da mammiferi a uccelli. Aprono i barattoli, fuggono da trappole e contenitori ermetici, fanno scherzi e dimostrano simpatie e antipatie per i ricercatori. Sottoposti a farmaci e droghe simili a quelle del mondo umano, hanno dimostrato (...) che alcune strutture, neuromediatori e comportamenti sono comparabili a quanto accade nei vertebrati.  In tutta questa pletora di osservazioni curiose e contorti esperimenti, Godfrey-Smith fa sentire la sua voce di filosofo, e cerca di andare al fondo di uno dei più intrattabili problemi della filosofia e biologia moderna, quello della coscienza e della mente; proprietà che facciamo già fatica ad attribuire a specie a noi vicine, come scimpanzé o delfini. Figuriamoci ai polpi (...). Godfrey-Smith è tutt’altro che timido sull’argomento. E fa notare, sulle orme di uno dei fondatori della psicologia, William James, che per spiegare la nascita della mente e della coscienza dovremmo usare la stessa logica evoluzionistica che utilizziamo per la biologia più spicciola. Bene o male, dice, occhi, mani, apparati, cervelli umani nascono da strutture già presenti nella storia dell’evoluzione. Non si capisce perché la mente e la coscienza umana debbano uscire già formate, come Atena dal cranio di Giove.

Il risultato, secondo Godfrey-Smith, è che l’evoluzione stessa ha raggiunto il traguardo dell’intelligenza e della mente attraverso vie differenti: i cordati e i vertebrati terrestri hanno dato origine alle menti dei mammiferi (...), da un gruppo di invertebrati nacque la mente dei polpi, veri pinnacoli delle capacità cognitive tra gli animali subacquei. Perché no? (...).