Traduttore: S. Guerrini
Curatore: C. Azzara
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 16 giugno 2011
Pagine: 463 p., Brossura
  • EAN: 9788815149398
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    Daniele

    27/07/2013 15:24:44

    Notevole opera, quella di James, in cui si trovano riassunte le ultime correnti in voga nella storiografia della tarda antichità: una comprensione delle fonti scritte che vada al di là del senso allora definito dall'autore, mai come in questo periodo storico ingannevole e pregiudiziale nei confronti della verità, una notevole preparazione archeologica sulla cui base confermare o, spesso, ribaltare le fonti scritte, e una conoscenza dell'antropologia storica che permetta nuovi punti di vista sul rapporto quanto mai abusato tra "romano" e "barbaro", consentendo di trovare una via d'uscita allo sterile dibattito tra le teorie sulla "fine dei tempi" e lo "scontro di civiltà" che per decenni hanno avuto come campo di battaglia ideale il turbolento periodo che va dal III al VI secolo della nostra era. Proprio i caratteri sopra elencati ne fanno un terreno fertilissimo per l'odierna storiografia, dove l'interpretazione di una sola frase di Ammiano Marcellino o dei resti di un villaggio sassone sono soggetti a infinite ipotesi sulle quali la più probabile risulta vincente dopo attenti e minuziosi confronti con tutto il materiale storico disponibile. Due episodi mi impediscono di dare il massimo del punteggio a questo libro: la mancanza di alcun cenno al secondo sacco di Roma dell'età cristiana, perpetrato dai Vandali di Genserico nel 455 d.C., e la confusione, presumo dovuta al traduttore, tra il San Colombano che si spostò in Francia, Svizzera e infine Italia, dove fondò il monastero di Bobbio, e San Columba, "Colum Cille", il nobile santo irlandese che fece dell'isola di Iona in Scozia il suo rifugio e in questo libro velocemente ritratto.

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Questo libro, che esce ora in traduzione italiana (l'originale, Europe's Barbarians: A.D. 200-600, è del 2009), si inserisce in maniera piuttosto originale nel recente dibattito sulla nozione di "barbaro". Occorre infatti precisare che la storiografia, a partire dagli anni sessanta del XX secolo, ha intrapreso un lungo e articolato processo, per molti versi non ancora concluso, di revisione delle categorie con cui affrontare lo studio dei rapporti tra mondo romano e popolazioni "altre". Sostanzialmente, viene abbandonata la visione essenzialista dell'identità, la quale aveva dominato il panorama politico-culturale (con esiti tragici) fino alla seconda guerra mondiale. Ciò ha comportato di dover ripercorrere tutti i concetti legati allo studio delle cosiddette "invasioni barbariche" alla luce di nuove modalità interpretative, sulle quali non vi è ancora un accordo totale degli studiosi. Tale premessa è funzionale a illustrare il grande pregio del lavoro di Edward James, che è appunto l'approccio storiografico con cui egli affronta lo studio dei temi in oggetto. Di ogni argomento, si ripercorre, in maniera esaustiva e con prosa oltremodo scorrevole, la storia dei relativi studi: ecco che di concetti ritenuti fondamentali per l'analisi del ruolo dei "barbari", quali etnia, regnum, gens (solo per fare alcuni esempi), questo libro illustra le molteplici posizioni all'interno del panorama storiografico degli ultimi trent'anni, tra le quali si inserisce l'originale riflessione dell'autore in merito.
Nello specifico, James dedica particolare attenzione a tutti i tre momenti in cui generalmente si suddivide la storia dei "barbari": la formazione di gruppi etnici sia all'interno che all'esterno del mondo romano (secoli I-III), il loro stanziamento come nuclei autonomi sul territorio dell'impero (secoli IV-V) e la definitiva sostituzione delle istituzioni imperiali con forme statuali derivate dall'incontro tra Roma e barbari (secolo VI). Lungo questo percorso l'autore si serve con estrema cautela di una molteplicità di fonti, anch'esse oggetto di dibattito circa il loro corretto uso, se non addirittura circa la legittimità del loro impiego. Mi riferisco al complesso rapporto, sovente conflittuale, fra testi letterari e archeologia. I primi, infatti, sono variamente influenzati dai modelli culturali greco-romani, da cui deriva la nozione stessa di "barbaro". A loro volta, i dati archeologici richiedono di essere interpretati dai moderni, con il rischio che ciò avvenga sulla base di preconcetti storiografici desunti da una lettura superficiale delle fonti letterarie. In questa delicata operazione, James riesce a mantenere un discreto equilibrio tra la necessità di supplire con l'archeologia all'insufficienza delle fonti scritte e l'ipercriticismo che talvolta coglie la revisione dell'intera documentazione sui barbari.
Tali caratteristiche – approccio storiografico, illustrazione delle fonti, panoramica storica di ampio respiro – fanno sì che il lavoro di James si caratterizzi come una sintesi di pregio che può tranquillamente fungere da strumento propedeutico in un corso universitario e come tale si presume che sia stata inserita nella collana "Le vie della civiltà" della casa editrice il Mulino.
Mattia Balbo