Curatore: F. Panzeri
Editore: Bompiani
Edizione: 4
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 novembre 2001
Pagine: 143 p., Brossura
  • EAN: 9788845250187
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Descrizione
"Forse c'è inconsciamente in me un aspetto poematico. Un po' come in "Biglietti agli amici". Vorrei fare altri libri come questo. Prose concluse in poche righe, che abbiano un loro suono, una loro voce": così diceva Tondelli in una delle ultime interviste, poco prima di scegliere di farlo diventare non più solo un libro per "pochi" ma per "tutti" i lettori. La voce di queste pagine è quella dell'interiorità, dello sguardo contemplativo, dell'osservazione sulla propria vicenda personale con il tempo e con il mondo. Così i "biglietti agli amici" raccontano l'intuizione di un sé che ritrae, che assume il "frammento" e "l'elegia" come condizione esistenziale.

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    Piervittorio

    21/09/2018 04:56:53

    La storia editoriale di Biglietti agli amici è tanto intrigante quanto la raccolta dei 24 biglietti, stazioni di una giornata scandita nelle sue ore della notte e del giorno. Nasce infatti come regalo di Natale, scrittura privata per i propri amici, stampato in un numero limitato di copie e poi ristampato - oscurando le dediche dei biglietti - per coprire i prezzi della precedente tiratura. La ristampa però riporta un errore: i nomi dei destinatari dei biglietti non vengono oscurati e quelle copie saranno distrutte per sempre per mantenere l’anonimato delle persone coinvolte. Saranno dei recuperi editoriali successivi a tramandare l’eredità I Tondelli racchiusa in questo libriccino di dotta felicità. Bellissimo ma per pochi!

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    Massimo Sannelli

    10/05/2005 17:48:56

    Bisognerà sradicare a poco a poco un equivoco troppo grosso e grezzo: non è più possibile identificare a priori il frammento con il non-finito, anzi il frammento è troppo-finito, e in quanto tale rigenera il rapporto con la realtà ed è «trasparente» (Wahl). Non c’è nulla di più possibile dell’abbandono, per separazione o per morte: l’assenza del corpo, che si allontana, o la sua distruzione, per morte, causano l’abbandono. Ciò che si abbandona è il corpo, ciò da cui si è abbandonati è il corpo dell’altro. Ma il corpo è anche il libro, evoluzione prolungata della scrittura di partenza: non per sublimazione o metaforicamente, ma realmente, il libro è il corpo che il lettore mangerà. La stessa scrittura mangia la realtà, come la macchina da presa, che è Occhio-Bocca. La scrittura mangia la realtà, il testo scritto è corpo, e il lettore mangia il corpo, la realtà, il testo, la scrittura. Empirismo, perché si tratta di cose esistenti (testi) e di un continuo raccogliere-descrivere-mangiare; ma empirismo eretico, nel suo contraddire il materialismo grezzo, a furia di amare pregando (cfr. Camere separate, p. 997 del 1. vol. delle Opere). Queste sono le implicazioni di un rapporto (Bibbia-frammentazione-scrittura-corporeità) che punta decisamente verso una complessità non «postmoderna»: quasi una sorta di philosophia/teologia perennis, per la quale i rapporti testuali conservano, e possono mostrare, filiazioni e affinità sconvolgenti. Chi vuole, potrebbe impostare un’estetica compiuta su questi problemi: l’uno è nell’altro.

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