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L' arte della gioia

Goliarda Sapienza

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2008
Pagine: 540 p., Rilegato
  • EAN: 9788806189464
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Libro straordinario, L'arte della gioia, nel senso etimologico del termine: fuori dell'ordinario. Libro di una vita. Sono praticamente impossibili i paragoni, impossibile, o quasi, indicare ascendenze letterarie e legami. Si è ormai scritto tutto sull'autrice – le sue variegate vicende sentimentali, il suo celebre furto di gioielli, il periodo da lei vissuto a Rebibbia (vedi L'università di Rebibbia, l'unico successo commerciale di Sapienza, pubblicato da Feltrinelli nel 1983) – e molto su questo romanzo (peraltro ancora troppo poco noto), che cercò vanamente di emergere tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta, tra il crepuscolo del bestseller blasonato e gli incunaboli del genere "giovane autore". Si sa ormai tutto delle vicende editoriali che esso ha subito, dei rifiuti che ha suscitato in Italia per essere poi esaltato in Francia e finalmente essere pubblicato da Einaudi nel 2008, dopo le prime uscite quasi samizdat di Stampa Alternativa.
La prima del '94 comprendeva la sola parte iniziale, bisogna dire folgorante, perfetta (il resto, per quanto avvincente, risulta diseguale). Il nome dell'autrice suonava posticcio. Invece era autentico: Goliarda, così volle chiamare la figlia il padre Peppino Sapienza, un avvocato "del popolo" catanese, un anarchico della vita, come inno alla gioia di vivere, quella gioia di vivere che sarà la regola di azione di Modesta, la protagonista dell'Arte della gioia. Of course, Goliarda non è Modesta, e Modesta non è Goliarda. Basti pensare all'ultima emozione vergata da Goliarda Sapienza a Gaeta poco prima di morire "La vita mi costringe a viverla (…) ho paura". Certo non può dirsi, questa, la cifra dell'esistenza di Modesta (l'orfana che diventa principessa, e qualcuno in proposito ha citato "Grand Hotel", il rotocalco d'antan carico di allori popolari). Ma le due vite sono embricate, come mostra con dovizia di particolari Giovanna Providenti nell'inedito "La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza" (segnalato all'ultimo Premio Calvino).
Saga familiare, qualcuno ha definito il romanzo, e certamente questo aspetto c'è, una saga familiare (e siciliana), che attraversa la prima metà del Novecento, in cui tutta la forza irradia da Modesta. Il suo è un eros irrefrenabile (anche incestuoso), guidato unicamente dalla legge del desiderio, capace di creare legami elettivi. Certamente dirompente, il libro si apre con una bambina che si masturba, scoprendo la propria corporeità, e si chiude con una donna ormai matura che si abbandona al piacere del cunnilinguus. Ma tutto ciò senza ombra di morbosità. È il linguaggio del corpo che diventa linguaggio narrativo. Testo quanto mai eversivo, e in questo senso ideologico – e "scrittrice ideologica" Goliarda Sapienza amava definirsi: l'eversione non tocca solo l'eros, ma l'etica e la politica.
Anche l'assassinio diventa praticabile quando diventa il mezzo per eliminare un ostacolo alla felicità o il mezzo per realizzare una giustizia equitativa, per ristabilire un equilibrio (il libro, sarà un caso, è stato scritto tra il 1967 e il 1976). La remissività è aborrita. La politica intesa come sacrificio dell'oggi nei confronti di un futuro radioso (il sol dell'avvenire) è ugualmente aborrita. E qui, anche con delicatezza, Sapienza aggredisce una concezione dell'impegno che era stata anche di sua madre, Maria Giudice, socialista e femminista ante litteram, prima segretaria donna di una Camera del lavoro. Nel romanzo è Carlo Civardi (nome reale del primo marito della madre) il portatore di una simile ideologia del dovere e dell'altruismo (non a caso, personaggio poco riuscito). La critica ai socialismi reali, ai partiti comunisti reali è radicale. E questa è, probabilmente, una non ultima ragione del rigetto universale del romanzo negli anni settanta-ottanta. C'è come una consonanza sotterranea tra il "romanzone" di Modesta e le filosofie che andavano elaborandosi allora soprattutto in Francia dai vari Deleuze e poi dai Serres, in un certo modo sbrigativamente sintetizzate dal grido sessantottino "vogliamo tutto". Modesta/Goliarda rifiuta l'"orientamento", rifiuta di essere destra, vuole essere anche mancina, vuole essere A e il suo contrario, non è aristotelica, vuole essere uomo e donna, vuole essere una macchina desiderante mirata alla gioia.
L'imperio della soggettività domina il libro, il destino è un atto della volontà. La felicità è un atto della volontà: è un diritto, ma anche un dovere. Si respira un'aria stendhaliana (ma anche una favolosa aria morantiana, all'Isola di Arturo): la stessa a-moralità, la stessa dirittura verso lo scopo, la stessa velocità, aspetti che poi hanno risvolti nella struttura narrativa, nel giro della frase. E per l'analisi di questi tratti formali rinvio alla puntuale postfazione di Domenico Scarpa all'edizione einaudiana. Tutto, o gran parte, è comunque risolto narrativamente innervandosi attraverso una raffica di personaggi, soprattutto nella prima impeccabile parte. Lettori, ancora uno sforzo! sembra volerci dire Goliarda Sapienza dalla sua Bastiglia.
Mario Marchetti

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Tinama

    18/01/2016 18.30.57

    Che bella sorpresa questo libro! E la sua autrice! C' è un' attrazione fatale per la protagonista pur non condividendone scelte e comportamenti. Si respira aria di libertà e di godimento senza condizionamenti mentali e culturali, pur tra le traversie della vita. E' una storia che ti contagia nonostante vada contro corrente o... forse proprio per quello. Non dimenticando che si sviluppa a partire dal 1900, anno in cui nasce Modesta. Modesta e Carmelo, due protagonisti, due libertà personificate. Una forza positiva fa loro strada sempre. Non c'è spazio per autocommiserazioni. Libertà sessuale e non solo caratterizza la protagonista. Difficoltà, miseria, dolore, problemi per Modesta diventano risorse. E' la sua vitalità, nel bene e nel male che compie, che appassiona chi legge. Una donna dalle mille sfaccettature che vive sentimenti contrastanti e forti all'unisono: odio e amore, durezza e tenerezza, passione e freddezza, scaltrezza e generosità..Persino il suo stesso nome, Modesta, sembra contraddire la sua personalità. L'autrice è viva anche nel linguaggio: si partecipa al racconto e i dialoghi si ascoltano non si leggono. Condivido in toto il commento di Catherine David. "Tutto è straordinario in questo libro a cominciare dal titolo, L'arte della gioia, che si direbbe più adatto per un saggio filosofico. Invece si tratta proprio di un romanzo, un romanzo vero, che vi trascina e vi scombussola, un romanzo pieno di febbre e d'intelligenza, concreto al massimo, visivo al massimo, erotico e famigliare, psicologico e politico, radicato in un'isola popolata di mandorli selvatici e di vendette. Un romanzo che ci presenta lo sguardo di una donna eccezionale sulla nostra vita, i nostri pregiudizi, la nostra attualità. Più che un romanzo, L'arte della gioia è una saga, con le grazie e le furie che appartengono a questo genere rinnovabile all'infinito, e con la vertigine che deriva dal trascorrere accelerato delle generazioni".

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    Cristiana

    06/05/2015 15.12.17

    Di scandaloso in questo libro c'è solo il fatto che sia stato pubblicato. Un ridicolo romanzo d'appendice, un catalogo di luoghi comuni, una sorta di "Liala" con spruzzate di eros.

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    Alfie

    22/02/2015 23.02.04

    Pretenzioso parlare di letteratura di fronte ad un velleitario feullleiton , pure noioso

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    barbara

    01/09/2014 19.44.31

    Ho impiegato molto tempo a leggerlo, non è decisamente una lettura scorrevole nè per la trama nè per la scrittura ma se Dio vuole ho trovato qualcosa di dignitoso! A volte la storia si ferma e altre prende la rincorsa, soprattutto nell'ultima parte...a tratti la scrittura risulta pomposa ma appena terminato ho comprato un altro libro in voga al momento e con ottime recensioni: la lettura precedente lo penalizza decisamente!Dopo aver terminato L'arte della gioia secondo me è difficile trovare qualcosa di così corposo....

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    Fulvia D'Ambrosi

    08/08/2012 11.26.05

    Sono arrivata a metà del libro e dovrei attendere di leggerlo per intero prima di lasciare un commento. Il mio quindi sarà un commento imparziale ma è dettato dall'entusiasmo che mi ha letteralmente travolta nella lettura di "L'Arte della Gioia". Modesta, la protagonista del romanzo, è una Donna con la D maiuscola, femmina, madre senza alcuna esasperazione e con quella parte maschile necessaria a governare e tenere sotto controllo l'emotività. In alcuni commenti Modesta è stata giudicata arrivista e opportunista ma la stessa autrice nel raccontarla è concorde che MOdesta si sposa per convenienza. "Solo per bisogno ci si sposa" è una verità ma è una verità se presa nel contesto vissuto dal soggetto del romanzo. La lettura è agevole, elegante ancor di più nei dialoghi ove è presente l'intercalare siciliano affatto forzato.

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    GraceT

    15/06/2012 13.57.03

    E io che pensavo si trattasse di un'autrice misconosciuta! Dell'esistenza di Sapienza Goliarda personalmente ne sono venuta a conoscienza solo recentemente. Di lei ho letto solo questo libro e mi ha lasciata alquanto perplessa. Perplessa perchè in verità questo libro l'ho amato davvero, nonostante la complessità della trama, dei mille personaggi che tosto o tardi si intrecciano ma che talvolta non aiutano a seguire la storia. Come si fa a non innamorarsi di un personaggio complesso come Modesta, che sembra avere il destino segnato sin dall'infanzia ma che combatte per una vita intera? Poi però in certi passaggi si fatica a proseguire: il ritmo prima travolgente della narrazione incespica quasi fino a fermarsi, guastandolo. Mi è parsa un'opera d'arte che per pochi dettagli non è riuscita ad arrivare ai massimi livelli. Dovrò leggere qualcos'altro di suo per farmene un'idea più obbiettiva.

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    farfallina

    08/02/2012 15.03.33

    non so, forse non ero pronta per una simile lettura, ma il libro mi ha un pò deluso, l'ho trovato confuso e noioso. La scrittura , con quei verbi alla fine delle frasi , terribile! va beh che in Sicilia si tende a parlare così , ma a me sembrava di sentir parlare lo Jedi di *guerre stellari*!! Mi è piaciuto però il personaggio di Modesta, persona libera ed anticonformista , vissuta in un periodo tragico per noi donne, quando anche solo nuotare o fumare una pipa voleva dire essere emancipata e libera da ogni schiavitù! Mi è piaciuto anche il suo modo di concedersi all'amore sensa distinzione di sesso, remore ed inibizioni: forse in questo consisteva l'arte della sua gioia? Se il romanzo fosse stato scritto con uno stile più moderno forse sarebbe risultato perfetto e l'avrei apprezzato di più! Non sono riuscita comunque a finirlo tutto...magari ci riproverò prossimamente...

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    fabien

    01/12/2011 10.46.34

    una assoluta scoperta di una autrice che,nella letteratura italiana,a mio avviso ha pochi eguali in quanto a qualità,eleganza,passione. Sicuramente da consigliare agli studenti delle scuole superiori. Incantevole ed ammirevole la storia di Modesta che,di pari passo,si unisce alla storia dell'Italia. Gran libro. fabien

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    mamma

    29/06/2010 08.53.14

    mi e' piaciuto? non lo so...certamente non ne sono entusiasta, ci sono pagine, fra le riflessioni della protagonista e in alcuni dialoghi, dove l'arte della scrittura e' veramente meritevole di lode,cosa non piu' molto frequente nei romanzi moderni,ma ci sono brani noiosi,''stirati'' .Al centro della storia una donna nata povera ma arrivista diremmo oggi, con le sue idee politiche, con la sua cultura,formatesi con lo studio di una autodidatta,dispensa gioia agli altri oppure la vuole in primis per se stessa ? Soltanto nella sua funzione di madre riesce a dare il meglio di se...e' madre di tutti i bambini che nascono nella sua casa anche se non partoriti e i figli la amano perche' sa ascoltare lasciando che da loro stessi nasca il loro futuro

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    Paola

    22/06/2010 22.54.54

    Il più bel libro che ho letto in questi ultimi tempi. Romanzo storico, politico, sentimentale ma dal mio punto di vista soprattutto psicologico. Mi piace pensare che l'autrice si sia servita di Modesta per lavorare su se stessa (ha impiegato 10 anni per scriverlo): Goliarda Sapienza è ben più tormentata ed incline alla depressione di Modesta che prende la vita con la giusta dose di godimento e gioia, senza compromessi alcuni e con onestà intellettuale. Modesta impara a gioire perchè parte dalla sofferenza e sono la sua intelligenza e caparbietà che la conducono a saper cogliere ciò che la vita le offre. Modesta fa riflettere e qualche volta la si invidia, ma soprattutto ho sentito una grande ammirazione per l'autrice che deve essere stata una donna dalle capacità e dall'intelligenza insolite e questo spiega anche il rifiuto e l'incomprensione degli editori che ne hanno rifiutato la pubblicazione: i geni sono sempre incompresi.

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    NOEMI

    26/03/2010 11.23.22

    Un gran libro una protagonista, Modesta, stupenda. Un inno alla libertà, al libero pensiero, alla forza dei sentimenti, l'amore innanzitutto, in tutte le sue forme, in una Sicilia già iper tradizionalista per tradizione in più imbrigliata nelle rigide regole di pensiero del Fascismo. Nonostante sia un libro profondamente legato alla storia è un libro assolutamente attuale in cui si possono ritrovare spunti di riflessione per la vita di ognuno. Meraviglioso il linguaggio usato da Sapienza Goliarda che utilizzo molto bene il dialetto siciliano e romano mescolato ad uno stile che volutamente ricorda i romanzi di fine ottocento primi novecento. Non ho dato il massimo dei voti perchè la conclusione del romanzo mi ha veramente deluso. Peccato

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    lanfranco

    09/12/2009 08.56.45

    Sicuramente uno dei più bei libri che ho letto nella mia vita - un classico, forse troppo avanti per lo stato della letteratura italiana attuale ed anche del passato recente - un libro di respiro veramente europeo come se ne son visti pochi in Italia. Nessuna sorpresa, dunque, che abbia avuto tutti questi problemi di pubblicazione dalla sua 'nascita'. E nessuna sorpresa che proprio all'estero, in Francia ed in Germania, il libro abbia avuta l'eco che meritava e che ha convinto anche gli editori italiani a sdoganare finalmente questo piccolo capolavoro.

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    Elena

    04/12/2009 12.06.32

    Un libro geniale nella sua costruzione, un libro che fa riflettere, sognare. La Sicilia di inizi del '900 pare lontana, sognante invece si fa forza ed emerge nei caratteri granitici anche nella loro fragilità dei personaggi. Una scrittura accorta, con continui cambi di punti di vista e di registri rendono l'opera molto scorrevole e accattivante e aiuta il lettore a sentirsi in totale simpatia (stessi sentimenti ed emozioni) con i personaggi. Il linguaggio quindi non è mai artificioso ma ben ponderato e misurato per ogni personaggio. Emerge con vigore anche la formazione culturale della autrice con riferimenti alla filosofia e psicologia di fine '800 e inizi '900. E' quindi un libro edificante sotto tutti i punti di vista, ma edifica più che altro l'anima.

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    cristina

    12/11/2009 14.53.31

    L'arte della gioia non mi convince. Non mi convince del tutto la scrittura, il continuo cambiare del punto di vista, la totale assenza di metafore che per me sono l'essenza della letteratura. Lo percepisco come un testo ideologico, non perchè segua un'ideologia, ma perchè è un libro a tesi: questo è giusto, questo non è giusto e Modesta è sempre la migliore. Mi sembra un personaggio poco credibile, molto costruito. Mi piacciono invece alcune riflessioni sull'uomo, sul fatto, ad esempio, che siamo tutti assassini.

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    elena

    19/10/2009 12.13.31

    Non ho mai amato le saghe familiari, e quando ho visto l’ipotetico paragone con il Gattopardo confesso che stavo per scappare. Eppure questo libro mi ha conquistata fin dal primo momento in cui l’ho avuto in mano. Mody è un personaggio straordinariamente attuale, e la scrittura scorre piacevolissima senza mai annoiare nonostante le oltre 500 pagine, grazie al disvelamento dei fatti mai banale e alle occasionali varianti del soggetto. Un libro che “si fa sentire”, in cui proprio i sensi, la corporeità, la fisicità raccontano le emozioni, e i desideri sono quasi l’unico motore delle decisioni. Strano, e davvero peccato, che non si sia affermato presso la critica. Ma credo che il passaparola potrà riscattarlo: da consigliare vivamente a tutti, ma soprattutto a tutte.

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    fabio

    08/10/2009 17.43.18

    Assolutamente splendido. Imperdibile.Il personaggio di Modesta incarna il concetto stesso di libertà. Molto contemporanea. Una paladina della coerenza. Un esempio.

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    barbara

    22/05/2009 23.16.29

    Modesta è uno di quei personaggi letterari che non si dimenticano. "L'arte della gioia" è un romanzo coraggioso e vivo, traboccante di colori, di sapori, di odori, di passione. Le vicende familiari dei Brandiforti, calate in un contesto storico di grande suggestione, offrono spunti anche per riflessioni di carattere politico e antropologico. Questo gioiellino della letteratura italiana del '900 non ha di certo avuto finora il riconoscimento che meritava, palesemente boicottato da critica, stampa e ambienti cattolici. Da leggere assolutamente.

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    Jennifer

    20/03/2009 07.58.25

    Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi tempi!Modesta ti fa riflettere, ti contagia di gioia di vivere e lascia un segno. Non perdetelo!!

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    chiaretta

    20/11/2008 12.18.32

    ...ma che bel romanzo! Modesta è una donna donna viva, reale, intelligente ... attuale. L'ho letto con 'ingordigia' e sempre mi sono ritrovata nel suo modo di pensare ed agire. Condivido con Donny l'idea che sia un libro sui desideri e che resuscita i nostri ... anche quelli più impolverati. Un libro che raccomando e che regalerò a Natale.

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    Donny

    31/10/2008 10.12.30

    Libro che inizialmente mi lasciava perplesso. Ho amato il suo titolo dall'inizio, appena visto su uno scaffale in libreria. Lo consiglio a tutte quelle persone che non hanno mai mollato i propri desideri, a quelli che li portano addosso,in giro per il mondo. E' un libro che non si accontenta, e tu divieni parte di quel mondo, un mondo che ognuno ha dentro, ma pochi metton fuori. (Ogni volta che lo leggevo i miei desideri diventavano più forti!)

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