La nonviolenza comprende teorie e pratiche che rifiutano l’uso della violenza e sviluppano forme alternative di gestione del conflitto. Include tradizioni politico-sociali, filosofiche e di ambito relazionale e comunicativo.
I libri sulla nonviolenza affrontano un campo che comprende pensiero politico, movimenti sociali, educazione al conflitto e pratiche di comunicazione interpersonale. Alcuni titoli ricostruiscono la nonviolenza come metodo di azione collettiva, approfondendo Mahatma Gandhi, disobbedienza civile, resistenza e trasformazione dei conflitti. Una parte dei volumi studia organizzazione e strategie dei movimenti nonviolenti, comprese campagne, mobilitazioni e forme di protesta prive di violenza. Sono presenti saggi dedicati alla comunicazione nonviolenta, sviluppata dallo psicologo Marshall B. Rosenberg, con manuali centrati su osservazione, ascolto, sentimenti, bisogni e richieste. Altri studi esaminano l'educazione alla pace, mediazione e gestione costruttiva delle divergenze. Il percorso interessa a chi cerca sia una ricostruzione storica e politica della nonviolenza sia strumenti per comprenderne le applicazioni nelle relazioni, nei gruppi e nelle organizzazioni.
Filosofia politica, storia contemporanea, sociologia dei movimenti, pedagogia e studi sui conflitti costituiscono alcuni dei principali ambiti disciplinari di riferimento. La tradizione associata a Gandhi collega nonviolenza, satyagraha e resistenza all’ingiustizia, con un ruolo decisivo nella lotta per l’indipendenza dell’India. Il Giainismo è un'antica religione indiana centrata sul principio della nonviolenza che ispirò l'opera di Gandhi. Nel secondo Novecento, Martin Luther King Jr. adottò principi della resistenza nonviolenta nel movimento statunitense per i diritti civili. La nonviolenza politica non coincide con la semplice assenza di violenza. Comprende strategie di non-cooperazione, protesta, boicottaggio, disobbedienza civile e altre forme di attivismo.