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Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava - Aldo Cazzullo - copertina

Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava

Aldo Cazzullo

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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 22 ottobre 2013
Pagine: 137 p., Brossura
  • EAN: 9788804633457
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"Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. L'Italia in cui siamo cresciuti era più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C'erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri. Era un Paese più semplice, senza tv a colori, computer, videogiochi. Però il futuro non era un problema; era un'opportunità." Aldo Cazzullo racconta ai ragazzi di oggi la storia della sua generazione e quella dei padri e dei nonni, "che non hanno trovato tutto facile; anzi, hanno superato prove che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Hanno combattuto guerre, abbattuto dittature, ricostruito macerie. Hanno fatto di ogni piccola gioia un'assoluta felicità anche per conto dei commilitoni caduti nelle trincee di ghiaccio o nel deserto. Mia bisnonna sposò un uomo che non aveva mai visto: non era la persona giusta con cui lamentarmi per le prime pene d'amore. Mio nonno fece la Grande Guerra e vide i suoi amici morire di tifo: non potevo lamentarmi con lui per il morbillo. L'altro nonno da bambino faceva a piedi 15 chilometri per andare al lavoro perché non aveva i soldi per la corriera: come lamentarmi se non mi compravano il motorino?". I nati negli anni Sessanta non hanno vissuto la guerra e la fame; ma sapevano che c'erano state. Hanno assorbito l'energia di un Paese che andava verso il più anziché verso il meno. Hanno letto il libro Cuore, i romanzi di Salgari, Pinocchio, i classici. Non hanno avuto le opportunità dell'era digitale...
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    FW

    24/08/2015 12:44:14

    Piacevole lettura, molto scorrevole. L'inizio e la fine sono una breve critica mentre i capitoli centrali sono dedicati agli ultimi decenni, nessuna analisi del passato ma più che altro un'elenco, una carrellata di fatti, di personaggi, di ricordi...il rischio è di poterlo trovare noioso, però a mio parere preso nella maniera giusta crea sicuramente qualche emozione in chi ha vissuto anche solo uno di quei decenni.

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    Raffaele

    21/02/2014 18:09:40

    Un bel libro, a fine lettura, non si può che dedurre: basta piangere! Ben scritto, un vero plauso alla comparazione dei ricordi presenti e remoti; un libro che tutti dovremmo, leggere. Consigliatissimo.

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    anna

    15/02/2014 16:33:38

    Per chi ha 50 anni come me non può non apprezzare il libro di Cazzullo. Mi ha fatto ricordare cose che neanche pensavo più d'averle vissute. Bravo, mi ha fatto riflettere sul fatto che si dice spesso"si stava meglio quando si stava peggio" in parte vero e in parte no.

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    Giacomo

    28/01/2014 18:34:40

    Strepitoso! Un bellissimo dipinto dell'Italia dai nostri oni ai nostri figli per andare (finalmente) oltre il pessimismo dilagante e smettere di lamentarsi ma rimboccarsi le maniche della vita e apprezzare tutto ciò che abbiamo

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    Dario c.

    25/01/2014 14:14:50

    Via gli autori come Cazzullo ! E' uno dei pochi che cerca di ricordarci di stringere i denti, di non frignare e di non perdere la speranza. Anche se talvolta mi ricorda gli storici degli anni '80 d'ispirazione socialista nazionale, il suo messaggio e' chiaro fin dal titolo.

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    michele68

    03/01/2014 21:44:39

    Mi permetto di dedicare questo libro a tutti quelli che considerano la storia del nostro Paese con gli orizzonti temporali che più gli fanno comodo, a coloro che incessantemente invocano gli interventi degli enti pubblici, a chi strumentalizza i gesti estremi di persone disperate. Non voglio essere polemico, tento di fare ogni giorno la mia parte nel modo migliore per raggiungere risultati significativi. Condivido con l'Autore la regola di esprimermi con il "noi", ma tristemente troppe volte mi è stato risposto "parla per te": individualismo, familismo, corporativismo, cooptazione, assistenzialismo e tanto altro ancora, non è questo il mio Paese, dove "fare sistema" è una locuzione che non riesce ad attecchire e realizzarsi, ma non solo da ora o 10 anni fa. Fa bene l'Autore a ripercorrere la storia del secolo scorso, con i presupposti opportuni vi troveremmo molti "semi" da utilizzare per riportare a regime la nostra economia e tutto il resto di conseguenza: welfare, previdenza, istruzione, sanità e quant'altro.

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    alce67

    31/12/2013 12:47:29

    Per i 45enni come me è un libro simpatico; si ripercorrono alcune amenità della nostra infanzia per provare che la qualità della vita di allora non era migliore di quella attuale. In più c'era solo la radicata prospettiva futura di un progressivo miglioramento. La tesi è corretta e l'autore invita tutti a riprendere in mano i propri destini invece di lasciarsi travolgere dal pessimismo o andare per forza a cercare responsabilità altrui. Si resta molto sulla superfice a colpi di nostaglia stile "Anima mia". Divertente e con qualche messaggio controcorrente.

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    Maurizio Bonfante

    21/12/2013 17:42:34

    Aldo Cazzullo ha colpito nel segno. Non si tratta di sapere se si stava meglio 10 anni fa o mille, come qualcuna ha scritto, ma si tratta di vedere le cose nella loro ampiezza. E' vero i giovani di oggi (parlo dai venti ai quaranta) non fanno che lamentarsi e accusare la nostra generazione (sono del 51) di aver spalmato i nostri debiti su di loro. Ma quale generazione non ha lottato per un piccolo posto al sole? E quale generazione non ha dovuto pagare gli errori delle classi precedente? Una lotta spesso dura e aspra. I giovani hanno trovato una società che se pure imperfetta è senza ombra di dubbio migliore di quella che abbiamo trovato noi e tocca a loro con l'intelligenza e voglia di fare a migliorarla ci sono opportunità infinite sia in Italia sia all'estero, bisogna solo aver voglia di fare. (e non di piangere) Ovviamente la colpa è anche nostra, sono troppo viziati, e quando qualche cosa va male, come in questo periodo, di demoralizzano e alzano bandiera bianca, per fortuna non tutti, altrimenti saremo messi molto male. Vedo molti giovani che partono e vanno a trovarsi il lavoro do c'è, come facevamo noi, con mezzi che non erano certamente quelli di adesso. Ci siamo trovati i debiti della guerra, eppure non siamo stati noi ad andare per le piazze a cantare "Giovinezza" e "Fischia il sasso". Trovo il libro di Cazzullo (che rispetto a noi era un privilegiato)un bellissimo saggio su quello che era la vita di un tempo e di oggi. Pertanto un incoraggiamento ai giovani, fate vostro questo tempo,ricordate che nulla viene dato gratis, pertanto rimboccatevi le maniche che il tempo è dalla vostra parte. Un saluto da Maurizio

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    Guglielmo

    28/11/2013 17:44:38

    Cazzullo scopre che stiamo meglio di cent'anni fa (e non ti dico di mille anni fa), ma non si ricorda che stiamo peggio di dieci anni fa. E invece di dire: "non lasciate che vi tolgano quanto è stato faticosamente conquistato, lottate per conservarlo e stare ancora meglio", ci consiglia di non lamentarci. Ma và...

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    Malo

    31/10/2013 17:06:38

    Giusto. Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno al paese dei piagnoni e dei viziati!

Vedi tutte le 10 recensioni cliente

Se sei nato nel 1966 in un piccolo paese del Piemonte, come Alba, se hai sentito le storie che raccontavano i tuoi nonni e i tuoi bisnonni, se anche tu hai ricevuto la formazione civica del libro Cuore e lo spirito avventuroso dei romanzi di Salgari, allora sarà inevitabile annuire durante la lettura di ogni singola pagina di questo agile saggio di Aldo Cazzullo.
Il giornalista italiano, editorialista del Corriere della Sera e autore di interessanti saggi dedicati alla storia recente e al costume degli italiani, come Outlet Italia e Viva l’Italia!, scrive un divertente resoconto degli ultimi quarant’anni di storia nazionale, dal primo passo sulla luna alla tv a colori, dai successi della “Valanga azzurra” ai mondiali di calcio. Un vero e proprio viaggio alla scoperta dei fenomeni che hanno segnato la nostra epoca e che ci hanno reso il popolo che siamo.
Scorrendo le pagine di questo libro si assiste a una vera e propria trasformazione della nostra società nel corso degli anni: un passaggio davvero sorprendente per la sua rapidità e per la radicalità del mutamento nelle abitudini della vita quotidiana. Nel giro di poco meno di cinquant’anni siamo passati da una società rurale, basata sul lavoro manuale e incentrata sulla famiglia allargata, a una società post industriale, liquida e rarefatta, in cui la famiglia ha perso progressivamente il suo ruolo centrale. Un popolo che faticava a conquistare ogni comodità, non possedeva mezzi di produzione né macchine, in balia di malattie inguaribili come il tifo e il colera, reduce da guerre sanguinarie e da crisi incipienti è diventato in un lasso di tempo relativamente breve quello che vediamo oggi, un popolo pignone, pessimista, quasi arreso di fronte alle difficoltà. Difficile credere che quelle stesse persone siano i nostri nonni. Gente che ha vissuto l’avvento dell’era tecnologica, le crisi petrolifere, la Guerra Fredda e il terrorismo senza cedere mai al nichilismo e alla sfiducia.
Eppure basta fare un semplice sforzo di memoria, aprire qualche vecchio cassetto delle nostre case di famiglia, per cogliere la grande bellezza di ciò che siamo stati. I giocattoli di legno, le gite in montagna con la famiglia, seduti in macchine scomode e mal riscaldate, con panini imbottiti e merende preparate in casa, i giornalini e le riviste di costume e poi la cronaca, le imprese della nazionale di calcio e i misfatti della piccola malavita locale e di provincia. Per non parlare dei grandi rivolgimenti sociali, le bombe e le stragi, le crisi globali, l’emigrazione di massa dei ragazzi del sud, l’industrializzazione del nord, il cemento e i campetti di calcio in ogni quartiere. Tutto quello a cui abbiamo assistito inermi, tutto quello che è successo prima che la divisione tra apocalittici e integrati venisse soltanto pensata, viene descritto in queste interessanti pagine. Scopriamo in questo modo che un tempo eravamo una società capace di uscire da un dopoguerra tragico soprattutto attraverso la creatività e che la paura per l’avvenire ha preso il sopravvento sul coraggio di compiere scelte definitive proprio adesso che tutte le opportunità, grazie alle nuove tecnologie, sono a portata di mano.
Aldo Cazzullo ci ricorda da dove veniamo e cosa siamo diventati. Lo fa mostrando una via di uscita e ispirando un maggiore ottimismo, instillando quel senso di orgoglio nazionale che forse ci manca da troppo tempo.

  • Aldo Cazzullo Cover

    Giornalista italiano. Dopo quindici anni a "La Stampa" di Torino, dal 2003 è inviato speciale ed editorialista del "Corriere della Sera". Ha raccontato le Olimpiadi di Atene e di Pechino, gli attentati dell'11 settembre, il G8 di Genova, gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi ad opera delle Brigate Rosse.Tra i suoi libri, pubblicati da Mondadori e incentrati in gran parte sul tema dell'identità nazionale, ricordiamo: Ragazzi di via Po (1997), I ragazzi che volevano fare la rivoluzione (1998), Il caso Sofri (2004), I grandi vecchi (2006), Outlet Italia. Viaggio nel paese in svendita (2007), L'Italia de noantri. Come siamo diventati tutti meridionali (2009), Viva l'Italia! Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione (2010), La... Approfondisci
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