Angeli minori - Antoine Volodine - copertina

Angeli minori

Antoine Volodine

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Traduttore: A. Crovetto
Editore: L'orma
Collana: Kreuzville
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 28 aprile 2016
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788898038831
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La civiltà è da tempo tramontata, e alcune vegliarde immortali guardano con occhi delusi il nipote Will Scheidmann: lo hanno creato con pezzi di stoffa e incantesimi, ma ne sono state tradite. Pronto a essere giustiziato dalle proprie nonne, Will le intrattiene come un novello Sheherazade con una particolarissima forma di racconti intessuti di storie e figure stranianti, allucinate: sono i narrat, "istantanee romanzesche" di sua invenzione, nelle quali tutte le trame di un'unica tela narrativa si incrociano, si sfilacciano, si riuniscono. L'umanità di cui narra è ormai quasi estinta, e solo sparute voci si levano da una terra ridotta a un ammasso post-apocalittico di tendopoli e rovine. Le strade sono, però, ancora vive di una piccola e folle masnada di musicisti, scrittori, vagabondi e sciamani, che pur nella disperazione non rinuncia alle speranze dell'amore e al piacere di un humor nero feroce e vitale.
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    alida airaghi

    22/05/2016 15:26:34

    "Angeli minori" è un testo di non facile lettura, molto giocato sull'impalpabilità delle atmosfere, sulla visionarietà, sull'inconsistenza dei personaggi, le cui vicende continuamente si sovrappongono, creando conflitti emozionali, rispolverando memorie universali, o proiettandosi in un futuro angosciosamente apocalittico. In effetti, i paesaggi descritti da Volodine sembrano essere stati stravolti e deturpati da una inconoscibile invasione aliena, o da una distruzione nucleare, o da una indefinita catastrofe bellica: animati da ectoplasmi umani, zombie vaganti, fantasmi che continuamente si dissolvono e si ricompongono, e disseminati di fabbriche in disuso, macerie, stazioni abbandonate, cimiteri. Nel deserto subsahariano come nella steppa russa, tra i ghiacci dell'Antartide e nelle pampas sudamericane, nella Parigi dei bistrot e nelle metropoli statunitensi, sotto un sole accecante o in una nebbia avvolgente vagano gli animali più strani e fioriscono vegetali esotici. Il tempo si misura sia in secondi che in ere cosmiche, visitato da figure angeliche "minori", cioè a dire imperfette, inquiete e allarmanti. Sono i personaggi ritratti in 49 "istantanee romanzesche", uomini e donne da nomi stravaganti, che narrano avventure senza trama, sospese tra cronaca e leggenda. Troviamo in questi racconti echi delle metamorfosi kafkiane e delle leggende yiddish, profezie bibliche e gli oceani di Melville, le invenzioni di Borges e le allucinazioni di Cormac McCarthy, le galassie di Philip K. Dick e gli orrori dei lager di Solzenicyn. Ma riformulati in uno stile originale, che sa addentrarsi nei dettagli più minuziosi come in metafore di un barocchismo immaginoso, sempre mantenendo però una sorta di indifferenza denotativa, che si vieta qualsiasi empatia con i protagonisti delle vicende narrate. Insomma, una scrittura che si nutre di se stessa e delle proprie allucinazioni, poeticamente tradotta da Albino Crovetto.

IN GIRO SI MURMURAT
Volodine, Ligotti, Lovecraft: tre letture assolutamente non da spiaggia   

Odiate l’estate? Lo spettacolo dei bagnanti vi suscita idee funeste? Se volete occupare la vostra sdraio nel modo meno spensierato possibile, proprio in questi giorni sono stati pubblicati in Italia due dei più tetri, visionari e disturbanti outsider della letteratura contemporanea: Antoine Volodine e Thomas Ligotti.
Volodine è il più noto tra i molti pseudonimi di uno dei più originali e apprezzati scrittori francesi viventi. Di lui non si sa molto, e alcuni lo considerano una specie di fou littéraire. All’inizio della sua carriera, negli anni 80, venne preso per fantascientifico ma Volodine guardava più a Lautréamont che a Asimov, e per chiarirlo ha elaborato non solo un proprio astruso mondo immaginario ribadito di libro in libro, ma anche uno specifico genere da lui battezzato post-esotismo.

“Angeli minori(L’orma editore, con ottima traduzione di Albino Crovetto) è forse il suo libro più noto ed esemplare: una raccolta di bizzarre figure monologanti, collocate in un universo postumano attraversato da riferimenti novecenteschi (una rivoluzione comunista,campi” non meglio precisati, élites capitaliste). I personaggi hanno nomi strani come Witold Yanschog o Alia Araokane, e raccontano storie secondo originali format orali chiamati “narrat”, “romånce”,“murmurat”.
Vivono soprattutto in Asia centrale ma a volte sembrano parlarci da una specie di oltremondo, alcuni di loro sono pluricentenari e capita si scambino la parola lasciando il lettore in uno stato di deplorevole confusione circa l’uso dei pronomi personali. Nel mondo apocalittico e catastrofico in cui vivono, gli “uomini” di Volodine stanno sparendo perché hanno smesso di riprodursi e quando lo fanno devono seguire insoliti protocolli non coitali.

Proprio su una decisa opzione “antinatalista” si basa il saggio di Ligotti intitolato “La cospirazione contro la razza umana” (trad. di Luca Fusari). Validissimo scrittore americano di racconti dell’orrore, molto amato tra i cultori del genere e diventato pop dopo avere ispirato “True detective”, Ligotti è anche un pensatore micidiale. Il Saggiatore ha pubblicato dei racconti e questo saggio filosofico tutt’altro che “tecnico”, godibilissimo per chiunque sia disposto a digerire una caterva di pessimismo programmatico tale che molti degli autori qui citati, da Schopenhauer a Michelstaedter, potrebbero passare per buonisti. La cospirazione del titolo è quella che perpetua la riproduzione umana con la scusa che “la vita va bene”.
Mettere in discussione questo assunto è l’obiettivo di un pensiero che si muove con scioltezza tra i grandi classici ma non teme incursioni nelle recenti frontiere della neuroscienza e della filosofia della mente. Con una scrittura gustosamente letteraria, non priva - grazie al cielo - di vette di umor nero, vengono smascherati i fondamentali tabù del pensiero, quei “truismi fuorilegge” tipo che la vita è insensata, la coscienza un errore cosmico e tutta la nostra cultura un edificio creato apposta per non farci pensare a cose simili.

Lovecraft è uno dei numi tutelari di Ligotti, e sembra giusto chiudere questa breve rassegna con un suo capolavoro, “Le montagne della follia”, ora ripubblicato con accurata puntualità sempre dal Saggiatore nella bella traduzione e curatela di Andrea Mostarbilini. Tra un tuffo e l’altro, il pessimistico bagnante potrà immergersi nel gelo empio di orrori protoplasmatici e nell’antico regno antartico dove ebbero inizio, secondo il solitario di Providence, i primordi della vita umana, inseguendo le tracce di un altro immenso e visionario romanzo polare, il “Gordon Pym" di Poe.

Recensione di Carlo Mazza Galanti

  • Antoine Volodine Cover

    Nato in Francia (Chalon-en-Saône) nel 1950, Antoine Volodine è uno scrittore che sfugge a ogni classificazione. Dopo un’attiva partecipazione al movimento del ’68, denunciando da allora le derive della «barbarie planetaria», si è dedicato a studi di lingua e letteratura russa. Con il romanzo Biografia comparata di Jorian Murgrave (Biographie comparée de Jorian Murgrave, 1985, nt) ha esordito nel genere della fantascienza, rivisitato con pratiche di sconfinamento linguistico e tematico in direzione dei grandi classici della sua formazione, da Lautréamont a Beckett, da Dostoevskij ai formalisti russi degli anni ’20, alla narrativa latinoamericana degli anni ’70. Nelle sue opere successive (Alto solo, 1991, nt; I nostri... Approfondisci
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