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Mario Vargas Llosa

Traduttore: G. Felici
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2006
Pagine: 357 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806183776
Questa volta, Mario Vargas Llosa aveva voglia di svagarsi. Messe da parte le più impegnative formule del romanzo storico o dell'affresco contemporaneo. Accantonate sia le atmosfere cupe che gravavano sulla Santo Domingo di La festa del caprone sia le utopie di un mondo migliore incarnate dalla Flora Tristan e dal Paul Gauguin di Il paradiso è altrove. Adesso, eccoci alle prese con un protagonista che, alla fine degli anni cinquanta, dopo l'adolescenza trascorsa in Perù, si trasferisce a Parigi e comincia a esercitarvi il cosmopolita mestiere dell'interprete. All'inizio, la sua è una Parigi tardo-esistenzialista, dove fanno già capolino i Roland Barthes, i Michel Foucault, gli Jacques Lacan. Ma a questo fondale fa ben presto seguito la swinging London con tanto di Beatles e Rolling Stones, Vanessa Redgrave che manifesta contro la guerra in Vietnam e la messa in scena del Marat-Sade di Peter Weiss. In seguito, si passa a Newmarket, con le sue corse di cavalli molto British, a una Tokyo notturna in chiave sado-maso, con i suoi localini ben provvisti di preservativi, vibratori, fruste e manette, e – ancora – a una Madrid dei vecchi quartieri rinnovata dalla movida, con appropriati tocchi di colori internazionali. Nel guidare il protagonista-interprete da un luogo all'altro, però, sono non tanto gli spostamenti a cui lo costringono gli impegni di lavoro. Il suo è l'inseguimento del primo e unico amore, dall'adolescenza alla maturità, certe volte incrociato secondo gli azzardi del caso e certe altre seguendo tracce indiziarie. Perché a ogni città corrisponde l'incontro con la stessa donna – la ragazza cattiva del titolo – che esordisce come una quindicenne intrufolatasi nei quartieri bene di Lima. Ma che poi si ripresenta nei panni via via di una guerrigliera filo-cubana, della moglie di un diplomatico francese, della bigama consorte di un gentiluomo inglese appassionato di cavalli e della compagna di un losco affarista giapponese. Insomma, una vera e propria avventuriera, una ragazzaccia sempre più in là con gli anni, che non si fa scrupoli di sorta e bada solo a se stessa e ai propri desideri.
Per tutto il romanzo, con l'eccezione del primo e del penultimo capitolo, quando il protagonista vi fa brevemente ritorno, il Perù è un dato remoto. Ne arrivano solo gli echi, attraverso lettere e giornali. E sono echi di un paese in progressivo deterioro, dagli anni dei tentativi delle nazionalizzazioni e della riforma agraria fino a quelli più bui del terrorismo di Sendero Luminoso. La patria di elezione è Parigi e solo Parigi. Dapprima idea letteraria formatasi durante la prima giovinezza a Lima, sul filo delle letture di Jules Verne, di Paul Féval e di Alexandre Dumas. Ma poi spazio trasferito dall'immaginario alla realtà, divenuto esclusivo, a cui il protagonista del romanzo, dopo ogni temporaneo spostamento, fa costante ritorno. Al punto che, in un'ipotetica storia del mito di Parigi nella letteratura ispanoamericana, le Avventure della ragazza cattiva reclamerebbero inevitabilmente posto. È alla volta di Parigi che, nel lontano 1825, da Buenos Aires, si imbarcava il poeta Esteban Echeverría, per rientrare importando e adattando la lezione del romanticismo. Ed è sempre a Parigi che, dopo le poesie dedicategli da Paul Verlaine e da Robert de Montesquiou, il colonnello Lucio V. Mansilla chiudeva gli occhi nel 1913. Quanto a Vargas Llosa, erede di tale lunga storia ancora da scrivere, niente di nuovo sotto il sole. Autore di un saggio su Gustave Flaubert e di un altro su Victor Hugo, lo scrittore peruviano non ha mai voluto sottrarsi al novero degli innamorati della capitale francese e della sua cultura. Adesso, però, c'è l'impressione che Parigi e tutte le sue suggestioni non l'abbiano assecondato nel dare forma a una prova ben equilibrata.
Da quasi mezzo secolo – il debutto è del '59 – Vargas Llosa scrive e pubblica regolarmente, un libro ogni due o tre anni. Da questa fitta produzione sono derivate opere di stupefacente efficacia, qualche romanzo più o meno di circostanza e pochi altri risolti in un fiasco. Le Avventure della ragazza cattiva sembrano rientrare fra gli ultimi o, almeno, fra i penultimi. Non mancano segnali perché le si consideri un'illustrazione del malessere che sovrasta l'individuo ispanoamericano in esilio dal suo continente. "Sì, è vero, ho una professione che mi permette di vivere in una città meravigliosa. Però laggiù ho finito per diventare un essere senza radici, un fantasma. Non sarò mai un francese, anche se ho un passaporto che dice che lo sono. Là sarò sempre un métèque. E ho smesso di essere un peruviano, perché qui mi sento ancora più straniero che a Parigi", afferma il protagonista di Vargas Llosa. Però, osservato in tale prospettiva, il romanzo ha poco spessore. Si limita a rappresentare la situazione tutta in superficie, ferma ai consueti stereotipi, senza riuscire a farne emergere il disagio e lo smarrimento. Da Julio Cortázar – con Il gioco del mondo – fino a Roberto Bolaño – con Detectives selvaggi –, l'argomento è stato trattato ben altrimenti e con tutt'altra partecipazione.
Ma neppure come romanzo d'avventura o come romanzo d'amore, questo di Vargas Llosa riesce a convincere. Nell'uno e nell'altro caso, ci sarebbe stato bisogno di un personaggio femminile capace di attrarre o – perché no? – di respingere. Ma la nostra ragazza cattiva è un personaggio che, lontano dal riscuotere simpatia, non ha neppure la forza di suscitare antipatia. Le sarebbe occorsa la statura di una femme fatale, di quelle che portano gli uomini alla perdizione, travolgendo e annientando. Le sue comparse, invece, finiscono per essere avvolte da inconsapevoli tinte grottesche che né le conferiscono grandezza né ne giustificano gli effetti devastanti. Sarà che lei e le sue avventure sono filtrate attraverso lo sguardo del protagonista Ricardo Somocurcio. E, se oggetto della narrazione è una ragazza cattiva, il punto di vista – chi racconta in prima persona – è quello di un ragazzo buono, persino troppo. Che manca di quel minimo di torbidezza indispensabile nel rendere grandi le passioni amorose. Che, messo davanti al male, non sa fare altro che subirlo, giustificarlo e perdonarlo. Che riferisce gli esercizi della sessualità in termini capaci di raggelare, anziché di far proseguire nella lettura con una mano sola. Alla fine, il ricordo depositato dalla multiforme protagonista è quello di una donna che – per l'appunto – più grottesca non potrebbe essere. Una che, per compiacere il suo amante, ingerisce polverine atte a smuovere l'intestino e, nuda, a quattro zampe, si esibisce mollando ventosità. Cose che un Marchese de Sade ha saputo raccontare riuscendo anche a turbare, ma, a tal fine, evitando buonismi come quelli in cui è campione il Ricardito Somocurcio.
Vargas Llosa ha abituato i suoi lettori a complesse costruzioni verbali, alternando diversi piani temporali, contrapponendo lontani spazi geografici, mascherando l'identità di uno stesso personaggio. Inoltre, soprattutto nei primi romanzi – La città e i cani, La casa verde, Conversazione nella Catedral –, quest'abilità nel raccontare è ben servita da una scrittura altrettanto complessa. Frasi articolate mescolando il livello descrittivo e quello del dialogo. Discorsi diretti e indiretti concertati in alternanza all'interno di uno stesso segmento. Istanze narrative che ora si isolano e ora si fondono con quelle circostanti. Vero che, a lungo, tale caratteristica è valsa a Vargas Llosa la fama di scrittore difficile. Forse proprio per questo, nel prosieguo della carriera, la sperimentazione espressiva è andata calando, fino a adeguarsi a un fraseggio più tradizionalmente composto. Detto altrimenti, una maggiore leggibilità immediata intervenuta come obiettivo, in modo da rendere più vastamente fruibili le storie raccontate. Certo è che, con le Avventure della ragazza cattiva, ci si ritrova davanti a una vicenda riferita in modo lineare, nell'assoluto rispetto delle dimensioni tempo e spazio. Il che, se non ha motivo di essere imputato a carico, lascia comunque nostalgici, ripensando anche a titoli recenti. Ma, al servizio di personaggi e avventure poco coinvolgenti e di una struttura senza audacie, c'è uno scrivere che spesso lascia esterrefatti, tanto appiattisce e si appiattisce. Una scrittura che, invece di farsi "sempre più limpida e rarefatta, sempre più essenziale" – come vorrebbe il risvolto di copertina –, non esita a raccogliere frusti stilemi e immagini di dubbio gusto. Nel giro di sole dieci pagine, venendo a qualche esempio concreto, il francese è "la lingua di Montaigne", Parigi la "Ville Lumière" e una notte d'amore un "dono degli dei". E, poco oltre, un personaggio bisessuale è un individuo che pratica l'"amore al dritto o al rovescio".
Insomma, per metterci un punto, legittimo che, ogni tanto, Mario Vargas Llosa voglia scrivere svagandosi. Ma in tali occasioni sarebbe opportuno che, insieme a se stesso, riuscisse a svagare davvero anche i suoi affezionati lettori. Con l'ultimo romanzo, le cose non sono andate per quel verso.
  Angelo Morino

Un'indimenticabile storia d'amore, una passione estrema, percorre e stravolge la vita di Ricardo. Un racconto che inizia nel 1950, quando il giovane peruviano scopre di essere innamorato di una ragazza cattiva, una niña mala che lo fa impazzire con il suo charme, ma gli dice sempre di no. Le loro strade si separano, Ricardo realizza molto presto il suo sogno: andare a vivere a Parigi. Ma la niña mala riappare anche qui, in una nuova versione: è una militante del Mir in partenza per Cuba dove verrà addestrata alla guerriglia. Da allora, nella vita di Ricardo, si alternano il lavoro di interprete e i tormenti e le gioie che la ragazza cattiva gli infliggerà.
Ciò che cattura e trascina il lettore, in questa nuova prova di Vargas Llosa, è la capacità di tracciare un ritratto vivo e palpitante del mondo europeo e latinoamericano, dagli anni Sessanta a tutti gli Ottanta: con protagonisti ed eventi reali (il capo guerrigliero Guillermo Lobatón, ad esempio, o l'editore Mario Muchnik e il Sessantotto parigino) e altri di fantasia (come il piccolo vietnamita adottato da una coppia francese, muto, che riacquista la voce grazie all'amicizia della niña mala), che insieme congiurano a creare l'affresco credibile e illuminante di quelle stagioni, di quelle storie, di quelle convinzioni.
Un'ispirata rievocazione (con inevitabili accenni autobiografici), condotta senza nostalgie ma con lucida intensità, sostenuta da una scrittura che si fa sempre più limpida e rarefatta, sempre più essenziale. Ed è proprio la scrittura a diventare alla fine protagonista: soltanto quando la vicenda con la misteriosa niña mala giunge a conclusione, Ricardo potrà sfruttare tutta la sua esperienza vitale e affrontare quello che è sempre stato il suo sogno vero: scrivere.

Recensioni dei clienti

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    cesare

    01/08/2014 15.32.02

    la ragazza cattiva ,in tutti i sensi, rovina la vita di un povero ragazzo innamorato più volte abbandonato .. Una telenovela non degna di un Nobel.

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    Eye in the sky

    03/07/2014 17.46.54

    Non sono aduso scrivere recensioni, tanto più quando negative: c'è tanto brutto nel mondo che non vale la pena scagliarcisi contro ogni volta. Questo libro poi non è più stupido della media. Tuttavia le circostanze che me lo fecero conoscere e il vasto apprezzamento di cui, a leggere le altre recensioni, pare godere mi spingono a scrivere due righe. è scritto gradevolmente, ed è leggibile ... ma quanto é stupida l'idea di fondo e che lo sorregge, eppur tanto diffusa nel mondo, tanto facile da accettare. Ovvero che si possa amare una donna anche accettando di leccare e medicare le sue ferite, incapaci di porle un freno nel suo ignorante/incosciente continuare ad agitarsi e ferirsi. Come può un uomo che ha anche vinto il nobel (si fa per dire eh! ) non capire che quello non é amore ma sola la debolezza di godere di una compagna di cui non si riesce cmq a fare il bene.

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    karlo

    16/04/2014 18.18.58

    quello che mi lascia in positivo è la forza dei due personaggi intorno ai quali ruota il romanzo; per il resto mi è sembrato giocare su un tema fin troppo usato, con citazioni più che lettura profonda della Storia dai 60 agli 80. Esagero se dico il più grande LIALA di tutti i tempi? :-)

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    stefaniag

    06/01/2013 12.34.42

    Io sono 50/60enne e a dispetto di quanto detto da molti il libro non mi è' piaciuto. Una brutta storia talvolta inutilmente volgare che non mi ha lasciato niente ne' sotto n profilo stilistico ne' come trama. Sconsigliato.

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    cettina drago

    28/07/2012 17.40.12

    Quando, leggendo un romanzo, mi succede di pensare, durante il giorno ai personaggi e sento il loro sentire, alle vicende narrate che assumono un tratto realistico e pieno di vita, allora definisco quel libro intraprendente. Intraprendente perchè è in grado di affrontare una impresa, quella di entrare prepotentemente nella mia mente. "Le avventure di una ragazza cattiva" di Mario Vargas Llosa è un libro intraprendente. E' una storia d'amor fou, o meglio, una storia di un'ossessione d'amore che per trent'anni condiziona le scelte e la vita del protagonista, un giovane peruviano innamorato di una ragazza senza cuore, la nina mala. Guerrigliera e non solo, che assume diverse figure nell'arco del tempo, che seduce gli uomini per un solo scopo: diventare qualcuno, diventare ricca. Complice delle stesse vessazioni che le vengono inflitte, imprime al romanzo un'impronta di passione e di tormento. Lima, Parigi, Madrid, Inghilterra, Giappone sono luoghi diversi, ma che formano un tutt'uno nel romanzo, annullando le distanze geografiche e diventano solo un eco. Gioia narrativa, gusto del racconto elaborano quest'amore fino al masochismo e proprio quando sembra spietatamente concluso, rinasce nella sua espressione più pura e commovente. Ne consiglio la lettura. Premio Nobel 2010.

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    Raffaello

    22/10/2010 08.55.32

    Llosa ci consegna un romanzo d'amore il cui tema è un classico della letteratura di quel genere: il sentimento non corrisposto, fatale. Nelle declinazioni simboliche dei due personaggi antitetici, il protagonista Ricardo, il "niño bueno" e la sua agognata e irraggiungibile "niña mala", si inseguono tutta la vita e non possono sfuggire al loro deterministico destino. Un fatalismo abbastanza consueto nella letteratura latino-americana. La narrazione, se pur con un avvio un pò stentato, non tarderà a coinvolgere il lettore. Chi è che non ha mai vissuto, dalla parte del carnefice o della vittima (o entrambe) almeno una volta una vicenda sentimentale simile a quella che il libro evoca? Qui l'autore sa bene dove va a pescare e con molto mestiere, anche se con tentativi di colpi di scena spesso prevedibili, dipana la storia fino alle sue estreme ed inevitabili conseguenze. Un libro ben scritto su un tema noto, infatti leggendolo ve ne verranno alla mente altri.

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    elisabetta

    16/10/2010 11.53.36

    un premio nobel veramente meritato, basandoci su questo intenso e bellissimo romanzo. una storia ben scritta e ben organizzata, personaggi tratteggiti molto accuratamente e una descrizione degli avvenimenti storici avvincente anche usata come sfondo narrativo...

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    guido

    10/02/2009 15.02.03

    capolavoro della letteratura contemporanea,in cui,le emozioni ed i sentimenti prendono quasi una forma fisica da potere accarezzare delicatamente e dolcemente.

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    lena

    12/05/2008 22.21.46

    Lettura incredibilmente appagante, come essere trasportati da un fiume in piena. Storia d'amore eccezionale, coinvolgente. Grande letteratura, ampio respiro.

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    alessandro

    15/03/2008 16.05.06

    nina mala....."nina mala" doveva essere il titolo,sicuramente più adatto che non la traduzione..a me il libro è piaciuto molto,se posso permettermi direi che per questo libro non esistono stereotipi di persone(50/60enni per esempio) come ogni libro ritengo sia quello che ci trasmette a farci provare sensazioni più o meno forti..se poi ci piacciono le storie d'amore questo ne regala parecchie....buona lettura a tutti... Ale

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    Carlotta

    11/03/2008 09.21.21

    "Avventure della ragazza cattiva"è stato un regalo di mio padre in quanto spesso mi chiama in questo modo..Una bellissima storia d'amore, ogni donna vorrebbe essere amata in un modo così sincero e fedele!

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    Miky

    09/02/2008 16.59.11

    Chi ha detto che ha appassionato solo 50 e 60 enni? Ho 19 anni e lo ritengo il libro più bello da me letto. Sono giovane? può darsi, ma certe parole, certe frasi, certi comportamenti della Nina Mala non me li tolgo dalla testa mai... Forse perchè ho ritrovato qualcosa di me in lei... Da leggere una, dieci, cento volte senza stancarsi mai... Il Nobel? un peccato che non sia arrivato...

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    Corra

    03/02/2008 17.20.42

    Cominciamo col dire che secondo me il titolo non andava tradotto in quanto, nina mala, è semplicemente perfetto.Le prime 150 pagine le ho trovate noiose, poi il libro scorre benone anche se la nina mala non è così seducente come mi sarei aspettato.

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    Layura

    03/07/2007 16.21.41

    Un libro bellissimo, una grande storia d'amore e di passione che si snoda lungo tutto il corso della vita di Ricardo e che lo porta a conoscere (e noi lettori con lui) nuovi luoghi, partendo dal natio Perù fino al Giappone... ogni capitolo è come se fosse un quadro.... ne dipinge i contorni geografici, storici, antropologici... in ogni capitolo quest'amore si avvicina e si allontana, in un gioco che tiene inchiodati a queste pagine... la figura della "nina mala" in fondo non è poi così "mala", in lei Vargas Llosa riesce a farci vedere tutto quello che ha spinto il protagonista ad innamorarsene... Da leggere!

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    Massimo

    20/05/2007 23.47.01

    Ottimo lavoro: piacevole, struggente, ironico e profondo. Dai calzoni corti ai capelli bianchi (e sullo sfondo, discreto, il susseguirsi gli eventi degli ultimi decenni) all’insegna di una “stupida” follia amorosa: così stupida, da riuscire a dare un senso a tutta una vita… Scritto bene, non annoia e fa riflettere. Peccato la traduzione del titolo che forse può attirare, ma non rende proprio il senso del libro.

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    ROKOSSVSKIJ

    03/05/2007 12.27.36

    A me è parso cristallino, dovertentissimo, ed anche emozionante. Forse è più "facile" di altri suoi lavori, ma è sostenuto da una bellissima prosa.

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    claudio

    14/04/2007 08.15.06

    Non avevo letto niente di Vargas Llosa e mi aveva sempre incuriosito l'accenno al mancato riconoscimento del Nobel. Dopo averlo letto e apprezzato (non dò il 5 perchè lo ritengo solo per i capolavori) andrò alla ricerca dei precedenti. Tornando al libro credo che almeno recentemente non avevo letto una storia d'amore così bella e fantasiosa, con i contorni di anni in cui vivevo la mia adolescenza. Da leggere e consigliare.

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    Valentino

    06/03/2007 19.38.45

    Alla fine della lettura, a chi mi ha indicato questo romanzo ho inviato questo messaggio: "Mi hai suggerito un viaggio nelle insondabili grotte dell'amore da cui si esce un po' storditi, ma irrimediabilmente più buoni. Grazie!"

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    Alessio

    05/03/2007 11.11.37

    Libro straordinario, una storia d'amore struggente e tormentata come tutte le grandi storie d'amore..Chi non vorrebbe innamorarsi così follemente una volta sola nella vita?E' una scemenza dire che questo libro possa essere apprezzato molto dai cinquantenni per le rievocazioni storiche ecc...Io ho 27 anni e credo che insieme a Pastorale Americana di Roth sia il più bel libro che io abbia mai letto...

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    claudio

    09/02/2007 19.13.24

    Assolutamente da non perdere. Belle le atmosfere,curato nella trasposizione,intrigante nella storia. Un'alchimia perfetta.

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