Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 14 febbraio 2017
Pagine: 162 p., Rilegato
  • EAN: 9788806232108

35° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione
Vincitore Premio Campiello 2017
Vincitore Premio Napoli 2017. Sezione Narrativa.

Per raccontare gli strappi della vita occorrono parole scabre, schiette. Di quelle parole Donatella Di Pietrantonio conosce il raro incanto. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare con delicatezza una storia incandescente.

«Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza»

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L'Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell'altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all'altro perde tutto - una casa confortevole, le amiche piú care, l'affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l'Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    teresa

    04/12/2018 19:10:20

    Ho letto questo libro “avidamente”: non sono riuscita a staccarmene se non quando sono arrivata all'ultima riga, finché non ho avuto la risposta al perché che mi ha accompagnato nella lettura sin dalla prima pagina. La storia de “L'arminuta” è la ricerca di una verità che si stenta a comprendere e che ancora più difficilmente si riesce ad accettare. Il modo di scrivere dell'autrice è asciutto, incisivo, tagliente e riesce a far percepire tutto il dolore, la solitudine, il senso di colpa, la vergogna della protagonista. Una voce narrante di cui non sapremo mai il nome racconta la sua dolorosa storia, fatta di abbandoni e di ritorni, di dubbi e di sconcertanti verità.

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    Mila

    13/11/2018 10:55:32

    Cercavo un libro che mi emozionasse così da tempo ,è l'ho trovato, grazie a questo gioiello di Donatella Di Pietrantonio! Avvincente ,essenziale,"forte e gentile"!consigliatissimo❤

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    AntonellaM.

    24/10/2018 16:12:54

    ho letto questo romanzo alcuni mesi, per me era da 10, feci anche una recensione ma col passare dei mesi mi rendo conto che non mi ha lasciato nulla, non so se mi spiego...appena si finisce ti lascia una sensazione, poi nulla!

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    Chiara

    17/10/2018 10:50:42

    Romanzo di una bellezza e di una delicatezza disarmanti.

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    Stefy

    14/10/2018 08:32:14

    Tristissimo e profondo. Impossibile rimanere indifferenti a questo libro.

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    reghe70

    07/10/2018 08:45:42

    Bellissimo. Divorato!

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    alice

    06/10/2018 14:42:41

    Le parole che delineano atmosfere così reali e dense che si respirano.

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    Martina

    23/09/2018 19:30:35

    Bellissima storia. Da leggere.

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    Carla

    23/09/2018 14:09:43

    Sinceramente non griderei al capolavoro così in fretta. Ok, la storia è scritta bene ed è avvincente, ma manca qualcosa: è come bere un bicchiere d'acqua ed avere ancora sete. Restano impresse alcune scene, la condizione di disagio di due famiglie che, in maniera molto diversa fra loro, vivono un senso di maternità completamente distorto, che costringe una bambina nel delicato passaggio dall'infanzia all'adolescenza a subire un trauma non da poco. Lettura piacevole ed interessante ma, ribadisco, non un capolavoro.

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    Francesca Anais

    23/09/2018 12:19:07

    Una storia delicata e forte al tempo stesso. La resilienza di una bambina con una storia inattesa che riesce ad andare oltre le fragilità degli adulti; scrittura essenziale, senza patetismi.

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    Franco

    22/09/2018 20:59:45

    L'Arminuta - la ritornata, in abruzzese - ci fa ritornare in un mondo arcaico, di periferia geografica e non solo; si parla una lingua diversa in cui non si hanno parole che per gli oggetti concreti del vivere quotidiano. Forse è anche per questo che i sentimenti rimangono nascosti, se non del tutto inespressi. Ma le vicende, intricate come in un giallo, porteranno infine alla luce una umanità dolente e una ricchezza di vita insospettate.

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    Katia

    22/09/2018 14:17:44

    Devo essere sincera ma all'inizio questo libro non mi ha presa per nulla. L'ho anche abbandonato per qualche tempo, ma una volta ripreso pagina dopo pagina mi ha rapito sino alla fine. Profondo. Belli i personaggi anche se secondo me potevano essere approfonditi meglio e qc pagina in più meno arronzata soprattutto alla fine la Pietrantonio poteva scriverla.

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    Donatella

    22/09/2018 10:35:09

    La Di Pietrantonio è una delle più bravi scrittrici italiane in circolazione. Una vera rivelazione. E questo è il suo libro più riuscito. Una delle letture più belle degli ultimi 10 anni. Ma consiglio anche gli altri romanzi della stessa autrice!

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    Elvira Valzania

    21/09/2018 22:06:04

    Francamente mi aspettavo molto di più da un libro vincitore del campiello. Non solo la trama è a tratti inverosimili, fino a spingersi a punte da telenovelas, ma gli stessi personaggi sono quasi delle macchiette con reazioni incoerenti. Se c'è una cosa che funziona è l'abilità nell'alternare il dialetto all'italiano, ma di certo non basta per salvare il libro.

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    Adoro

    21/09/2018 21:04:50

    Questo libro è bellissimo in ogni suo punto. Riesce a cambiarti la giornata in meglio con poche parole.

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    Nicola

    21/09/2018 17:54:10

    Bellissimo Libro!! lo consiglio a tutti.. fantastico

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    Celeste

    21/09/2018 06:47:54

    Un libro emozionante, adatto a chi ha amato la Ferrante e la sua Amica Geniale. Scrittura scorrevole e piacevole, ma mai banale.

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    franco

    20/09/2018 19:00:42

    Premio Campiello 2017 e meritato secondo me. L'arminuta è la protagonista, l'"abbandonata" in cerca di ragioni. Forse non originalissimo il punto di vista femminile e lo stile della vicenda ma vale la pena leggerlo.

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    Ginevra

    20/09/2018 09:04:29

    Scritto molto bene, la storia di questa ragazzina fa tanto riflettere. Si riflette sulla maternità, sulla condizione delle famiglie, sui rapporti fra i genitori e figli e sulla fratellanza che, inaspettatamente, può nascere anche nelle condizioni più avverse. Lo stile è molto curato, la trama incalzante, che resta nella memoria e ti fa affezionare a queste ragazzine non proprio fortunate, ma alla loro voglia di cambiare, di ottenere qualcosa di diverso, costi quel che costi. Ottima lettura, davvero consigliata!

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    Silvia

    20/09/2018 07:59:54

    Libro preso a scatola chiusa, l'ho acquistato senza conoscere nè la trama nè l'autrice. Che dire? Bellissimo, mi ha totalmente conquistata!

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Le prime pagine del romanzo

A tredici anni non conoscevo piú l’altra mia madre.
Salivo a fatica le scale di casa sua con una valigia scomoda e una borsa piena di scarpe confuse. Sul pianerottolo mi ha accolto l’odore di fritto recente e un’attesa. La porta non voleva aprirsi, qualcuno dall’interno la scuoteva senza parole e armeggiava con la serratura. Ho guardato un ragno dimenarsi nel vuoto, appeso all’estremità del suo filo.
Dopo lo scatto metallico è comparsa una bambina con le trecce allentate, vecchie di qualche giorno. Era mia sorella, ma non l’avevo mai vista. Ha scostato l’anta per farmi entrare, tenendomi addosso gli occhi pungenti. Ci somigliavamo allora, piú che da adulte.

La donna che mi aveva concepita non si è alzata dalla sedia. Il bambino che teneva in braccio si mordeva il pollice da un lato della bocca, dove forse voleva spuntargli un dente. Tutti e due mi guardavano e lui ha interrotto il suo verso monotono. Non sapevo di avere un fratello cosí piccolo.
– Sei arrivata, – ha detto lei. – Posala, la roba.
Ho solo abbassato gli occhi sull’odore di scarpe che usciva dalla borsa se la muovevo appena. Dalla stanza in fondo, con la porta accostata, proveniva un russare teso e sonoro. Il bambino ha ripreso la lagna e si è rivolto verso il seno, colando saliva sui fiori sudati del cotone stinto.
– Tu non chiudi? – ha chiesto secca la madre alla ragazzina che era rimasta immobile.
– Non salgono quelli che l’hanno portata? – ha obiettato lei indicandomi con il mento a punta.
Lo zio, cosí dovevo imparare a chiamarlo, è entrato proprio allora, in affanno dopo le scale. Nella calura del pomeriggio estivo teneva con due dita la gruccia di un cappotto nuovo, della mia taglia.
– Tua moglie non è venuta? – gli ha domandato la mia prima madre alzando il tono per coprire il lamento che aumentava tra le sue braccia.
– Non si muove dal letto, – ha risposto con uno scarto della testa. – Ieri sono uscito io a comprare qualcosa, anche per l’inverno, – e le ha mostrato la targhetta con la marca del mio cappotto.
Mi sono spostata verso la finestra aperta e ho deposto i bagagli a terra. In lontananza un frastuono numeroso, come sassi scaricati da un camion.
La padrona di casa ha deciso di offrire il caffè all’ospite, cosí l’odore avrebbe pure svegliato il marito, ha detto. È passata dalla sala da pranzo spoglia alla cucina, dopo aver messo il bimbo a piangere nel box. Lui ha cercato di tirarsi su aggrappandosi alla rete, in corrispondenza di un buco riparato grossolanamente con un intreccio di spago. Quando mi sono avvicinata, ha urlato di piú, stizzito. La sorella di tutti i giorni l’ha tolto con uno sforzo da lí dentro e lo ha lasciato sulle mattonelle di graniglia. Si è mosso gattoni, verso le voci in cucina. Lo sguardo scuro di lei si è spostato dal fratello a me, restando basso. Ha arroventato la fibbia dorata delle scarpe nuove, è salito lungo le pieghe blu dell’abito, ancora rigide di fabbrica. Alle sue spalle un moscone volava a mezz’aria sbattendo di tanto in tanto contro il muro, in cerca di un vuoto per uscire.
– Pure ’sto vestito te l’ha pigliato quello là? – ha chiesto piano.
– Me l’ha preso ieri proprio per tornare qui.
– Ma chi ti è? – si è incuriosita.
– Uno zio alla lontana. Sono stata con lui e sua moglie fino a oggi.
– Allora la mamma tua qual è? – ha domandato scoraggiata.
– Ne ho due. Una è tua madre.
– Qualche volta ne parlava, di una sorella piú grande, ma io non ci credo tanto a essa.
Di colpo mi ha stretto la manica del vestito tra le dita avide.
– Questo tra poco non ti entra piú. L’anno che viene lo puoi passare a me, stai attenta che non me lo rovini.
Il padre è uscito scalzo dalla camera da letto, sbadigliando. Si è presentato a torso nudo. Mi ha vista, mentre seguiva l’aroma del caffè.
– Sei arrivata, – ha detto, come sua moglie.