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Archeologia e pittura a Roma tra Quattrocento e Cinquecento

Vincenzo Farinella

Editore: Einaudi
Collana: Saggi
Anno edizione: 1992
Pagine: XIV-241 p., ill.
  • EAN: 9788806130008

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recensione di Baiocco, S., L'Indice 1993, n. 2

Il nome di Jacopo Ripanda è rimasto a lungo legato alle indicazioni che di lui già davano le fonti contemporanee: si tratta del pittore che ha compiuto il primo rilievo grafico completo della Colonna Traiana, e che ancora nel nostro secolo è per questo considerato essenzialmente uno "scervellato adoratore dell'antichità" (Fiocco), un "antiquario sfegatato che disegn• la Colonna Traiana sospeso in un cestone" (Longhi).
A partire dall'eco suscitata da queste sue prove sportive, il pittore bolognese ha conosciuto un'alterna fortuna critica, giocata soprattutto intorno ad una serie di disegni di soggetto antiquario e ad un importantissimo libro di disegni riproducenti l'intero fregio del monumento cui è particolarmente legata la sua fama. L'autore del saggio - forte della sua più che decennale attenzione a questi temi, spesso esplorati fianco a fianco con Giovanni Agosti e Salvatore Settis - padroneggia con sicurezza problemi culturali e attributivi che coinvolgono questi disegni insieme ad alcuni cicli di affreschi: quello con scene dalla storia di Roma (basate su Tito Livio) nel Palazzo dei Conservatori, le storie traianee dipinte nell'Episcopio di Ostia (in cui le scene della colonna coclide vengono utilizzate ad integrazione delle fonti narrative), oltre al perduto ciclo in Palazzo Santoro (ora Doria Pamphili). Ripanda, approntando le sue affollatissime scene tratte dalla storia antica, ha svolto un ruolo determinante negli anni cruciali che vedono convergere su Roma gli entusiasmi antiquari di artisti e letterati di varia provenienza, ed è divenuto, in una breve quanto intensa stagione, il campione di un nuovo modo di affrontare il patrimonio figurativo dell'antichità. Si direbbe infatti che l'attenzione filologica del bolognese, nel confronto diretto con le venerate reliquie del passato (dalla Colonna Traiana all'arco di Costantino, a sarcofagi e lapidi), si differenzi notevolmente dalla devozione appassionata di artisti come Mantegna - la cui cultura antiquaria appare piuttosto fondata su documenti di seconda mano, ed è comunque maturata ancor prima di visitare Roma -; ma è a sua volta destinata a cedere presto il passo alle novità di Raffaello e Michelangelo, di fronte ai quali i limitati mezzi espressivi di Jacopo si troveranno definitivamente fuori gioco.
Non a caso anche in campo letterario, nell'ambito di quegli stessi circoli in cui si allestivano spettacoli e apparati all'antica, e dai quali provengono i committenti di Ripanda, si assiste presto ad un successivo mutamento ideologico, che tende a sostituire all'archeologia "pagana" dell'accademia di Pomponio Leto un differente "umanesimo cristiano", a testimonianza di una nuova atmosfera, che è poi quella che si respira nelle pagine del "Cortegiano".
Attraverso la figura di un pittore presto sconfitto, Farinella tratteggia con acume un momento cruciale della storia della cultura italiana, in cui il tema del recupero dell'antico si configura come una chiave per comprendere fenomeni più vasti e variamente articolati. La lettura di questo bellissimo saggio, le cui note sono così ricche di riferimenti e di documentazione, verrebbe agevolata dalla presenza di una bibliografia finale.