L' arte di vivere in difesa

Chad Harbach

Traduttore: L. Sacchini
Collana: Contemporanea
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 513 p., Brossura
  • EAN: 9788817069304
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    zombie49

    13/10/2017 07:36:21

    Henry Skrimshander è un ragazzino gracile e timido, appena arrivato da una cittadina rurale al Westish College, una piccola università del Wisconsin. Mike Schwarz, il ricevitore della squadra di baseball, è il primo a capirne le potenzialità quando lo vede rilanciare agile e veloce nel ruolo difensivo d’interbase. Il compagno di stanza di Henry è Owen Dunn, esterno destro, un portoricano mulatto omosessuale. Un giorno Henry sbaglia un tiro e colpisce Owen, che è ricoverato in ospedale. L’incidente mette in crisi Skrimmy, e il suo rendimento in campo cala. Lo sport raccontato è poco interessante; quando poi non si capisce, è noioso. Il libro è dedicato allo sport americano x eccellenza, il baseball, poco seguito e amato in Europa. Le descrizioni delle fasi di gioco sono necessariamente poco comprensibili e soporifere. La storia è un’apologia dei valori tradizionali a stelle e strisce: il duro impegno fisico e mentale per ottenere il successo, la celebrazione di valori morali, dall’ecologia al rispetto per omosessuali e neri. Più interessanti, o almeno comprensibili, le vicende sentimentali dei protagonisti: la figlia del rettore Guert Affenlight, Pella, dopo un burrascoso matrimonio inizia una relazione con Mike. Fra l’anziano professore e Owen nasce un’inconfessabile attrazione che rende la storia più piccante: è il più giovane a prendere l’iniziativa e Guert a mostrarsi intimidito. Skrimmy è uno sprovveduto ingenuo e manipolabile ossessionato dai risultati sportivi. E’ interessante il tema della pressione nello sport, dell’ansia x l’obbligo di vincere, dell’abuso di farmaci x continuare a farlo, del fallimento. La conclusione sportiva è scontata, quella macabra sconcertante. Il libro descrive la vita in una piccola università in cui lo sport è più importante dello studio umanistico: il timore degli esami, gli amori, le amicizie, le sfide. E’ una storia briosa e scorrevole, a volte prolissa nella descrizione di eventi irrilevanti: ottocento pagine sono troppe.

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    Gianluca

    30/08/2016 07:07:45

    Un libro che si legge bene, a volte un pochino lento, Non è, secondo me, il capolavoro che si vuole dipingere. Un libro che non riesce mai ad appassionare veramente, un romanzo di formazione che poco ha da dire a chi ha già letto molti libri. Ripeto, un libro che si fa leggere, ma per i quali non c'è bisogno di alcun periodo di pausa prima di leggere un altro libro quando questo è finito. La storia di sforzi e sacrifici sembra poi condurre a un baratro ancora peggiore di quello descritto nel libro... alla fine la rassegnazione regna sovrana, quando nessuno ha davvero voglia di inseguire il proprio sogno iniziale, ma anzi si rimane nel nido caldo e sicuro e con le persone che ci "accompagnano/guidano/manipolano" (spesso per aumentare la propria auto-stima) - e si "capisce che quello che si ha è davvero quello che si voleva".... un finale banale. Purtroppo la promozione di un libro passa ancora per il canale vendite dovute a lettura facile e questo libro è una bella lettura estiva senza impegno.

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    enrico.s

    02/05/2014 16:23:32

    "L'arte di vivere in difesa" è un libro ben scritto? Sì. E' appassionante? Sì. Tratta fatti (e personaggi) interessanti? Ancora sì. ...eppure, ... eppure...man mano che procedevo con la lettura una sensazione sgradevole mi accompagnava, come una nota stonata; ...sentivo una vocina che diceva "...mmmhhh; attento...", finchè, alla fine, ho capito. Il romanzo manca completamente di autenticità. Harbach ha appreso alla perfezione gli insegnamenti dei corsi americani di scrittura creativa e ha pesato con il bilancino i giusti elementi da amalgamare, tutti tratti dall'armamentario del politicamente corretto (gay; ecologismo; disprezzo per le religioni ecc. ecc.) e ha fabbricato, certamente con un occhio e mezzo al mondo del cinema o della tv, quasi stesse scrivendo in anticipo una sceneggiatura e non un'opera di narrativa, un prodotto ottimo per la gente che piace; ...e vai con le vendite. Il giochino si scopre definitivamente nel finale che definire grottesco e al contempo zuccheroso è dir poco. Che differenza con il più volte citato (da HArbach) Melville; non tanto per il livello di scrittura, ovvio, quanto proprio per l'abissale distanza che separa il discepolo dal maestro in termini di ansia di assoluto, di domanda di verità ...leggete, a titolo di esempio, il capitoletto di Moby-Dick intitolato "Costa sottovento", richiamato da Harbach, e comparatelo con qualsiasi parte di "La'rte di vivere in difesa". ...sette a zero per il vecchio Hermann e partita chiusa. Insomma, come scrisse Proust riferito a non ricordo più quale autore: "...questo poeta mi parla, ma non mi cambia". Harbach mi ha parlato, l'ho ascoltato, anche con piacere, non dico di no, ...ma non mi ha cambiato nemmeno in una virgola del mio pensare.

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    Ingrid

    14/02/2014 11:27:44

    Romanzo americanissimo in cui lo spazio del campus diventa spazio interiore che ingloba la vita intera con non meno realismo di un'esistenza vissuta al di fuori. Qualche cliché che però nell'organico non stona, perché la forza narrativa del testo è a dir poco dirompente. Meno lacerante di un Eugenides ("The marriage Plot") ma più vero di Donna Tartt ("The God of Illusions"), è un libro che si legge d'un fiato dall'inizio alla fine e che con la sua talvolta ingenua sensibilità incanta. Consigliato anche agli amanti dello sport, non solo del baseball, a coloro che al sudore quotidiano dedicano un'esistenza che - spesse volte ingrata e impietosa - ti chiede molto di più dell'impossibile che le hai già dato. Per chi non riesce ad accettare che talvolta costa più fatica ed è più eroica una necessaria rinuncia che non la lotta per la vittoria. Un romanzo di formazione dedicato ai sogni infranti dei giovani sulle cui macerie è necessario ricostruire una vita degna e sul rinascere di questi sogni in un'età in cui tutto sembrava oramai spento, poiché finché si è vivi è sempre tutto possibile. Decisamente dedicato a chi crede nello sposalizio spirituale, ma anche fisico tra sport e letteratura. Il giovane gay mulatto Owen Dunn che legge Kierkegaard seduto nella panchina degli Harpooners resterà nella mia memoria molto, molto a lungo.

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    JOE

    01/09/2013 16:47:21

    Bel libro di formazione, scorrevole anche per i non amanti del baseball, con una serie di personaggi legati tra loro dagli eventi della vita.

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    claudia

    18/07/2013 14:49:44

    Niente di che. Per carità...si legge piacevolmente, ma è una storiella. Tutto qua.

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    Anche solo un "simpatizzante" del baseball , non può comprendere appieno questo romanzo. Perchè il baseball è semplicemente uno sport "diverso dagli altri" e l'autore ce lo fa ben capire.Il libro tratta la descrizione di un giovane talento e le difficoltà che incontra lungo il cammino, fra amicizie, amori, litigi, sforzi fisici e mentali.Speravo fosse trattata mooooolto più la parte psicologica del giocatore in se', soprattutto quando le cose cominciano a girare storte, ma mi sono accontentato dell'intreccio ben eseguito da questo primo romanzo di Harbach.

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    ilaria

    30/09/2012 11:55:46

    Perche' le belle novita' editoriali passano a volte cosi' in sordina? Sono capitata per caso tra le pagine di questo bel romanzo,una buona opera prima davvero! Mi sono innamorata del personaggio di Mike Swartz e ho letto con appagazione e divertimento le vicende narrate. E' un libro scritto per piacere a tutti,a volte ingenuo e con qualche sano cliche'americano di troppo. Concordo con l'altra lettrice che l'omosessualita' e' stata trattata con troppa voluta disinvoltura per aggiungere un ingrediente piccante che ha invece sminuito il valore morale intrinseco della trama. A meta'tra un moderno libro Cuore e una potenziale sceneggiatura per una serie televisiva.Non mi e' piaciuta affatto la parte del dissotterramento del cadavere.Davvero improbabile e volutamente melodrammatica con l'effetto invece di apparire solo stonato.

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    Libetta

    19/03/2012 22:18:11

    Ad ottimo ritmo alternato tra i personaggi, di atmosfera '50 a dispetto di cellulari ed altre (poche) evidenti contemporaneità, a metà del libro la dichiarazione portante sul baseball uguale la vita stessa, come già era stato materia per P. Roth e DeLillo ed altri, pretesto mitologico e mainstream per riflessioni sulla fugacità della giovinezza (che qui è colta e di grande umanità), l'importanza degli affetti, l'espressione del proprio io ed eventuale talento senza timori, la ricerca della serenità personale ovunque venga domiciliata. La parte omosessuale del libro risulta facilmente buonista e di impatto semplice, come spesso anche propagandato dalla cinematografia, fatto è che tutti si possa essere gay di fronte ad una occasione che lo solleciti, qui nelle sembianze di un intellettuale di colore, molto attraente, ambientalista (indispensabile nella letteratura recente), saltuariamente impegnato anche nello sport, con alcune immagini alla Visconti a drammatizzare.

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