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Chad Harbach

Traduttore: L. Sacchini
Editore: Rizzoli
Collana: Scala stranieri
Anno edizione: 2012
Pagine: 513 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817056076

  Di tutti gli sport praticati in Nord America – football, hockey, lacrosse – il baseball è forse quello che meglio ha saputo rappresentare l'epopea statunitense. Anche ai nostri occhi: nonostante le sue regole ci risultino per lo più oscure, e il calcolo dei punteggi incomprensibile. Anche noi europei conosciamo i nomi dei grandi campioni americani, da Babe Ruth a Joe DiMaggio, da Lou Gehrig a Willie Mays, pur non avendoli mai visti giocare. Consapevolmente o meno, anche noi ci siamo schierati con i Giants o gli Yankees, le due squadre di New York, neanche fosse un derby di casa nostra. Leggendo autori come Malamud e DeLillo, abbiamo familiarizzato con le liturgie e i paramenti di questo sport altamente ritualizzato: i guantoni di pelle, i segnali del catcher, quel continuo masticare e sputare tabacco. Anche noi abbiamo provato l'emozione di calpestare l'erba del diamante di gioco, grazie a decine di film di prima grandezza, da L'uomo dei sogni a Bull Durham, fino al recente Moneyball. L'arte di vincere, con Brad Pitt. Il talento, il gioco di squadra, il fallimento: ovviamente, le analogie tra il baseball e la vita sono infinite. "Un uomo arriva alla base. È solo", recitava solennemente Robert De Niro, nei panni di Al Capone, in una scena degli Intoccabili. "Questo è il momento per che cosa? Per godere del successo personale. È fermo là, da solo. Ma sul campo, che cos'è? È parte soltanto di una squadra vincente. Guarda, lancia, acchiappa, corre. Ma è solo parte di una squadra". Evidentemente, quando ha cominciato a scrivere la storia di Henry Skrimshander e della squadra di baseball del Westish College, Chad Harbach, al suo debutto narrativo con L'arte di vivere in difesa, era ben consapevole della ricca tradizione che lo precedeva. E ha fatto la scelta giusta: non si è limitato a riproporre tutte le costanti del genere, magari con qualche variazione, ma ha riversato nel romanzo tantissima vita – polvere, sogni, sudore, delusioni, felicità – raccontando, pagina dopo pagina, e dettaglio dopo dettaglio, un intero microcosmo, quello di un piccolo campus universitario del Wisconsin affacciato sulle rive del lago Michigan. Henry Skrimshander ha un talento prodigioso. Non è un pitcher, e come battitore lascia a desiderare: la sua specialità è la difesa. È un interbase. Il suo compito è agguantare la palla e consegnarla nelle mani dei compagni il più rapidamente possibile. E, in questo, il piccolo Henry – un ragazzino magro, con il petto "assurdamente concavo e una sfacciata abbronzatura da contadino" – non ha eguali. Nessuno è altrettanto preciso, o potente, o aggraziato. A scoprirlo, in un torneo minore, e a trascinarlo fino al Westish College, la cui squadra di baseball ha un disperato bisogno di rinnovamento, è Mike Schwartz, anima e cuore del dipartimento sportivo. Alto, stazzato, le ginocchia distrutte da anni di allenamenti, Mike non ha il talento di Henry, ma fa di tutto per rimediare con dosi massicce di buona volontà. È il capitano della squadra, e in pochi mesi diventa il migliore amico di Henry, il suo mentore, il suo preparatore atletico. Attorno a questa coppia di amici, tra i quali inevitabilmente si insinuerà il germe della rivalità, ruota un cast di comprimari tra i quali spiccano Guert Affenlight, rettore dell'università e autore di un bestseller intitolato I distillatori di semi, sua figlia Pella, la cui vita sta andando a rotoli, e Owen Dunne, il compagno di stanza di Henry, fieramente gay e incontestabilmente à la page. Quando arriva al Westish College, Henry porta con sé un libro solo: una copia consunta dell'Arte della difesa, di un certo Aparicio Rodriguez, leggendario interbase dei St Louis Cardinals. Più che di un manuale, si tratta di una raccolta di koan sul baseball e sulla vita; contiene massime del tipo: "L'interbase è fonte di stabilità nel cuore della difesa"; oppure: "La morte è la definitiva sensazione dell'operato di un atleta". Henry lo conosce a memoria, ma non è il solo: uno degli aspetti più sorprendenti del romanzo di Chad Harbach è proprio il valore che i suoi personaggi attribuiscono ai libri. Quando Mike Schwartz vede Henry in azione per la prima volta, ripensa a un verso di Robert Lowell: "Senza espressione, esprime Dio". La carriera del rettore Affenlight è segnata dalla scoperta, negli anfratti della biblioteca universitaria, della minuta di un discorso tenuto da Melville proprio al Westish College, nel lontano 1880. Quando sua figlia Pella incontra per la prima volta Mike, in una scena chiave, i due si mettono a parlare della moglie del poeta Ralph Waldo Emerson, morta di tubercolosi. E tutti questi riferimenti letterari – ce ne sono tanti altri, sapientemente intrecciati alle vicende dei protagonisti – non devono sorprendere: dopotutto, siamo in un college. Come è facile intuire, gli ingredienti principali di questo romanzo corale sono la passione per il baseball e la fiducia nella letteratura. Una fiducia che Chad Harbach – uno degli editor della giovane rivista "n+1" – deve nutrire nel profondo, se per quasi dieci anni ha accumulato debiti pur di continuare a scrivere L'arte di vivere in difesa, e se, alla fine, ha avuto il coraggio di pubblicare, in una stagione editoriale dominata dai libriccini di cento pagine, un romanzo tanto voluminoso; un romanzo ricchissimo nella rappresentazione dell'odierna commedia umana, e altrettanto generoso nel dispensare emozioni e colpi di scena. A seconda delle preferenze, il lettore potrà scegliere quale sentiero seguire: se immergersi nella storia di formazione, o godersi le atmosfere terse della campus novel, o lasciarsi avvincere dal racconto sportivo. Oppure, se vivere tutte queste esperienze in una volta sola. Talento, gioco di squadra, fallimento: in fondo, il baseball è tutto questo.   Martino Gozzi  

Recensioni dei clienti

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    Gianluca

    30/08/2016 07.07.45

    Un libro che si legge bene, a volte un pochino lento, Non è, secondo me, il capolavoro che si vuole dipingere. Un libro che non riesce mai ad appassionare veramente, un romanzo di formazione che poco ha da dire a chi ha già letto molti libri. Ripeto, un libro che si fa leggere, ma per i quali non c'è bisogno di alcun periodo di pausa prima di leggere un altro libro quando questo è finito. La storia di sforzi e sacrifici sembra poi condurre a un baratro ancora peggiore di quello descritto nel libro... alla fine la rassegnazione regna sovrana, quando nessuno ha davvero voglia di inseguire il proprio sogno iniziale, ma anzi si rimane nel nido caldo e sicuro e con le persone che ci "accompagnano/guidano/manipolano" (spesso per aumentare la propria auto-stima) - e si "capisce che quello che si ha è davvero quello che si voleva".... un finale banale. Purtroppo la promozione di un libro passa ancora per il canale vendite dovute a lettura facile e questo libro è una bella lettura estiva senza impegno.

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    enrico.s

    02/05/2014 16.23.32

    "L'arte di vivere in difesa" è un libro ben scritto? Sì. E' appassionante? Sì. Tratta fatti (e personaggi) interessanti? Ancora sì. ...eppure, ... eppure...man mano che procedevo con la lettura una sensazione sgradevole mi accompagnava, come una nota stonata; ...sentivo una vocina che diceva "...mmmhhh; attento...", finchè, alla fine, ho capito. Il romanzo manca completamente di autenticità. Harbach ha appreso alla perfezione gli insegnamenti dei corsi americani di scrittura creativa e ha pesato con il bilancino i giusti elementi da amalgamare, tutti tratti dall'armamentario del politicamente corretto (gay; ecologismo; disprezzo per le religioni ecc. ecc.) e ha fabbricato, certamente con un occhio e mezzo al mondo del cinema o della tv, quasi stesse scrivendo in anticipo una sceneggiatura e non un'opera di narrativa, un prodotto ottimo per la gente che piace; ...e vai con le vendite. Il giochino si scopre definitivamente nel finale che definire grottesco e al contempo zuccheroso è dir poco. Che differenza con il più volte citato (da HArbach) Melville; non tanto per il livello di scrittura, ovvio, quanto proprio per l'abissale distanza che separa il discepolo dal maestro in termini di ansia di assoluto, di domanda di verità ...leggete, a titolo di esempio, il capitoletto di Moby-Dick intitolato "Costa sottovento", richiamato da Harbach, e comparatelo con qualsiasi parte di "La'rte di vivere in difesa". ...sette a zero per il vecchio Hermann e partita chiusa. Insomma, come scrisse Proust riferito a non ricordo più quale autore: "...questo poeta mi parla, ma non mi cambia". Harbach mi ha parlato, l'ho ascoltato, anche con piacere, non dico di no, ...ma non mi ha cambiato nemmeno in una virgola del mio pensare.

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    Ingrid

    14/02/2014 11.27.44

    Romanzo americanissimo in cui lo spazio del campus diventa spazio interiore che ingloba la vita intera con non meno realismo di un'esistenza vissuta al di fuori. Qualche cliché che però nell'organico non stona, perché la forza narrativa del testo è a dir poco dirompente. Meno lacerante di un Eugenides ("The marriage Plot") ma più vero di Donna Tartt ("The God of Illusions"), è un libro che si legge d'un fiato dall'inizio alla fine e che con la sua talvolta ingenua sensibilità incanta. Consigliato anche agli amanti dello sport, non solo del baseball, a coloro che al sudore quotidiano dedicano un'esistenza che - spesse volte ingrata e impietosa - ti chiede molto di più dell'impossibile che le hai già dato. Per chi non riesce ad accettare che talvolta costa più fatica ed è più eroica una necessaria rinuncia che non la lotta per la vittoria. Un romanzo di formazione dedicato ai sogni infranti dei giovani sulle cui macerie è necessario ricostruire una vita degna e sul rinascere di questi sogni in un'età in cui tutto sembrava oramai spento, poiché finché si è vivi è sempre tutto possibile. Decisamente dedicato a chi crede nello sposalizio spirituale, ma anche fisico tra sport e letteratura. Il giovane gay mulatto Owen Dunn che legge Kierkegaard seduto nella panchina degli Harpooners resterà nella mia memoria molto, molto a lungo.

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    JOE

    01/09/2013 16.47.21

    Bel libro di formazione, scorrevole anche per i non amanti del baseball, con una serie di personaggi legati tra loro dagli eventi della vita.

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    claudia

    18/07/2013 14.49.44

    Niente di che. Per carità...si legge piacevolmente, ma è una storiella. Tutto qua.

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    Solo per "veri" amanti del baseball

    23/03/2013 00.42.25

    Anche solo un "simpatizzante" del baseball , non può comprendere appieno questo romanzo. Perchè il baseball è semplicemente uno sport "diverso dagli altri" e l'autore ce lo fa ben capire.Il libro tratta la descrizione di un giovane talento e le difficoltà che incontra lungo il cammino, fra amicizie, amori, litigi, sforzi fisici e mentali.Speravo fosse trattata mooooolto più la parte psicologica del giocatore in se', soprattutto quando le cose cominciano a girare storte, ma mi sono accontentato dell'intreccio ben eseguito da questo primo romanzo di Harbach.

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    ilaria

    30/09/2012 11.55.46

    Perche' le belle novita' editoriali passano a volte cosi' in sordina? Sono capitata per caso tra le pagine di questo bel romanzo,una buona opera prima davvero! Mi sono innamorata del personaggio di Mike Swartz e ho letto con appagazione e divertimento le vicende narrate. E' un libro scritto per piacere a tutti,a volte ingenuo e con qualche sano cliche'americano di troppo. Concordo con l'altra lettrice che l'omosessualita' e' stata trattata con troppa voluta disinvoltura per aggiungere un ingrediente piccante che ha invece sminuito il valore morale intrinseco della trama. A meta'tra un moderno libro Cuore e una potenziale sceneggiatura per una serie televisiva.Non mi e' piaciuta affatto la parte del dissotterramento del cadavere.Davvero improbabile e volutamente melodrammatica con l'effetto invece di apparire solo stonato.

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    Libetta

    19/03/2012 22.18.11

    Ad ottimo ritmo alternato tra i personaggi, di atmosfera '50 a dispetto di cellulari ed altre (poche) evidenti contemporaneità, a metà del libro la dichiarazione portante sul baseball uguale la vita stessa, come già era stato materia per P. Roth e DeLillo ed altri, pretesto mitologico e mainstream per riflessioni sulla fugacità della giovinezza (che qui è colta e di grande umanità), l'importanza degli affetti, l'espressione del proprio io ed eventuale talento senza timori, la ricerca della serenità personale ovunque venga domiciliata. La parte omosessuale del libro risulta facilmente buonista e di impatto semplice, come spesso anche propagandato dalla cinematografia, fatto è che tutti si possa essere gay di fronte ad una occasione che lo solleciti, qui nelle sembianze di un intellettuale di colore, molto attraente, ambientalista (indispensabile nella letteratura recente), saltuariamente impegnato anche nello sport, con alcune immagini alla Visconti a drammatizzare.

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