L' animale femmina

Emanuela Canepa

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 30 aprile 2018
Pagine: 260 p., Brossura
  • EAN: 9788806237349
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Descrizione
Vincitrice del Premio Fondazione Megamark 2018

Vincitrice del Premio Calvino 2017

Emanuela Canepa mette a nudo non solo le contraddizioni delle donne, ma anche la fragilità degli uomini. E scrive un'educazione sentimentale in cui le dinamiche di potere si ribaltano, rivelando quanto siamo inermi, tutti, di fronte a chi amiamo.


«Per molto tempo non ho avuto il coraggio di farlo. Poi mi sono detta che dovevo tentare, e alla fine ci sono riuscita. Perché sapevo che là dentro sarei morta. E io invece volevo vivere»

Rosita è scappata dal suo malinconico paese, e dal controllo asfittico della madre, per andare a studiare a Padova. Sono passati sette anni e non ha concluso molto. Il lavoro al supermercato che le serve per mantenersi l'ha penalizzata con gli esami e l'unico uomo che frequenta, al ritmo di un incontro al mese, è sposato. Ma lei è abituata a non pretendere nulla. La vigilia di Natale conosce per caso un anziano avvocato, Ludovico Lepore. Austero, elegante, enigmatico, Lepore non nasconde una certa ruvidezza, eppure si interessa a lei. La assume come segretaria part time perché possa avere piú soldi e tempo per l'università. In ufficio, però, comincia a tormentarla con discorsi misogini, esercitando su di lei una manipolazione sottile. Rosita la subisce per necessità, o almeno crede. Non sa quanto quel rapporto la stia trasformando. Non sa che è proprio dentro una gabbia che, paradossalmente, si impara a essere liberi.

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Recensioni dei clienti

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    Engie

    23/09/2018 17:33:13

    Una storia particolare, di sopraffazione lenta e calcolata da parte di un uomo pieno di rimpianti verso una ragazza insicura e poco convinta dei propri talenti. La scrittura asciutta aiuta a entrare nella storia. Il finale mi è piaciuto molto, chiude il sipario con una punta di amarezza e una di redenzione.

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    cristina

    20/09/2018 19:50:10

    Scritto in maniera impeccabile,la trama è scorrevole e coinvolgente.Davvero consigliato

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    Donatella

    24/07/2018 15:56:20

    Stile limpido e perfettamente adeguato a ogni momento narrativo ( descrizione, narrazione, dialoghi, introspezione, suspence ); la vicenda è interessante, proprio nella figura della protagonista che affronta un percorso di maturazione personale e di autodeterminazione. Stucchevole la figura dell'avvocato misogino per i suoi trascorsi personali; patetica la storia della statuetta.

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    gianni

    03/07/2018 11:18:29

    libro interessante e piacevole da leggere. Ti porta a riflettere sulla psicologia maschile e femminile. Da leggere

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    simone

    25/06/2018 14:52:53

    Un bel libro che consiglio vivamente, per la trama non scontata, i personaggi mai banali, l'analisi psicologica chirurgica, ma soprattutto per la magnifica scrittura.

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    Liza

    20/06/2018 07:28:58

    Molto bello. Avvincente. Scrittura cristallina.

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    Gabriella

    16/06/2018 14:31:00

    animale femmina" - Emanuela Canepa L' animale femmina è Rosita Mule, studentessa fuori sede e fuori corso, Rosita fa la cassiera in un supermercato e ogni tanto cerca di sostenere qualche esame alla Facoltà di Medicina ma senza grandi risultati. È timida e minuta per niente appariscente. Ha deciso di lasciare il suo paesino nel meridione e di trasferirsi a Padova per studiare con sacrifici ed un lavoro sottopagato pur di liberarsi da una madre opprimente e soffocante e da un futuro già scritto e per niente appagante. Rosita non si trucca, non si veste in maniera particolare, vive una vita anonima fatta di poche speranze e di pochi slanci vitali. Si accontenta di tutto, di condividere una casa con altre ragazze, di un lavoro precario, di un amore fasullo quello con Maurizio, sposato e privo di affetto nei suoi confronti che entra ed esce senza un futuro dalla vita della ragazza che vive solo delle briciole del suo tempo. Un giorno però la vita della studentessa ha una svolta improvvisa. Il ritrovamento per caso di un portafoglio rubato le fa conoscere l avvocato Ludovico Lepore, settantacinquenne benestante, uomo ombroso e misterioso che offre a Rosita un lavoro da segretaria presso il suo studio vedendo in lei delle potenzialità. Da quel momento la vita della ragazza cambierà in modo inaspettato. Ma chi è veramente Lepore e cosa vuole da lei? Gran parte della critica ha ritenuto questo romanzo una sorta di "riscatto della femmina nei confronti dell' uomo" ovvero in quelli di Lepore che appare da subito un feroce misogino nei confronti della ragazza. Basti pensare ad una frase che le rivolge: "Sai perché non sono ancora in pensione? Perche mi diverto moltissimo. Le femmine sono animali interessanti" Immediatamente in effetti la lettura più veloce è questa, Rosita è schiacciata dalle angherie verbali dell avvocato che in un gioco "gatto - topo" la deride e la provoca gustando i suoi imbarazzi e i suoi silenzi. Ma cosa vuole Lepore veramente?

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    Marco

    31/05/2018 12:32:29

    Finito. Divorato. Assimilato. Amato. L'Animale Femmina è uno di quei libri destinati ad accompagnarti per molto tempo, anche dopo averlo letto. Un po'come l'efeso tra Guido e Ludovico. Quello che più colpisce è come Emanuela Canepa riesca in così poche pagine a toccare tanti nervi scoperti, a dare così tanti spunti di riflessione. Come ho detto in altri post, il tema centrale è la misoginia. Solo che qui l'argomento viene sviscerato da diversi punti di vista e lo si fa senza fare sconti a nessuno, uomini o donne che siano. Emanuela non assolve nessuno. Qui sono tutti colpevoli. Ed è forse questo che mi è piaciuto di più nell'Animale Femmina: questo suo voler affrontare un tema così delicato prendendo dentro tutti i luoghi comuni e tutti i retaggi culturali di un paese che si ostina a non voler ammettere di avere un problema. Perché in Italia il problema c'è eccome, difficile per carità affrontarlo con un post su Facebook, ma in questo paese c'è una sottocultura che vuole la donna come oggetto sessuale, la vuole come proprietà dell'uomo, la vuole come madre che perde la sua identità di donna e diventa Mater ovvero materia indefinita ma sempre perfetta a cui non è concesso mai di sbagliare. La vede come un qualcosa cui si può mancare di rispetto, cui si può rivolgere qualsiasi tipo di commento o sguardo volgare e bavoso. In questo però gioca un ruolo decisivo la donna stessa, che per prima perpetra questa cultura, che come madre alleva dei maschi cui tutto è dovuto e che dovranno essere serviti e riveriti dalle future mogli, che altro non fanno che assumere il ruolo di supplenti o madri surrogate. La responsabilità è anche della donna che si presta al gioco, che usa il sesso come strumento per arrivare al successo o a una posizione sociale consona, che ha una visione utilitaristica in cui non conta il piacere fine a sé stesso bensì esso è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo. Nel romanzo c'è tutto questo e oltre. Scritto in modo scorrevole e impeccabile.

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    fabio zanchi

    16/05/2018 10:47:50

    Libro ben scritto con sapiente attenzione ai dettagli e soprattutto ai personaggi. L'ho letto in un sol colpo come non mi capitava da anni. Consigliatissimo

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    Simona Rastelli

    16/05/2018 09:15:27

    Molto ben scritto, trama avvincente , l ' ho divorato. Ve lo consiglio assolutamente

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    Federica

    15/05/2018 15:02:26

    Mi sono lasciata agganciare dal titolo e dall'enfasi della quarta di copertina, ma ho presto perso interesse nella storia: nonostante non sia scritta male, l'ho trovata un po' vuota, molto fumo e poca sostanza, un climax che pare crescere per spegnersi poi lentamente senza mai deflagrare. Molto appesa per i capelli e poco verosimile, poi, la parte sul passato dell'avvocato, che mi è sembrata uno spiegone appiccicato ad arte per riempire un buco di trama. Insomma, in my humble opinion, molto rumore per nulla.

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Medievalista, ma anche laureata in Psicologia, bibliotecaria, ma soprattutto scrittrice di razza. Ha esordito non giovanissima Emanuela Canepa, ma la lunga attesa e il tempo in cui ha lavorato al suo romanzo di debutto, hanno consegnato un’opera matura, di finissima psicologia, di congegnata struttura, che autori ben più consumati non trovano nemmeno in stadi avanzati della carriera. L’ineluttabile percorso di vittima che la vita sembra aver assegnato all’antieroina di Canepa, Rosita Mulé, scorre inesorabile: fa i conti prima con la madre, poi con l’addio alla propria terra, con un percorso di studi che prosegue a rilento, con un lavoro insoddisfacente e malpagato, uno scorrere di giorni senza picchi. L’esistenza, però, svela Rosita, che narra in prima persona, per quel che è: non un essere passivo, ma che sa anche digrignare i denti e dar vita a una rivoluzione personale. Ecco cosa c’è in uno dei romanzi più sorprendenti dell’ultima stagione letteraria, approdato all’officina romana di Einaudi, Stile Libero, affidato alle cura di Rosella Postorino, nelle vesti di editor, e arrivato in libreria come L’animale femmina (260 pagine, 17,50 euro).

Ne L’animale femmina Canepa è riuscita a intrecciare con equilibrio, senza rinunciare al”una o all’altra, l’interiorità psicologica di un personaggio, Rosita, e un’architettura in cui inserirlo, dal passato al presente. Rosita non intende immergersi nell’archetipo di ragazza di provincia del sud a cui, per lei, aspira la madre. Cerca la vita altrove. Finisce studentessa universitaria fuori corso e cassiera a Padova (la città dove Canepa, romana, vive), a fare i conti probabilmente con un amore sbagliato. Poi l’incontro – galeotta la restituzione di un portafoglio – con un misantropo e misogino, come l’avvocato divorzista Lepore, che ha circa una settantina d’anni, la espone a un legame di dipendenza (accetta di diventarne la segretaria, per evidenti difficoltà economiche, lascia il supermercato, pensa di poter riprendere a dare qualche esame all’università) e a un ruolo subalterno, tanto da subirne quotidianamente le frustrazioni e da essere colpita nei punti deboli, spesso in modo subdolo. Sembrerebbe un confronto a senso unico, col personaggio perfido (di cui l’autrice fa bene a raccontare anche il passato in terza persona, con un flash-back che svela la sua disillusione e la sua generale avversione per le donne) che straripa, il duello però finisce per avere un andamento sorprendente, di fatto Rosita evolve e inizia a parare i colpi, la dialettica psicologica è tutto fuorché scontata ed è dispiegata in modo magistrale (fino all’episodio di una statuetta votiva etrusca, antico pegno d’amore, da recuperare…).

Da manipolazione, assedio e vessazioni mentali nasce una ribellione silenziosa, una rivalsa capace di sovvertire i ruoli e far vacillare il carnefice. L’avvocato provoca, pensando di aver di fronte un essere prevedibile. Si sbaglia. È in questo snodo che sta l’abilità di Canepa, che tiene alta la tensione, cuce assieme particolari e sfumature, costruisce una storia che può sembrare una collezione di fallimenti, per la sua Rosita, ma che finisce per essere un susseguirsi di potenziali piccole rivoluzioni, e basta afferrarne una davvero, per cambiare tutto. Il coraggio per lasciare la provincia campana non resta isolato. la sconfitta che sembra insita nell’anima di Rosita può evaporare e forse è il suo “nemico” a regalargli questa grande opportunità. L’animale femmina tocca vette, è un romanzo difficile da dimenticare.

Recensione di Micol Treves


Con la sua narrazione semplice, senza artifici, ma allo stesso tempo ricca e fresca, Emanuela Canepa colpisce al cuore il lettore fin dalle prime pagine; e riesce a farlo grazie anche alla figura della protagonista, Rosita Mulè, una giovane donna che, temendo di rimanere incastrata in un ruolo che non le appartiene, decide di andare il più lontano possibile dalla madre e da quel suo paesino del sud Italia che per lei rappresenta una prigione. Ma i sogni devono far sempre i conti con la realtà, così dopo pochi anni la ragazza si ritrova ad essere una studentessa di medicina a tempo perso e cassiera precaria a tempo pieno, almeno fino al fortuito incontro con l’indecifrabile avvocato Ludovico Lepore.

Rosita, complessa, fragile, ma soprattutto umana, così come tutti i personaggi che animano la storia, dà vita ad un romanzo che si potrebbe definire come un’indagine psicologica della mente umana e dell’animo femminile, e non solo.

Attraverso quell’insidioso gioco che si istaurerà tra la ragazza e Lepore e a quella sottile manipolazione che l’avvocato attuerà nei confronti della giovane donna, l’autrice cercherà di andare in fondo all’animo di quell’uomo cinico e rude, facendoci scoprire un volto diverso.

Il principale merito di Emanuela Canepa è quello di saper descrivere la quotidianità femminile senza inutili abbellimenti, facendo risaltare le fragilità e le contraddizioni di una Rosita ancora alla scoperta di se stessa, che inizierà un lento e inconsapevole cambiamento, fino a toccare il fondo.

Un romanzo che sa coinvolgere ed è in grado di regalare molti spunti di riflessione.

Recensione di Annalaura Barreca