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Auschwitz. Ero il numero 220543 - Denis Avey,Rob Broomby - copertina

Auschwitz. Ero il numero 220543

Denis Avey,Rob Broomby

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Traduttore: E. Cantoni
Collana: Fuori collana
Anno edizione: 2021
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 gennaio 2021
Pagine: 320 p., Brossura
  • EAN: 9788822749659
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Auschwitz. Ero il numero 220543

Denis Avey,Rob Broomby

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Gaia la libraia

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Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito in un campo di lavoro per prigionieri. Durante il giorno si trova a lavorare insieme ai detenuti del campo vicino chiamato Auschwitz. Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager. Quando milioni di persone avrebbero dato qualsiasi cosa per uscirne, lui, coraggiosamente, vi fece ingresso, per testimoniare un giorno la verità. La storia è stata resa pubblica per la prima volta da un giornalista della BBC, Rob Broomby, nel novembre 2009. Grazie a lui Denis ha potuto incontrare la sorella del giovane ebreo che salvò dal campo. Nel marzo del 2010, con una cerimonia presso la residenza del Primo ministro del Regno Unito, è stato insignito della medaglia come "eroe dell'Olocausto".
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    mamardieng

    21/08/2013 11:05:13

    Un libro da evitare, in primis per il titolo totalmente ingannevole, il libro infatti tratta principalmente le vicende di guerra nel deserto di questo pseudo-rambo inglese talmente abile ed eroico come soldato da partire caporale e finire soldato semplice per essere stato degradato. Un uomo che si descrive come conquistatore di donne tanto da averne un'intera collezione, poi però confessa che nel medesimo periodo era ancora vergine! Si descrive intelligente, colto e grande studente ma senza titoli di studio. Insomma un eroe solo sulla carta! Anche l'entrata ad auscwitz è una spacconata, infatti si scambierà sì con un prigioniero ebreo ma per 24 ore in tutto, suddivise in 2 notti da 12 ore, il suo gesto eroico è stato quindi dormire con gli ebrei per poi la mattina fuggire a gambe levate e tornare al suo più comodo campo da prigioniero di guerra. L'unica cosa che fa questo vecchietto in cerca di quattrini e gloria è denigrare per tutti i capitoli sul deserto, i poveri soldati italiani, sbeffeggiandoli e deridendoli di continuo. La cosa che più lascia perplesso è la medaglia avuta 70 anni dopo da Gordon Brown proprio per questa farsa delle 2 notti nel campo di concentramento, evidentemente in Inghilterra le medaglie le regalano o sono a corto di eroi veri.

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    Elena Balasso

    28/01/2013 10:54:07

    E' vero che il titolo non è molto adatto al contenuto, ma il libro rimane comunque una testimonianza fedele e reale del campo di sterminio di Auschwitz. E', per quanto mi riguarda, un racconto di forte impatto emotivo nel lettore e induce a riflettere sulle atrocità di cui è stato capace l'uomo in tempo di guerra.

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    Brunella

    26/01/2013 20:04:57

    Ben scritto e molto emozionante. Anche se il protagonista non era un vero prigioniero di Auschwitz, ha potuto però vivere per alcune volte l'esperienza del campo di concentramento effettuando uno scambio tra lui ed un deportato. Il racconto ha dei momenti davvero raccappricianti e, purtroppo come sappiamo, veramente accaduti nei campi di sterminio. Un'ottima lettura.

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    cesare

    15/01/2013 16:32:43

    mi è piaciuto molto, anche tutta la prima parte non ambientata nei campi. Lo consiglio se piace il genere sull'Olocausto

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    Noemi

    23/10/2012 17:48:32

    Mi sono trovata tra le mani, un racconto storico, raccontato come se fossimo dietro uno specchio protettivo. NON voglio sminire la testimonianza di Dennis, trovo che abbia avuto un gran coraggio e un grandissimo spirito di soppravvivenza. Sapere che una persona ha dovuto sopportare una cosa del genere, farebbe rabbrividire chiunque. Però, voglio incominciare a leggere un libro e sapere almeno a grandi linee in cosa mi sto tuffando... Se leggo " Inorridito dai racconti che ascolta, Denis è determinato a scoprire qualcosa in più. Così trova il modo di fare uno scambio di persone: consegna la sua uniforme inglese a un prigioniero di Auschwitz e si fa passare per lui. Uno scambio che significa nuova vita per il prigioniero mentre per Denis segna l'ingresso nell'orrore, ma gli concede anche la possibilità di raccogliere testimonianze su ciò che accade nel lager", io PRETENDO di leggere di una persona coraggiosa che passa il suo tempo al posto del detenuto! Non certo qualche scambio di appena una notte... Non certo quello che ho trovato qui.

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    Cinzia

    22/10/2012 16:06:01

    uhm???? Sono perplessa riguardo a questo libro! C'è un non so chè di strano e che non mi torna. Premettendo che nutro un grandissimo rispetto per tutto ciò che la razza ebrea è stata costretta a vivere a causa di quel pazzo, destabilizzato di Hitler e per tutti coloro che per causa sua sono stati chiamati alle armi questo libro ha qualcosa di strano. Riconosco che è bene scritto, lo stile è molto sciolto e scorre via velocemente nonostante le atrocità raccontate ma mi sembra un po' strano che lui prigioniero e non ebreo abbia avuto tatuato sul braccio il numero 220543. Era inglese prigioniero! Dal titolo mi ero fissata in mente un disegno di storia diverso cioè che fosse lui, di sua spontanea volontà entrato nel campo di concentramento, invece si di sua spontanea volontà ha solo scambiato la sua identità con un prigioniero deportato ebreo. Due notti appena! Che ha visto in due notti????? Altro punto che mi ha lasciato dell'amaro in bocca è che per le prime 140/150 pagine lui ha parlato e raccontato solo la sua esperienza di guerra, non accennando per niente agli ebrei e ai loro destini. Pecca di narcisismo?l'esposizione dei fatti sono troppo concentrati su Denis, sul suo essere grande e forte. Non credo che sia un libro adatto testimoniare direttamente sul quel periodo. Non lo consigliere mi spiace.

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    Vivi

    20/10/2012 20:11:58

    Avey racconta, peccando talvolta di irritante vanagloria, la sua vita di soldato e successivamente di prigioniero di guerra destinato ai lavori forzati durante il secondo conflitto mondiale. Il quadro intimo e psicologico che ci si aspetta di apprendere dalla testimonianza di un ex recluso - Levi docet - in questo libro è approssimativo, mentre si lascia largo spazio agli aspetti pratici e materiali. Lo scambio di identità, tra l'altro brevissimo, fra Avey e un prigioniero ebreo per poter accedere al campo di sterminio di Auschwitz mi lascia perplessa. I miei dubbi oscillano fra la veridicità o meno di un gesto tanto assurdo quanto avventato. Il titolo è scandalosamente fuorviante e ingannevole, ma dovendone recensire il contenuto, lo considero un libro discreto che non può comunque rivaleggiare con il grande Levi.

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    Gondrano

    09/08/2012 09:01:31

    Il novantenne Avey racconta parte della propria vita in guerra e dopo, incluse le due volte in cui volontariamente scambiò la propria identità con un detenuto ebreo di Auschwitz III per verificare coi propri occhi se le voci che si sentivano fossero vere. Scoprì che era anche molto peggio. Testimonianza efficace e coinvolgente. Unica pecca: sebbene l'esperienza in Auschwitz sia stata di gran lunga più sconvolgente che trovarsi in mezzo ad un bombardamento, è stata breve, ed il libro racconta molto altro. Evidentemente, come evidenziato da altri, il titolo è stato imposto dalla casa editrice per vendere di più. Lettura consigliata.

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    Lunetta82

    12/07/2012 09:22:48

    Concordo con le altre recensioni nell'affermare che il titolo del libro sia ingannevole. Il racconto clou sullo scambio avvenuto ad Auschwitz si è svolto in sole due notti e la prima parte in cui il protagonista racconta la sua esperienza da soldato britannico in guerra è lenta e poco incalzante. Più di una volta sono stata sul punto di abbandonare la lettura, sfiduciata dall'idea diversa che mi ero fatta nell'acquistare il libro. Ma poi, spinta dalla mia testardaggine a non lasciare mai le cose iniziate a metà, ho continuato la lettura fino in fondo e devo ammettere che alla fine il racconto ti lascia comunque un segno, derivante dalla testimonianza diretta di un uomo che seppur per poche ore ha vissuto tra i condannati allo sterminio, vedendo con i propri occhi quello che gli ebrei erano costretti a subire. E' un'esperienza che sicuramente ha cambiato la vita del protagonista e che sarebbe stata maggiormente apprezzata anche da noi lettori se il libro fosse stato presentato in maniera diversa. Reputo comunque il libro sufficiente in quanto contribuisce a tenere sempre acceso il ricordo sulla shoah e a non far dimenticare gli orrori commessi durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento.

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    dani70

    13/05/2012 16:46:15

    Sono d'accordo sul fatto che il titolo è ingannevole, perchè anch'io mi aspettavo una storia diversa. Anche secondo me è una lettura un po' lenta, specie all'inizio. Però mi sento di dare un voto discreto a questo libro, per rispetto verso il protagonista e per ammirazione verso il suo coraggio.

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    Claudia

    24/04/2012 10:13:09

    Pessima lettura. Protagonista egocentrico. Mi spiace, ma secondo me la storia e' puramente inventata. Nulla a confronto con Primo Levi, Elie Wiesel, Pappalettera e i tanti testimoni dei campi di concentramento/sterminio.

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    Laura

    22/04/2012 11:57:00

    Il titolo è vergognosamente ingannevole, come hanno già scritto in altre recensioni. Se si fosse chiamato diversamente, penso che si sarebbero vendute molte meno copie. All'inizio è pesante e la lettura si trascina. Non lo consiglio.

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    vania

    16/02/2012 20:37:10

    ...molto molto commovente consiglio la lettura

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    bruno

    14/02/2012 07:18:35

    Sono completamente d'accordo con Simona,con l' aggiunta di un fattore "NARCISO".Molto deludente.

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    J_D

    10/02/2012 03:54:12

    Prima di tutto, vorrei rispondere a tutti quelli che hanno scritto cose dal mio punto di vista non ragionate. Il numero 220543 non gli é stato tatuato ad Auschwitz, bensì gli é stato dato molto prima, fatto prigioniero nel deserto (e inoltre nel libro non hai mai detto che gli fosse stato dato ad Auschwitz, come qualcuno di voi ha sostenuto). Per quanto riguarda il fatto che si é scambiato per "sole" due notti non consecutive, beh é vero, nessuno può testimoniarlo. Però se qualcuno di voi, che lo accusa, conoscesse un po' di più le tecniche di marketing adottate dalle case editrici, potreste capire che non é stato un signore di quasi novant'anni a scegliere il titolo e non credo inoltre che alla sua veneranda età, abbia pubblicato il libro per diventare famoso e guadagnare soldi grazie a un titolo parzialmente illusorio. Per chi poi sminuisce la sua testimonianza, dicendo che infondo é entrato nel campo solo per due notti, vero o no, non credo che nessun altro di voi avrebbe avuto il coraggio di farlo, non dimentichiamoci che ha rischiato la propria vita, sia con Hans e sia con Ernst (l'uomo a cui ha passato le sigarette inviategli dalla sorella e di cui si può trovare la testimonianza su youtube). Che vogliate o meno credere a tutta la parte riguardante la sua prigionia, non potete comunque sottovalutare tutto ciò che ha passato prima in guerra e una volta finita. Vi ricordo anche di quando un siluro (inglese) ha colpito la nave sulla quale stava viaggiando da prigioniero e come si sia salvato. Vorrei dunque che apprezzaste un po' di più la sua testimonianza, la sua vita avventurosa e la sua voglia di far conoscere al mondo la sua storia a quasi novant'anni, concentrandovi magari un po' meno sul fatto che la copertina del libro sia "pompata".

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    chiara

    08/02/2012 15:56:52

    Un libro che lascia molto perplessi. Perché viene enfatizzato, nel titolo e nella copertina, un presunto ingresso volontario ad Auschwitz che dura solo pochissime delle 329 pagine del libro. Difficile credere che sia un episodio vero, come già qualcuno dei lettori ha evidenziato.

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    SabbiaDorata

    06/02/2012 17:57:25

    Sinceramente un libro di cui si poteva fare a meno.Il titolo é vergognosamente ingannevole.Come é stato giá detto,nonostante la testimonianza sia vera,il libro delude le aspettative e non centra l'argomento.I primi sette capitoli riguardano altre guerre che il protagonista ha vissuto prima di approdare all'esperienza Auschwitz.Esperienza che non lo vede "vero protagonista".Lo scambio con il prigioniero avvenuto piú per curiositá che altro non é degno di nota.Il libro non prende e si trascina senza entusiasmo.Inutile.

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    Greg

    28/01/2012 12:24:10

    Sono d'accordo con Simona. Vicenda interessante ma gonfiata. Il titolo non corrisponde al contenuto e fa capire che l'autore è alla ricerca degli elementi per il successo commerciale, non è mosso dalla passione per la storia. A tutti consiglio di interessarsi invece della vicenda di Witold Pilecki, che volontariamente si introdusse ad Auschwitz, vi rimase per più di due anni organizzando la resistenza all'interno del campo e alla fine fuggì.

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    monica

    23/01/2012 17:33:12

    Un sopravvissuto ad Auschwitz-Monowitz e la sua testimonianza, ma dire che non visse la sua carcerazione come la visse tutta la popolazione del campo denominata sub-umana destinata allo sterminio sistematico. Era un soldato inglese, indossava la sua divisa e non cenciosi pidocchiosi stracci, aveva cibo e riceveva aiuti che gli permettevano di sopravvivere, non veniva selezionato per il gas, era un privilegiato. Sicuramente ebbe una forte dose di coraggio per vestire i panni di un ebreo ad Auschwitz per vedere coi propri occhi cio' che gia' sapeva, ma lo fece per due notti e mennemo consecutive. Senza voler sminuire la sua esperienza in Lager, ritengo che l'eroe sia colui che visse sulla prorpia pelle la nefandezza piu' totale di Auschwitz sia che sia sopravvissuto o no, che fu soggetto a tutte le piu' barbariche azioni inumane atte per annientarne prima lo spirito e poi il corpo. Ritengo comunque che sia un libro da leggere come ulteriore riprova di cio' che accedde in Auschwitz.

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    Matteo

    06/01/2012 11:50:30

    Non è un libro dedicato ad Auschwitz ma la storia di vita di un uomo che ne ha passate tante .... Molto emozionante e ben scritto lo consiglio vivamente ! altro che libricini commerciali che riempiono gli scaffali delle librerie , questa è storia di vita vera !

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  • Denis Avey Cover

    Denis Avey (1919-2015), arruolato nel 1939 nell’esercito britannico, ha combattuto nel deserto durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato catturato, fu trasferito prima in Italia e poi nel campo di prigionia vicino ad Auschwitz III. Alla fine del conflitto, riuscì tra mille peripezie a tornare nel Regno Unito. È stato insignito dall’ex Primo Ministro inglese, Gordon Brown, della medaglia d’onore come eroe dell’Olocausto. Grazie a Rob Broomby, giornalista della BBC, la storia di Avey è finalmente diventata di pubblico dominio, prima con un documentario e poi con un libro tradotto in tutto il mondo: Auschwitz ero il numero 220543. Una storia vera (The Man Who Broke into Auschwitz), in Italia edito da Newton Compton nel 2011. Approfondisci
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