Chiudi

Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.

Bitches Brew

Con la tua recensione raccogli punti Premium
Artisti: Miles Davis
Supporto: Vinile LP
Numero supporti: 2
Etichetta: Columbia
  • EAN: 0888751119017

nella classifica Bestseller di IBS Vinili Musica Jazz - Jazz internazionale

Salvato in 106 liste dei desideri

€ 22,95

€ 25,50
(-10%)

Punti Premium: 23

Venduto e spedito da IBS

spinner

Disponibilità immediata

Quantità:
VINILE

Altri venditori

Mostra tutti (3 offerte da 24,90 €)

Disco 1
1
Pharaoh's Dance
2
Bitches Brew
Disco 2
1
Spanish Key
2
John Mclaughlin
3
Miles Runs The Voodoo Down
4
Sanctuary
4,57
di 5
Totale 7
5
5
4
1
3
1
2
0
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    sergio

    24/02/2021 19:58:53

    capolavoro assoluto

  • User Icon

    Armando

    21/07/2019 12:47:28

    Bitches Brew è uno scorcio di quella torrida giungla elettrica dov’è Davis si è ampiamente infiltrato dal 1967 sfornando album del calibro Miles in the Sky, Filles De Kilimanjaro, In A Silent Way e per l’appunto il maestoso e divino Bitches Brew. E una fotografia dei Sessanta che trapassano nei Settanta. Inevitabilmente: battesimo di un jazz-rock che è già fusion, e cioè fusione, nelle strutture della jam psichedelica proprie dell’epoca (Davis vorrà dividere il palco con gente come Grateful Dead e Santana), di jazz, rock, elementi etnico-esotici e della classica contemporanea (in Europa, in questo stesso contesto, si muovono i Can). Premesso ciò, per l’orecchio veramente attento, questo disco non può non suonare ancora come modernissimo, e quindi, in quest’epoca post-post, profondamente datato, noioso. Padre, Miles, dopo questa primogenitura, di tanti di quei figli degeneri. La decostruzione maceriana (esposta in primo piano, con le brusche cesure e gli abbassamenti di dinamica dell’iniziale Pharaoh’s Dance; con la voce di Davis che dirige nella title track) diluisce i temi e sublima la pulsazione funk, crea atmosfere umide e sospese, intensamente chiaroscurali, lunghe divagazioni dominate da una selva di intrecci percussivi, la tromba di Miles più ruvida, aggressiva che mai. Fino alla conclusiva, elegiaca, Sanctuary. Costruito per sfruttare il successo di questa nuova musica chiamata rock, il disco vendette in poco tempo mezzo milione di copie, accolto molto bene anche dalla critica. Eppure, il vice-direttore di Rolling Stone, Ralph J. Gleason, accusò Macero di avere ucciso il jazz con quella sua cosmetica di studio. E in Italia si parlò di un “Davis elettronico”. Tutto falso e tutto vero. Perché siamo sicuri che la rivoluzione del taglia e cuci digitale Davis l’avrebbe apprezzata e anche molto.

  • User Icon

    Nora

    28/06/2019 11:07:14

    Bitches Brew è un doppio album jazz di Miles Davis, pubblicato nel 1970 dalla Columbia Records. L'opera ha vinto un Grammy Award nel 1971 come miglior album jazz strumentale e nel 1999 il Grammy Hall of Fame Award. La copertina e l'atmosfera del disco sono un riferimento all'Africa, humus culturale cui Miles Davis attinge per le composizioni dell'album. Elementi che caratterizzano il lavoro sono: l'uso di strumenti elettrici, la massiccia post-elaborazione delle registrazioni in studio, la dissoluzione della struttura classica della forma "canzone" in favore della libera improvvisazione, l'assenza di melodie memorizzabili, e la lunga durata dei pezzi. Secondo alcuni critici questo album ha inaugurato lo stile jazz-rock definito fusion. Nonostante la sua complessità, Bitches Brew ebbe un grande successo di pubblico, sia tra gli amanti del rock che tra gli appassionati di jazz (fu primo nella classifica USA degli album jazz), anche se molti amanti del jazz tradizionale lo rifiutarono. Vendette più di mezzo milione di copie e rappresenta il secondo miglior successo commerciale della storia del jazz, dopo Kind of Blue (1959) dello stesso Davis.

  • User Icon

    Armando

    05/05/2019 01:45:02

    Grande album "Bitches Brew" di M. Davis che sul finire del 1967 precisamente nel mese di dicembre impose ad Harbie Hanckock di suonare un Fender Rhodes piano elettrico e a Ron Carter di passare al basso elettrico, da quel momento Miles sperimentò con un gruppo di giovani musicisti portandoli in studio di registrazione per registrare una serie di albums definiti "Rock-Jazz" in poche parole "Fusion". Il primo album con l’uso di strumenti elettronici è Miles in The Sky, poi seguono Filles The Kilimanjaro e In A Silent Way per arrivare al grande magistrale "Bitches Brew" registrato nell'estate del 1969 che segnerà una svolta importante nella storia della musica e di M. Davis, primo disco jazz nella storia della musica ad aggiudicarsi il disco d'oro e successivamente quello di platino vendendo 2 milioni di dischi nei soli USA e dando il via ad un genere musicale nuovo definito Jazz-Rock (Fusion) dove Miles pubblicherà per tutto il resto della sua vita album importanti quali Jack Johnson, Live Evil, On The Corner, BigFun, Get Up With It e tanti altri album di quel genere da lui sperimentato e cambiato.

  • User Icon

    Claudio Ti

    16/04/2019 16:48:02

    Quando Miles Davis decise di sperimentare una nuova esperienza musicale incise un paio di LP con il supporto di strumentisti che lo accompagnavano con strumenti elettrici. In questo album, si manifesta la svolta radicale verso un'atmosfera musicale realmente prossima al rock. Due tastieristi, un bassista ed un chitarrista elettrici, la tuba e la tromba di Miles amplificata (e colorata) accanto ad Wayne Shorter in gran forma. rendono queste incisioni un caposaldo della storia del Jazz e non solo.

  • User Icon

    Armando

    15/12/2018 13:17:31

    Eccellente doppio LP di Miles Davis “Bitches Brew” . Bisogna ascoltare per capire la genialità del “Prince Of Darkness”.

  • User Icon

    il biagesco

    30/06/2017 18:33:52

    IL PRIMO IMPATTO AUDIO NON SODDISFA MA POI RIASCOLTATO VARIE VOLTE VIENE APPREZZATO

Vedi tutte le 7 recensioni cliente
  • Miles Davis Cover

    Trombettista statunitense di jazz. Dal '45 al '48 suonò con Charlie Parker, al cui stile contrappose un proprio solismo lirico e riflessivo, più parsimonioso di note; nel '48-49 si avvicinò al cool jazz (incisioni con Lee Konitz, Gerry Mulligan ecc.), distinguendosene per una più incisiva vena ritmica e pudicamente blues. Queste qualità, unite a un suono essenziale e lancinante, emersero più chiaramente negli anni successivi, durante i quali D. poté essere considerato il più originale musicista jazz fra l'esperienza bop e lo hard bop. Con lo storico quintetto fondato nel '55 (comprendente John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers, e Philly Joe Jones) e con il gruppo del '58-60, sempre con Coltrane, D. utilizzò scale modali (assorbendo... Approfondisci
Note legali
Chiudi