La definizione “anni di piombo” indica in Italia il lungo arco che dalla fine degli anni ’60 si estende all’inizio degli anni ’80, durante il quale la dialettica politica si fece estremamente violenta e la lotta armata entrò nella scena pubblica. Il contesto vede la combinazione di vasti movimenti sociali e culturali – come il ’68 e l’"autunno caldo" – con l’emergere di gruppi eversivi, attentati di massa, stragi e un costante timore della destabilizzazione dello Stato. Alcuni saggi mettono al centro l’analisi delle origini del conflitto: le mobilitazioni operaie e giovanili, la crisi del sistema politico, l’escalation della violenza nelle manifestazioni di piazza; altri si concentrano sulle organizzazioni terroristiche – di estrema sinistra e di estrema destra – che scelsero la clandestinità come forma di intervento politico. Anche le strategie dello Stato, le leggi speciali e i rapporti tra servizi segreti, magistratura e forze dell’ordine sono ambiti centrali della riflessione.
In questo quadro, gli anni di piombo non sono solo un momento di violenza, ma un laboratorio di riflessione storico‑politica: la strage di Piazza Fontana (1969), il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro (1978), l’attentato alla stazione di Bologna (1980) sono momenti emblematici di una stagione che ha messo in crisi le certezze della democrazia italiana. Gli studi più avanzati esplorano la dimensione della memoria, la responsabilità politica e il rapporto fra società civile e istituzioni in una fase in cui il conflitto sociale divenne conflitto armato. L’interesse non è solo su cosa accadde, ma su come e perché accadde: quali condizioni permisero la violenza, come la società reagì, come lo Stato rispose, come il trauma collettivo fu elaborato.
Gli anni di piombo, dunque, non restano confinati al passato: sono un punto di osservazione privilegiato per interrogarsi sulle fragilità della democrazia, sul confine fra legalità e emergenza, sulla tensione fra partecipazione politica e violenza. Lo studio di quel periodo offre strumenti per comprendere la costruzione delle garanzie costituzionali, l’evoluzione delle forze dell’ordine, il ruolo dei media nella rappresentazione del conflitto e la trasformazione del tessuto sociale.