Bitches Brew - CD Audio di Miles Davis

Bitches Brew

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Artisti: Miles Davis
Supporto: CD Audio
Numero supporti: 2
Etichetta: Columbia
Data di pubblicazione: 26 maggio 2008
  • EAN: 0074646577424

12° nella classifica Bestseller di IBS Cd musicali CD - Musica Jazz - Jazz internazionale

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Disco 1
1
Pharaoh'S Dance
2
Bitches Brew
Disco 2
1
Spanish Key
2
John My Laughlin
3
Miles Runs The Voodoo Down
4
Sanctuary
5
Feio
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    sergio

    17/05/2020 18:57:14

    MERAVIGLIOSO MERAVIGLIOSO MERAVIGLIOSO

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    Roberto

    16/05/2020 22:40:17

    Il disco che ha cambiato il jazz, anzi la musica. Perché non è solo jazz; è molto di più. Qui si và oltre. Si superano i termini che limitano i generi musicali e non esistono più jazz, rock, funky. Miles Davis e i suoi musicisti danno vita ad un disco che ha fatto storcere il naso ai puristi del jazz, ma che è stato una ventata di energia per tutta la musica. Un disco che ha 50 anni, ma non è vecchio, tutt'altro. È un disco attualissimo. In una sola parola: un capolavoro

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    Renè

    11/05/2020 12:51:58

    Miles Davis è un genio che non sta mai fermo (non uso il passato perché i geni non muoiono mai...). 11 anni dopo "Kind of Blue" rivoluziona di nuovo il jazz e, scoprendo l'Africa, avvicina il mondo degli appassionati rock. Altra pietra miliare che non può mancare in una discoteca casalinga seria!

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    Sandro G 74

    04/05/2020 06:55:24

    Opera totale,un tipo di fusion che ha rivoluzionato il modo d'intendere il genere stesso, jazz, rock, psichedelia, etnica e tanto altro. Una band fuori dal comune per tecnica ed espressività, disco fondamentale di tutta la musica del '900. Capolavoro assoluto

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    Rosi

    25/09/2019 11:10:50

    Miles Davis è un trombettista eccellente e tra i migliori musicisti dell'era jazz. Questo disco è il mio preferito infatti ci sono canzoni come "Feio" e "Bitches Brew" che sono immortali anche se commercialmente è meno conosciuto. Da avere.

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    zionino

    20/09/2019 13:36:14

    Una pietra miliare. Da avere assolutamente. Il prezzo, inoltre, invoglia parecchio.

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    IO SONO NESSUNO

    06/08/2019 12:32:24

    IL PRODOTTO E' UNO DEI CAPOLAVORI DEL GRANDE MILES DAVIS PER CUI HO RISCOPERTO UN DISCO CHE CONOSCEVO GIA'.\nSERVIZIO IBS SEMPRE BUONO

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    Armando

    18/07/2019 13:38:21

    Bitches Brew è uno scorcio di quella torrida giungla elettrica dov’è Davis si è ampiamente infiltrato dal 1967 sfornando album del calibro Miles in the Sky, Filles De Kilimanjaro, In A Silent Way e per l’appunto il maestoso e divino Bitches Brew. E una fotografia dei Sessanta che trapassano nei Settanta. Inevitabilmente: battesimo di un jazz-rock che è già fusion, e cioè fusione, nelle strutture della jam psichedelica proprie dell’epoca (Davis vorrà dividere il palco con gente come Grateful Dead e Santana), di jazz, rock, elementi etnico-esotici e della classica contemporanea (in Europa, in questo stesso contesto, si muovono i Can). Premesso ciò, per l’orecchio veramente attento, questo disco non può non suonare ancora come modernissimo, e quindi, in quest’epoca post-post, profondamente datato, noioso. Padre, Miles, dopo questa primogenitura, di tanti di quei figli degeneri. La decostruzione maceriana (esposta in primo piano, con le brusche cesure e gli abbassamenti di dinamica dell’iniziale Pharaoh’s Dance; con la voce di Davis che dirige nella title track) diluisce i temi e sublima la pulsazione funk, crea atmosfere umide e sospese, intensamente chiaroscurali, lunghe divagazioni dominate da una selva di intrecci percussivi, la tromba di Miles più ruvida, aggressiva che mai. Fino alla conclusiva, elegiaca, Sanctuary. Costruito per sfruttare il successo di questa nuova musica chiamata rock, il disco vendette in poco tempo mezzo milione di copie, accolto molto bene anche dalla critica. Eppure, il vice-direttore di Rolling Stone, Ralph J. Gleason, accusò Macero di avere ucciso il jazz con quella sua cosmetica di studio. E in Italia si parlò di un “Davis elettronico”. Tutto falso e tutto vero. Perché siamo sicuri che la rivoluzione del taglia e cuci digitale Davis l’avrebbe apprezzata e anche molto.

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    Nora

    28/06/2019 11:08:07

    Bitches Brew è un doppio album jazz di Miles Davis, pubblicato nel 1970 dalla Columbia Records. L'opera ha vinto un Grammy Award nel 1971 come miglior album jazz strumentale e nel 1999 il Grammy Hall of Fame Award. La copertina e l'atmosfera del disco sono un riferimento all'Africa, humus culturale cui Miles Davis attinge per le composizioni dell'album. Elementi che caratterizzano il lavoro sono: l'uso di strumenti elettrici, la massiccia post-elaborazione delle registrazioni in studio, la dissoluzione della struttura classica della forma "canzone" in favore della libera improvvisazione, l'assenza di melodie memorizzabili, e la lunga durata dei pezzi. Secondo alcuni critici questo album ha inaugurato lo stile jazz-rock definito fusion. Nonostante la sua complessità, Bitches Brew ebbe un grande successo di pubblico, sia tra gli amanti del rock che tra gli appassionati di jazz (fu primo nella classifica USA degli album jazz), anche se molti amanti del jazz tradizionale lo rifiutarono. Vendette più di mezzo milione di copie e rappresenta il secondo miglior successo commerciale della storia del jazz, dopo Kind of Blue (1959) dello stesso Davis.

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    Claudio Ti

    16/04/2019 16:49:56

    Quando Miles Davis decise di sperimentare una nuova esperienza musicale incise un paio di LP con il supporto di strumentisti che lo accompagnavano con strumenti elettrici. In questo album, si manifesta la svolta radicale verso un'atmosfera musicale realmente prossima al rock. Due tastieristi, un bassista ed un chitarrista elettrici, la tuba e la tromba di Miles amplificata (e colorata) accanto ad Wayne Shorter in gran forma. rendono queste incisioni un caposaldo della storia del Jazz e non solo.

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    Leo

    22/09/2018 12:23:31

    Nella sua lunga carriera Miles Davis ha attraversato la storia e gli stili del jazz.Questo disco, registrato nel 1969, rappresenta la cosiddetta svolta elettrica di Davis ed è da molti indicato come il primo album di jazz-rock. L'dea era di rivolgere la sua musica al pubblico di Jimi Hendrix. Il disco fu inciso in tre giorni di improvvisazioni sul posto con una orchestra elettrica che comprendeva tre tastieristi, tre batterie, due bassisti, il sassofono di Wayne Shorter e la chitarra di John McLaughlin. Una musica piena di emozioni viscerali e della meditabonda cupezza che Davis portava in ogni cosa che toccava.

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    Armando

    27/05/2014 20:36:30

    Grande album "Bitches Brew" di M. Davis che sul finire del 1967 precisamente nel mese di dicembre impose ad Harbie Hanckock di suonare un Fender Rhodes piano elettrico e a Ron Carter di passare al basso elettrico, da quel momento Miles sperimentò con un gruppo di giovani musicisti portandoli in studio di registrazione per registrare una serie di albums definiti "Rock-Jazz" in poche parole "Fusion". Il primo album è Filles The Kilimanjaro, seguito da In A Silent Way per arrivare al grande magistrale "Bitches Brew" registrato nell'estate del 1969 che segnerà una svolta importante nella storia della musica e di M. Davis, primo disco jazz nella storia della musica ad aggiudicarsi il disco d'oro e successivamente quello di platino vendendo 2 milioni di dischi nei soli USA.

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    Alex Lugli

    01/06/2009 12:25:21

    Miles Davis è stato un compositore, trombettista jazz statunitense, considerato uno dei più influenti, innovativi ed originali musicisti del XX secolo. È molto difficile disconoscere a Davis un ruolo di innovatore e genio musicale. Dotato di uno stile inconfondibile ed una incomparabile gamma espressiva, per quasi trent'anni Miles Davis è stato una figura chiave del jazz e della musica popolare del XX secolo in generale. Dopo aver preso parte alla rivoluzione Bebop, egli fu fondatore di numerosi stili jazz, fra cui il Cool jazz, l'Hard Bop, il Modal jazz ed il jazz elettrico o jazz-rock. Secondo alcuni, "Bitches Brew" è l'album di jazz che ha venduto più copie: altri hanno contestato i dati, e alcuni hanno detto che non si tratta di jazz. Sicuramente fu il primo disco d'oro di Davis e vendette più di mezzo milione di copie, proiettando Miles tra le stelle della scena rock, con i quali, subitò dopo, inziò a partecipare ai grandi concerti allora in voga. "Bitches Brew" è un doppio album, datato 1970. Il disco è stato registrato in soli tre giorni: 19-21 agosto 1969. Sono stati utilizzati diversi strumenti elettronici, come pianoforte, basso e chitarra elettrica, e si discosta dai ritmi abituali del jazz tradizionale, adottando un nuovo stile, fatto di improvvisazioni influenzate dalla musica funk. Secondo i critici questo album ha inaugurato lo stile jazz-rock definito fusion. "Bitches Brew" ebbe un grande successo di pubblico, sia tra gli amanti del rock che tra gli appassionati di jazz, anche se molti amanti del jazz tradizionale lo hanno rifiutato. Vendette più di mezzo milione di copie e rappresenta il secondo miglior successo commerciale della storia del jazz dopo l'epocale, fondamentale "Kind Of Blue" (1959) dello stesso Davis. Brani epocali come "Bitches Brew", "Spanish Key", "John McLaughlin", "Miles Runs The Voodoo Down", "Sanctuary" e "Feio" (bonus track sull'edizione CD), mettono in luce la grandezza di un artista unico che con la sua grande musica ha stupito, incantato ed emozionato.

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  • Miles Davis Cover

    Trombettista statunitense di jazz. Dal '45 al '48 suonò con Charlie Parker, al cui stile contrappose un proprio solismo lirico e riflessivo, più parsimonioso di note; nel '48-49 si avvicinò al cool jazz (incisioni con Lee Konitz, Gerry Mulligan ecc.), distinguendosene per una più incisiva vena ritmica e pudicamente blues. Queste qualità, unite a un suono essenziale e lancinante, emersero più chiaramente negli anni successivi, durante i quali D. poté essere considerato il più originale musicista jazz fra l'esperienza bop e lo hard bop. Con lo storico quintetto fondato nel '55 (comprendente John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers, e Philly Joe Jones) e con il gruppo del '58-60, sempre con Coltrane, D. utilizzò scale modali (assorbendo... Approfondisci
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