Traduttore: E. Vicari Fabris
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 29 maggio 2013
Pagine: 169 p., Brossura
  • EAN: 9788845927867
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Descrizione

Un libro-verità sulla vicenda giudiziaria del pluriassassino Jean-Claude Romand.

"Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L'inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all'ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell'uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un'autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un'esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato - e turbi, credo, ciascuno di noi." (Emmanuel Carrère)

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Francesco

    07/12/2018 09:51:57

    Per molti il capolavoro di Carrère, personalmente non sono d'accordo ma, se di capolavoro non si tratta, questo è sicuramente il suo manifesto. Una vicenda crudele e terribile in un contesto di una banalità talmente vera da non sembrare reale. Carrère non giudica, ma si limita a fare quello che dovrebbe fare uno scrittore, raccontare, per lasciare al lettore tirare le conclusioni (per quanto possibile). Leggendolo capirete la differenza tra uno scrittore che si occupa di un caso di cronaca e un giornalista e che il nemico più pericoloso sarà sempre quella parte di sé che decidiamo di ignorare.

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    Katya Vettorello

    29/09/2018 12:00:57

    Perché se invece non conosceste affatto chi vi sta vicino, ci avete pensato? Vi è mai venuto il dubbio, un solo minuto, riflettete bene, che chi vi sta al fianco possa essere qualcuno che ha costruito talmente bene una seconda identità da essere disposto a fare qualsiasi cosa – dico qualsiasi cosa - per difenderla, perché essa non sia lesa in alcun modo? Certo che no, non scherziamo. Non è il vostro caso e non conoscete nessuno a cui sia successo. Però Carrère l’ha conosciuta davvero, una di queste persone. L’ha conosciuta e ci ha parlato, l’ha guardata negli occhi, l’ha vista volgerli al suolo. Ci ha parlato non per “i perché”, ché quelli sono chiari a chiunque conosca la storia, una storia vera. Ma per “i come”: come si finisce ad essere qualcun altro, a fare della propria vita un copione d’inchiostro simpatico che nessuno, nessuno, dovrà mai essere in grado di decifrare, pena la più terribile delle fini? Vittima o carnefice? “Sono sicuro che non stia recitando per ingannare gli altri, mi chiedo però se il bugiardo che c’è in lui non lo stia ingannando. […] Non sarà caduto ancora una volta nella rete dell’Avversario?” Vi posso dire solo una cosa: quando avrete letto questo libro nessuna delle vostre domande avrà risposta, nessuna certezza resterà tale e, per un tempo indefinito che starà a voi limitare, il dubbio si insinuerà nelle vostre giornate. Perché diciamocelo, a volte vediamo esattamente ciò che vogliamo vedere. O forse no?

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    Greta

    23/09/2018 13:03:35

    La cosa più agghiacciante di questo libro è il fatto che racconti una storia vera. Romand infatti è un uomo che ha finto per circa vent'anni di essere una persona che non era e poi ha sterminato a sangue freddo sua moglie, i suoi bambini, i suoi genitori e il cane. Carrère ci racconta ciò che è avvenuto dopo questa tragedia con una precisione e una ricchezza di dettagli disarmante. Una lettura imprescindibile che consiglio a tutti.

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    Clara

    23/09/2018 10:26:11

    Non parlerò del contenuto perché quello che Romand ha fatto supera ciò che è umanamente spiegabile. Non c'è redenzione possibile. Non merita perdono dai morti, dai vivi e neanche dal Dio che sostiene di aver incontrato. Applaudirò invece Carrere per aver tentato - ed essere riuscito - nell'impresa più improba di tutte: raccontare. Per averlo fatto con cura, non del dettaglio ma delle persone, del dolore altrui. Lo definirei "educato" se avessi un solo aggettivo per descriverlo. Carrere ha descritto un mostro senza piegarsi a nessun commento di ordine morale laddove puntare il dito non solo sarebbe scontato ma anche comprensibile. Lo stile poi è il suo, o si ama o si odia.

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    RossellaM

    21/09/2018 18:09:12

    La vicenda di cronaca è nota ai più. Quel che è davvero geniale di questo libro, e degno di un maestro della scrittura, è la lucidità e la facilità (se così si può chiamare a libro fatto, perché poi Carrère spiegherà che non è stato affatto semplice compiere quest'opera) con la quale Emmanuel Carrère si cala nella biografia di Jean-Claude Romand e ne descrive gli episodi, cercando di ripercorrerli con la massima oggettività e fattualità, al punto che ci troviamo a leggere il resoconto di quello che sembra quasi essere stato uno spettatore esterno, che ha osservato Romand agire, incartarsi, collassare, senza mai averlo giudicato. Sembra quasi di guardare un film: ho letto questo libro in una mattina soltanto, proprio perché i capitoli passano davanti agli occhi come scene ricostruite alla perfezione. Questo libro ti colpisce dritto al tallone d'Achille: perché, chi di noi non ha mai sentito di trovarsi di fronte a un vicolo cieco, lì dove devi scegliere se avere il coraggio di dichiarare un fallimento agli altri e rimetterti in sesto, o nasconderlo cercando di sistemare le cose e uscirne indenne? Chi di noi non ha mai dovuto fare i conti con l'immagine che vuole dare di sé agli altri? Qui sta la straordinarietà di questo libro: ci mostra come da quel punto preciso dove prima o poi giungiamo tutti, se si sceglie male, si può aprire una strada che porta dritta al baratro. Vale come monito, sebbene Romand abbia ereditato i suoi problemi con la verità e la menzogna già dall'infanzia. Libro magistrale.

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    Giuseppe

    19/09/2018 09:01:24

    “L' Avversario” è la storia vera di Jean-Claude Romand, un uomo che ha vissuto la propria vita nella menzogna, una menzogna che lo logora al punto da trasformarlo in un killer. Carrère non assolve quest'uomo, con il quale instaura anche una fitta corrispondenza, cerca però di immedesimarsi in lui senza mai giudicarlo, di entrare nella sua testa per capire cosa scatta nel cervello di una persona che arriva a compiere tali atrocità. E' un libro forte che entra nelle vene e nelle nostre coscienze come una lama e ci fa riflettere.

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    Stefania

    18/09/2018 18:44:12

    L'Avversario -> Satana. Carrère nelle vesti di giornalista racconta la vicenda di cronaca che vede Jean-Claude Romand mentitore, truffatore e assassino che, dopo diciotto anni di menzogne (nei confronti di tutti) e truffe per sfuggire al giudizio dei suoi cari, decide di porre rimedio ai suoi problemi. A partire dall'esame di ammissione al terzo anno di Medicina non dato, da lì partono le menzogne di Romand che si accumuleranno anno dopo anno, fingendo di essere un Medico dell'OMS e di avere conoscenze, convegni e progetti di vita fasulli. Nessuno in 18 anni di vita si è mai fatto venire lo scrupolo, né moglie né migliori amici. Assurda la vicenda, viene narrata e presentata dagli occhi dello stesso Carrère che in prima persona gestisce le ""sue"" indagini e che riesce, seppur oggettivamente non ci siano molte considerazioni da fare, ad avere un certo distacco senza né giudicare né redimere il carnefice. Non si cerca di giustificare, né di condannare nessuno, ma si definisce un ritratto psicologico di un uomo che è un patologico bugiardo, non tanto nei confronti della società, ma soprattutto nei confronti di sé stesso (non si ricorda qual è la verità, la sua mente crea bugie per giustificarsi). Lettura un po' angosciante.

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    Orsola

    18/09/2018 07:39:19

    “L' Avversario” è la storia vera di Jean-Claude Romand, un uomo che ha vissuto la propria vita nella menzogna, una menzogna che lo logora al punto da trasformarlo in un killer. Carrère non assolve quest'uomo, con il quale instaura anche una fitta corrispondenza, cerca però di immedesimarsi in lui senza mai giudicarlo, di entrare nella sua testa per capire cosa scatta nel cervello di una persona che arriva a compiere tali atrocità. E' un libro forte che entra nelle vene e nelle nostre coscienze come una lama e ci fa riflettere.

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    Antonio

    17/09/2018 21:28:48

    Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi invano. L'inchiesta rivelò che non era affatto un medico, anzi non era niente. Diciotto anni a mentire, diciotto anni perpetrando un'unica bugia. Ma le menzogne per loro natura tendono a nascondere una verità. Invece, la menzogna di Romand non nascondeva nulla, perché lui era il nulla. Sul punto di essere scoperto ha preferito sopprimere le persone di cui non sarebbe riuscito a sopportare lo sguardo, crollando insieme al flebile castello di carte che aveva tenuto su per diciotto anni con raggiri e anche molta fortuna. Ma il peso delle fandonie diventa ad un certo punto insostenibile, schiacciando l'animo, annientandolo. La storia, la vera storia di Jean-Claude Romand ne è testimonianza. Testimonianza scritta da Carrère con grande eleganza. Una scrittura essenziale, senza fronzoli, ma mai banale, capace di presentarci con vivide immagini la persona (e non il personaggio) di Jean-Claude Romand. Insomma, un libro stupendo.

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    Annamaria

    17/09/2018 19:41:09

    “Non sono mai stato così libero, la mia vita non è mai stata così bella. Sono un assassino. La mia immagine agli occhi della società è la peggiore che possa esistere, ma è più facile da sopportare che i miei vent’anni di menzogne”. • Il 9 Gennaio del 1993 Jean-Claude Romand uccide sua moglie Florence, i suoi figli Antoine e Caroline, ed infine i suoi genitori. Questo tragico evento di cronaca nera impazza su tutti i giornali e cattura l’attenzione dello scrittore Emmanuel Carrère che decide di dar vita ad un libro in cui racconta di questa vicenda. È così che vede la luce “L’avversario”, il cui protagonista è un uomo che ha mentito per 18 anni in merito al suo lavoro, ai suoi guadagni e addirittura alla sua salute. Si potrebbe pensare che Carrère abbia avuto un compito facile possedendo già tra le mani una storia che si scrive da sé, ma non è così. Qual è il punto di vista da utilizzare per parlare di una tale tragedia? Quello dello scrittore, dell’assassino o delle vittime? Si può riuscire ad essere obiettivi davanti a tanta crudeltà? Ma soprattutto, qual è l’atteggiamento che bisogna assumere per parlare ad un serial killer? Carrère ha avuto questi ed altri dubbi, di cui parla alla fine della sua opera, che per un periodo di tempo lo hanno portato a pensare di abbandonare questo progetto, ma poi è riuscito brillantemente a mettere nero su bianco il caso Romand, usando uno stile giornalistico unito alla sua sensibilità di scrittore, e ha dato vita ad un capolavoro.

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    Meriam

    17/09/2018 16:35:07

    Scritto benissimo, decisamente interessante

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    Dal mio BLOG erigibbi.it

    08/01/2018 11:29:18

    Chi è Jean-Claude Romand? Jean-Claude amava leggere ed era avanti di un anno. In quinta elementare ha vinto il primo premio. I vicini, i cugini e i maestri lo ricordano come un ragazzino giudizioso, calmo e obbediente. Come ha fatto un bambino giudizioso, calmo e obbediente a diventare un adulto che ha sterminato la sua famiglia? Tutto è “partito” con una semplice, semplicissima bugia inerente un esame all’università: Jean-Claude disse che lo aveva superato brillantemente quando in realtà all’esame non si era nemmeno presentato. L’esame in realtà è stato il grande pretesto, il fattore scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il vaso; infatti anche se da bambino Jean-Claude non mentiva spudoratamente comunque nascondeva alla sua famiglia il suo mondo interiore. Il problema era già presente. Carrère ha scritto questo libro in tono giornalistico, come fosse una telecronaca e trovo che questo stile si adatti ad un libro del genere e soprattutto all’intento dell’autore che non voleva crearne una storia romanzata. Il suo stile è essenziale, senza fronzoli e in questo modo riesce a trasmettere perfettamente la brutalità e la freddezza con cui Jean-Claude Romand ha compiuto i suoi crimini. L’avversario è stata per me una lettura sconvolgente. È impensabile che tutto questo sia partito da una semplice bugia. Verissimo, Romand presentava difficoltà nell’espressione emotiva fin da bambino, ma mai avrei pensato che tutto questo potesse portarlo a degli efferati omicidi e a mentire sulla propria vita per diciotto anni con qualsiasi persona entrasse in contatto con lui. Una lettura da fare almeno una volta nella vita.

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    Giuly

    18/07/2017 17:38:57

    Quando la realtà supera la più macabra delle fantasie. Una lettura agghiacciante, allucinante, che ha saputo regalarmi brividi gelidi nonostante il caldo torrido dell'estate. Carrère riesce nella difficile impresa di insinuare il dubbio nel lettore, di lasciargli la sgradevole sensazione che possa esserci un demone dentro ognuno di noi, dormiente ma pronto a sferrare il suo attacco. Perché Romand, in fondo, altro non è che una persona come noi.

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    stefano

    14/02/2017 08:16:06

    Carrère lascia sempre il segno. Nei suoi romanzi, scritti, articoli, saggi nulla è mai banale, scontato, fatuo. Questo lavoro è un tentativo eccellente di far conoscere l'anima oscura del male, quella che si nasconde e si esplica nel quotidiano da una persona qualunque. Il mondo familiare si piega e muore sotto i colpi di un individuo dal profilo psichiatrico criminale, mimetizzatosi per anni attraverso l'uso spavaldo di una doppia vita. Un bugiardo seriale, crudele e banale allo stesso tempo. C'è una parte di noi, in quell'uomo. Attenzione!

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    giorgio g

    29/01/2017 08:39:22

    Il libro comincia fulmineamente. Gli omicidi perpetrati da Jean-Claude Romand sulla moglie, sui figli e sui genitori sono svelati fin dalle primissime righe. Dopo, la scoperta della verità e delle motivazioni dei delitti continuano con un ritmo più pacato. A cosa si deve la serie di fatti di sangue? Ad un insieme di menzogne, iniziate con la mancata frequenza ai corsi di medicina all'Università e proseguite con l'invenzione di un prestigioso lavoro in un Centro di Ricerca e con varie truffe (per giustificarne gli introiti ed un dispendioso tenore di vita) perpetrate ai danni dei genitori e dell'amante. Si arriva al processo, alla giusta condanna all'ergastolo ed all'espiazione della pena. L'opera si chiude con la frase: "Sono sicuro che non stia recitando per ingannare gli altri, mi chiedo però se il bugiardo che c’è in lui non lo stia ingannando." È un interrogativo che ci poniamo anche noi.

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    vittorio pisa

    29/10/2015 19:41:52

    Quante difficoltà ho trovato nel recensire questo romanzo. Scrivo, infatti, dopo mesi dalla conclusione della lettura. Ogni volta cominciavo e poi lasciavo stare. Sentivo di non riuscire a trovare subito la chiave giusta perché mi restava sempre addosso un senso di turbamento che non andava via. Ecco, è proprio questo il significato del romanzo. Carrere riesce a mettere il lettore davanti uno specchio, senza che quest'ultimo si accorga di guardare la propria immagine riflessa. Nessuno meglio di lui (Truman Capote?) riesce a raccontare un fatto di cronaca, come quello descritto in questo romanzo, con la stessa lucida follia e fredda brutalità di chi lo ha commesso, come fosse un fatto normale, come se appartenesse alle capacità di ognuno. Ecco la forza straordinaria di questo romanzo e la dote unica del suo autore. Con uno stile inimitabile, (asciutto ed essenziale), a metà tra il giornalismo di inchiesta ed il romanzo autobiografico, Carrere ripercorre la vita del suo protagonista e progressivamente conduce il lettore nella mente dell'assassino e gli fa rivivere la sua storia come fosse la propria, tanto da suscitare, alla fine, un sentimento di comprensione e indulgenza che possiamo riservare solo a noi stessi. Scusate se è poco. Alla fine gli ho preferito (di poco) Limonov, ma questo romanzo è un grande romanzo. Applausi.

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    francesco v

    02/10/2015 09:15:37

    Il Carrere di Limonov mi aveva a tratti infastidito. Qui siamo al limite del capolavoro. Non per la storia (vera) , ma per come viene descritta: lo stile, la essenzialità, la giusta distanza, il ritmo serrato. Rischio di esagerare, ma quando fa "cronaca" Carrere è superiore anche a Truman Capote

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    Lee66

    21/07/2015 19:10:29

    Contrariamente a quanto si possa pensare il libro non riporta un semplice dossier giornalistico relativo a una storia di cronaca orribile, ma piuttosto descrive l'esperienza umana, per quanto terribile, di un uomo comune, sicuramente malato. L'autore ne ripercorre la storia avvicinandosi pericolosamente alla sua psiche restandone turbato e soprattutto cercando di capirne la dinamica demoniaca (e da qui il titolo dell' "Avversario" come contrapposizione al "Bene" in termini biblici). Una vicenda che fa riflettere su come l'uomo possa sprofondare nelle nefandezze della propria natura più nascosta, ripropone il problema della possibile concessione del perdono, e su come il male possa anche avere il suo fascino. Da leggere.

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    Michele Goci

    19/06/2015 19:39:50

    Ottimo libro. L'ho letto qualche mese fa e mi ha colpito profondamente. Ottimo l'approccio dell'autore ad una storia che poteva facilmente sfociare nella spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca nera. Invece, per fortuna, Carrère ha dato vita ad un'opera letteraria a pieno titolo: profonda, intensa, spiazzante.

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    francesco

    15/03/2015 15:02:09

    Bellissimo romanzo, malgrado coloro che lo banalizzino a resoconto giornalistico, grande stile, grande intreccio, inquietanti personaggi-non solo il protagonista-una storia di cui anche noi lettori facciamo parte. La menzogna come una nostra, umana, troppo umana, categoria della vita. E chi sostiene il contrario è un bugiardo, sa di esserlo e mente anche a se stesso

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