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Anno edizione: 2013
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Un crimine o una preghiera, definisce il suo stesso libro l'autore. Un libro che non è un saggio, né un romanzo. Angosciante, ansiogeno, nella sua fredda oggettività. Può piacere o dispiacerre. Di sicuro, la sua lettura non lascia indifferenti.
Un’opera che si presenta con una scrittura volutamente sobria, perché l’orrore non ammette alcuna forma di compiacimento estetico. L’angolatura suggerita dal titolo offre una chiave interpretativa che apre la vicenda a una dimensione profonda, non scandalistica. La postura narrativa di Carrère interroga il male senza teatralizzarlo. "L’Avversario" è un libro che ci conduce nel cuore del "mysterium iniquitatis", aprendo un varco di interrogazione autentica sul male.
Un libro avvincente, una storia terribile, lo scrittore Carrère che incontra ed entra in corrispondenza con Jean-Claude Romand, il colpevole della strage. Alla base di tutto c'è una bugia pronunciata in gioventù, che ha indotto Romand a mentire per il resto della sua vita, "una vita interamente corrosa dalla menzogna". Carrère vede in Jean-Claude "non un uomo che ha fatto qualcosa di agghiacciante, ma un uomo al quale è accaduto qualcosa di agghiacciante, vittima sventurata di forze demoniache". "Colui che la Bibbia chiama Satana: l'Avversario". Nella lettera, che l'autore invia a Romand, il 30 agosto 1993, scrive:"Ai miei occhi, ciò che lei ha fatto non è il gesto di un comune criminale, né di un pazzo, ma da un uomo spinto agli estremi da forze che non controlla, e vorrei mostrare all'opera proprio queste forze terribili".
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