Atteggiamento sospetto

Muriel Spark

Traduttore: E. Capriolo
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 27 agosto 2008
Pagine: 184 p., Brossura
  • EAN: 9788845923005
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Descrizione
"Mi rendevo conto che c'era un demone in. me che gioiva nel vedere le persone per quello che erano, e sempre di più, sempre di più". Così Fleur Talbot rievoca per noi gli albori del suo talento letterario negli anni del dopoguerra londinese, quando, giovane e "piena di gaudio", scriveva il suo primo libro, Warrender Chase. Insieme a lei partecipiamo alle riunioni dell'Associazione Autobiografica, dove lavora come stenografa alle dipendenze dell'anziano e altezzoso Sir Quentin. I soci leggono al gruppo le proprie memorie, che Fleur, al momento della battitura, arricchirà di dettagli scabrosi. Dal canto suo Sir Quentin si premura di conservare i fascicoli sottochiave per ignoti, forse sordidi, usi futuri. Ma com'è possibile che intanto Sir Quentin vada somigliando sempre più a Warrender Chase"? O è Warrender Chase a precorrere misteriosamente, tappa per tappa, quel che accade a Sir Quentin?

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    Anna Lucia

    09/01/2013 01:38:36

    Il titolo promette bene, ma alla fin fine di sospetto ne rimane ben poco. L'autrice ha scritto di meglio.

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    silvia

    06/07/2012 15:57:38

    Si arriva faticosamente ad aver letto la prima metà del libro, senza che nulla sia ancora accaduto, le descrizioni sono frammentarie, come appunti abbozzati, i personaggi ben lontani da una caratterizzazione a tutto tondo. I pochi eventi che delineano l'esigua trama, vengono assurdamente ripetuti ogni volta daccapo, in uno stile piatto e incolore che rende la lettura inutilmente esasperante. La vita vissuta di alcuni dei personaggi, coincide con quella dei personaggi dell'opera che la protagonista stava scrivendo ancor prima di incontrarli, in questo rapporto tra realtà e finzione dovrebbe risiedere il significato.

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    Roberta

    20/11/2009 13:59:22

    Secondo libro della Spark che leggo, dopo "Il settimo conte di Lucan" ma non mi ha colpito in maniera particolare. Inizio stentato della lettura, per poi interessarmi verso la fine. E' la storia di come finzione e realta' spesso coincidano e non si riesca a capire dove inizi l'una e finisca l'altra.

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    lanfranco

    12/06/2009 08:01:43

    Uno dei migliori della Spark in assoluto. Qui si ritrova la sua vera scrittura sciolta, colta, obliqua, irriverente e piena di humor sottopelle. Consigliato a tutti, soprattutto a quelli che non conoscono MS. Un grande talento.

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    anna

    26/01/2009 19:22:16

    Ho ricevuto in regalo questo libro e mi procurerò al più presto gli altri dell'autrice: ironico, divertente e anticonformista, una trilogia rara riassunta in un unico libro ... Inoltre, cosa altrettanto rara, scritto e tradotto bene. Si legge in un baleno e mette anche allegria e buonumore, cosa si può desiderare di più?

Vedi tutte le 5 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

La traduzione di Loitering with Intent (1981) ribadisce il celebrato fascino della scrittura di Muriel Spark, una scrittura che negli anni ha catturato sia il pubblico di massa, per la sua scorrevole gradevolezza, sia quello degli esperti, colpiti dalla notevole capacità della scrittrice di affrontare l'analisi di complesse questioni psicologiche e filosofiche. Evitando ogni forma di didascalismo, infatti, l'autrice incorpora profonde riflessioni in una narrativa dallo stile rapido ed efficace, leggero come nella definizione di Calvino, ossia caratterizzato da un tessuto verbale senza peso che raggiunge un agile carattere di levità e, al contempo, di meticolosa esattezza e precisione.
Così avviene anche in questo romanzo narrato in prima persona da Fleur Talbot, un'originale scrittrice che molto ricalca l'esperienza della stessa Spark. Nel descrivere la sua attività artistica, e quella coscienziale alla base di essa, Fleur rivela inevitabilmente le riflessioni dell'autrice sulla narrativa e sul processo creativo, fornendo un'utile chiave di lettura critica per l'opera tutta. La prima parte della vicenda, ambientata a Londra negli anni quaranta, la vede alle prese con il suo primo romanzo, scritto "con mano leggera e spietata" al fine di "dare un resoconto serio dei fatti". Grazie ai riferimenti metanarrativi, la storia permette così di sviscerare i concetti di realtà e di verosimiglianza, il rapporto tra vita vera e vita raccontata, i metodi per costruire un personaggio dalle cui azioni e nelle cui descrizioni si percepisca l'ardore della vita reale. Tali argomentazioni non restano però avulse da una trama avvincente, in cui il personaggio è manovrato agilmente e inserito in accadimenti malagevoli e talvolta ricchi di suspense. Durante la stesura del suo romanzo, Fleur trova impiego presso l'ambiguo Sir Quentin, il quale gestisce una società letteraria per borghesi annoiati e privi di talento, chiamati a scrivere le loro autobiografie. Il compito di Fleur è quello di correggere le bozze, spesso cariche di errori e di banalità tediose. Durante l'attività, la scrittirce inizia a percepire che i personaggi fittizi del suo romanzo somigliano singolarmente ai membri dell'associazione, ribaltando il comune credo dello scrittore che "copia" le vite altrui. Arricchendo in seguito le storie di sua mano, e grazie alla propria fantasia, Fleur ne accresce il senso e conferisce loro il paradossale status di "verità".
Solo attraverso l'immaginazione, dunque, le autobiografie risultano reali, quando l'immaginazione scaturisce però dalla reale attività coscienziale dell'artista e si permette di trascurare lo sterile resoconto dei fatti. Questo infatti non contempla l'osmosi artistica tra mondo esterno e interno, un'osmosi in cui "le meraviglie non cessano mai", così come afferma Fleur: "Io avrei potuto rendere queste persone reali giocando con le loro biografie, mentre Sir Quentin, insistendo sull'onestà, le stava distruggendo". La riflessione tenta infine di definire l'ispirazione letteraria, la quale deve attingere alla vita vera per trasformarla in "esperienza immaginaria" e poi trascriverla in uno stile che ne imiti i contenuti e ne ricalchi i processi mentali. Il vero romanziere è un "creatore di miti", colui che considera la propria vita un "poema ininterrotto" e che, nel narrarla, si avvale di numerosi voci e "metodi mitologici", creatori cioè di verità universali eppure sempre soggette a mutamento perché subordinate al vaglio della fede artistica più genuina.
Federico Sabatini