Traduttore: A. Vigliani
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 315 p., Brossura
  • EAN: 9788845920448
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Descrizione
Jacques Austerlitz è un professore di storia dell'architettura, studioso di quei luoghi che, soprattutto nell'Ottocento, tendevano ad assumere forme involontariamente visionarie. Alto, dinoccolato, molto somigliante a Wittgenstein cui lo accumuna un vecchio zaino che costantemente porta in spalla, Austerlitz vive a Londra in un appartamento spoglio, privo di affetti e povero di amicizie. Dietro la sua dottrina si spalanca il vuoto. Austerlitz semplicemente non sa chi è e a un certo punto si mette alla "ricerca delle proprie tracce". Il passato riemerge lentamente ed è lacerante: tutta la sapienza dell'autore sembra concentrarsi in questo itinerario di ricerca assolutamente angosciante.

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Recensioni dei clienti

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    Lucrezia

    28/09/2018 19:10:20

    Non c'è nulla che possa dire a proposito di questo libro che possa rendergli giustizia. Se non, che avrei voluto che non finisse mai. Una perla, una vera perla.

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    Francesca

    18/09/2018 10:19:24

    Austerlitz è semplicemente un capolavoro di umanità. Una scrittura talmente evocativa,sensibile ed emozionale da trasformare la lettura in una esperienza di stupore continuo.

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    Astolfo

    12/03/2014 07:49:02

    Uno stile avvolgente e coinvolgente, l'ide di romanzi "illustrati" che sappiano raccontare non solo attraverso le parole ma anche atrraverso l'immagine è molto emozionante. Un bel romanzo, scritto molto bene.

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    Emanuele

    05/08/2013 17:19:57

    La malinconia di Sebald commuove e diventa parte di noi.

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    Giulia

    08/11/2010 11:57:41

    Una lettura molto faticosa. Non solo per la mancaza di divisione in capitoli e di "punti a capo",ma anche per il tipo di narrazione, lontana, a mio avviso, da un romanzo e molto vicina a un saggio. Mi aspettavo una narrazione incentrata sulla scoperta delle origini di Austerlitz ed ho trovato altro, qualcosa che non mi ha affascinato come speravo. Originale l'utilizzo delle immagini.

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    maurizio

    28/09/2010 01:02:06

    Davvero un ottimo libro,consigliato a chiunque ami le buone letture.Il libro ha in sè qualcosa di sofisticato,l'atmosfera percepita è piuttosto malinconica,a causa probabilmente del tema trattato: la ricerca dell'identità da parte del protagonista attraverso il cammino dei ricordi ed accostando a questi il valore dell'architettura,in quanto veicolo di espressione oggettiva della memoria stessa.Sebald appare veramente ocme uno scrittore d'altri tempi, consegnandoci un'opera preziosa,difficile,che ridimensiona gran parte della letteratura d'oggi.

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    Denebola

    01/06/2010 22:42:41

    Davvero impegnativo questo libro scritto come un blocco monolitico,inframmezzato solo dalle immagini,in cui la prima interruzione si trova a p.270,quasi alla fine.Ne è valsa la pena?certamente sì,grazie alla superbia di uno stile che si potrebbe chiamare "d'altri tempi",se ciò non suonasse tanto triviale(e tuttavia è vero:chi oggi sa usare la penna a questi livelli?);ed alla particolarità della storia e del suo protagonista.Sebald si è senz'altro guadagnato un posto nella mia lista degli autori da approfondire.

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    ROBIRO

    15/05/2010 13:18:53

    Romanzo di spessore per prosa e per tematica, un libro che sottolinea la nessità e il bisogno di ogni essere umano di comprendere il proprio vissuto attraverso tracce di memoria.

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    Alce67

    22/04/2010 10:49:18

    Leggetelo quando siete in forma; io l'ho letto dopo un'operazione chirurgica e non mia ha propriamente risollevato. In realtà è un libro cupo, angosciante, ma splendido. Sebald conduce il lettore nei meandri di una memoria dimenticata, quasi in uno stato stato di trance. Le fotografie sembrano inserite per riportarci al dato di realtà. Scritto benissimo, non per tutti, muove il protagonista e il lettore in un viaggio onirico nell'angosciosa storia personale e in quella, più generale e tragica, del '900 delle grandi guerre e dell'olocausto. Affrontatelo con cautela...

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    Massimiliano Guarda

    01/05/2009 22:48:57

    Un grandioso labirinto di parole e immagini, che fanno da cornice ad un turbinìo di ricordi, emozioni, oggetti. "Scrittura" ipnotica, dolentemente tragica.

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    anna rosa termini

    04/03/2009 16:32:54

    favoloso, definitivo, da non poter più leggere altro, dopo.

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    sandra

    25/03/2008 22:28:37

    l'unico libro che valga la pena di essere letto degli ultimi anni. profondo, ipnotico, filosofico, è l' "ASCIA NEL LAGO GHIACCIATO" che secondo Kafka deve poter essere un libro.

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    Laura.To

    13/06/2006 14:13:54

    bella prosa, grandi descrizioni disseminate quà e là di frasi contenenti scampoli di verità sull'eterno tema della memoria e del tempo...uno scrittore affascinante, mai banale, che si legge con attenzione, con impazienza, e che alla fine lascia qualcosa davvero di non scontato!

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    donata

    28/09/2005 10:03:46

    splendido

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    Enrico

    24/01/2003 18:58:16

    Molto interessante anche se non di facile lettura. La scrittura è complessa, ma il testo, supportato da immagini suggestive, è profondo e coinvolgente. Un uomo alla ricerca di un passato doloroso, segnato dalla tragedia personale e collettiva.

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    Pino Sabatelli

    12/11/2002 09:49:28

    Finalmente una storia. Finalmente un personaggio. Finalmente uno scrittore.

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    Roberto Andreoli

    14/08/2002 22:20:43

    Una serie di viaggi nell'Europa dell'Est che si trasformano in un viaggio introspettivo alla ricerca di se stessi. Un personaggio straordinariamente caratterizzato, per la sua somiglianza con Wittgenstein, per suo inseparabile zaino, per la sua atroce solitudine, per il suo interesse verso l'architettura ottocentesca, per la sua sete di identità. Una scrittura quasi sperimentale, serrata, fatta di testo e immagini che, letteralmente, "non lascia fiato". Sicuramente il primo grande romanzo del nuovo millennio (o l'ultimo del vecchio?); un libro che in futuro verrà ricordato come uno dei più grandi classici della nostra epoca.

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    Rogopag99

    17/07/2002 09:49:04

    "Austerlitz" di W.G. Sebald è un libro di fantasmi. I fantasmi sono legati necessariamente al passato, i morti che chiedono alla memoria di non essere dimenticati, ma anche le cose, testimonianze attonite di ciò che fu. Le facciate dei palazzi, fortezze e stazioni ferroviarie, case in rovina, così come gli oggetti, parlano una lingua muta e dolorosa, incomprensibile agli uomini ma carica di significato.Tutto il meraviglioso libro di Sebald è intessuto di una palpitante spettralità, di cui lo scrittore è l'evocatore, il medium dolente e pietoso. Austerlitz è nel romanzo il nome di un apolide professore di storia dell'architettura alla ricerca della propria identità. Strappato ai genitori durante l'invasione nazista della Cecoslovacchia e spedito in Inghilterra insieme ad altri bambini, cerca faticosamente di ricomporre la sua storia dopo anni di buio totale provocati da un blocco traumatico. Negli incontri che egli ha con la voce narrante il passato si ricompone lentamente straziante e implacabile. Il percorso individuale di Austerlitz diventa per Sebald l'occasione per una riflessione sulla Storia, sulla natura del tempo, sull'evanescenza e sulla perennità del passato, sulla lacunosità della conoscenza. "Austerlitz" è anche un'opera dal respiro metafisico, nella quale veniamo continuamente avvertiti che la realtà è una trama di segni enigmatici il cui filo conduttore è la sofferenza. La Storia è l'abisso nel quale si sono perse e si perdono le generazioni ma è soprattutto testimonianza recalcitrante ad abbandonare la scena. Nell'annichilire, il tempo preserva, passato, presente e futuro si fondono, i vivi e i morti si sfiorano. Austerlitz cerca e interroga, consapevole che ciò che si può scoprire è solo traccia, frammento, che una rivelazione compiuta non può avere luogo. Qualcosa di essenziale improvvisamente sembra che stia per essere comunicato, nello sguardo di una famiglia di daini reclusi, in una rappresentazione circense, in un portone serrato, ma non sappiamo cosa, non riusciamo a capirlo. Sul volto

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È il 1967 quando il personaggio che ci racconta questa storia fa la conoscenza di Jacques Austerlitz nella Salle de pas perdus, alla stazione centrale di Anversa. È il primo di molti incontri, spesso casuali, in diverse città d’Europa, l’inizio di un’amicizia e allo stesso tempo di un sofferto racconto che si protrarrà per oltre trent’anni.

Austerlitz è uno storico dell’architettura, profondo conoscitore dell’Ottocento, ha il talento di saper leggere sugli edifici e sui luoghi gli eventi e le intenzioni degli uomini negli anni e i secoli trascorsi.

Eppure Austerlitz non conosce il suo passato né la sua identità. Pellegrino sulle orme di se stesso, attraversa paesi, strade, campagne fino a scoprire l’origine dei propri fantasmi nella storia di un treno arrivato in Inghilterra dall’Europa continentale negli anni quaranta.
Ultimo libro e forse unico vero romanzo di W.G. Sebald, pubblicato pochi mesi prima della sua tragica scomparsa, Austerlitz racconta uno dei più grandi traumi del Novecento attraverso la lente della sua rimozione e la fatica di ritrovare ciò che è stato nelle macerie rimaste.
Il respiro ampio e avvolgente della scrittura si fonde con lo spirito evocativo delle fotografie e le illustrazioni, rese tutt’uno col testo, “quasi le immagini avessero anche loro una memoria”, e compongono lo stile grazie al quale Sebald si è reso una delle voci narrative più interessanti dell’ultimo cinquantennio.

Recensione di Gaia Gambini