Gli archetipi dell'inconscio collettivo

Carl Gustav Jung

Anno edizione: 1977
In commercio dal: 1 dicembre 1977
Pagine: 92 p.
  • EAN: 9788833902302

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    Diego PIgnatelli

    21/02/2018 16:26:35

    Nell'acqua vi troviamo la dimensione del simpatico e tutto ciò che scende in profondità: il mero "arcanus thesaurus" che bisogna portare in emersione da quelle zone crepuscolari che sono appena state conquistate dal Sè nei territori dell'ignoto. Stiamo parlando in questo caso dell'inconscio e di tutto ciò che questo comporta: dall'attivazione archetipica al numinosum, alla costellazione di contenuti inconsci che attraggono come un magnete la pesca secolare che C. G. Jung porta nel breve scorcio di questo saggio all'interno di un autentica emersione del tesoro immerso nei fondali e che solo quella nobile arte del pescatore può liberare: l'anima sepolta negli abissi della religione e del mito secolarizzato e che più antica e misteriosa della rigogliosa ricerca del Gral. Jung delinea un "sulcus primigenius" e foriero di un incubazione creativa e psichica per questo vero e proprio "temenos" (mandala o recinto sacro) fonda gli elementi sul concetto moderno di Inconscio Collettivo, dalle reprèsentations collective di Lèvy-Bruhl, alla psicologia dei primitivi all'antico concetto flogistico di "mana",l'en vital o pneuma, da qui le premesse per l'anima inconscia che lo psicologo svizzero indagherà con abnegazione etica e filosofica lungo una trattazione in gran parte promotrice di una visione pagana ed ellenistica all'approccio propriamente classico di un indagine storico-religiosa in parte promotrice di quella sete per la classicità che Jung sembrava estrapolare dalla scottante questione tra coscienza secolarizzata e inconscio o se vogliamo tra uno scontro e conflitto e massima tensione tra dominante generale e dimensione mitica.

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    Francesco

    11/01/2007 16:06:55

    L’archetipo rappresenta una chiave di lettura per una gran quantità di fenomeni inconsci. Anzi, come arriva ad ipotizzare Jung stesso, l’archetipo è l’immagine inconscia degli istinti e, come tale, aspetto fondamentale della sua psiche. Da queste premesse, il breve scritto ricostruisce l’esperienza mistica, dall’uomo primitivo alla religiosità moderna, passando per l’iconoclastia luterana (si pensi all’assurdo contrasto tra consustanziazione e transustanziazione!) e per l’avvento del nazismo (con il ritorno dell’“uomo arcaico”). In conclusione Jung ritiene che l’uomo vive un processo di evoluzione psicologica (sembra addirittura anticipare le tesi di Julian Jaynes) in virtù del quale, liberandoci di dogmi e simboli invecchiati, approderemo a stati di coscienza superiori.

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    L'opera di Jung si presenta come un complesso intreccio di esperienze analitiche concrete e di una cultura profonda ed estesissima. Per Jung l'osservazione dei meccanismi psichici individuali consente di analizzare i segreti della creazione artistica o la dinamica dei fenomeni storici; d'altronde, per orientarsi nel labirinto degli accadimenti individuali occorre studiare i fenomeni e i comportamenti collettivi. I testi raccolti in questo primo tomo del nono volume sono stati pubblicati tra il 1934 e il 5955, e appartengono dunque alla piena maturità del loro autore. E noto come i concetti di «archetipo» e di «inconscio collettivo» occupino un posto centrale nella riflessione di Jung, che ha esercitato su di essi un continuo sforzo di approfondimento, anche per rispondere a incomprensioni e fraintendimenti. Associando come sempre l'esperienza clinica alle ricerche scientifiche e umanistiche, Jung opera qui un vero rovesciamento della dimensione psichica, vista non più come l'appendice personale dell'organizzazione biologica, ma come l'aspetto significante degli istinti, la possibilità di rappresentarne il dinamismo.

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