Le botteghe color cannella. Tutti i racconti, i saggi e i disegni

Bruno Schulz

Curatore: F. M. Cataluccio
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 aprile 2008
Pagine: 530 p., Brossura
  • EAN: 9788806193638
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Descrizione
Insieme a Gombrowicz e Witkiewicz, Bruno Schulz completa la grande triade della letteratura polacca del Novecento. I suoi racconti costituiscono un unico ciclo di ricordi d'infanzia, un album di abbaglianti quadretti a colori dove la fanciullezza riappare rimescolata e incongrua come nei sogni. Tutto ruota attorno ad un padre mattoide, venditore di stoffe in un quartiere dove proliferano odorose botteghe di merci rare. Lo stile pirotecnico, prodigo di aggettivi e incline all'ornamento metaforico, lascia trasparire, dietro l'esuberanza irrefrenabile delle immagini grottesche e il furore analogico, la miseria e il decadimento dell'impero asburgico. Tra oggetti che si animano e personaggi che si deformano in fantocci, Schulz fa della gioventù l'archivio di ogni scoperta.

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    Mutzenbacher

    22/09/2018 21:31:18

    Con una prosa allucinata e visionaria, Bruno Schulz trasfigura la natìa cittadina galiziana di Drohobycz in cui trascorse quasi ininterrottamente l’intera esistenza, in un luogo onirico, a partire dalla grande casa di famiglia col sottostante negozio di tessuti, fino alla piazza, alle strade costellate da “botteghe color cannella”, ai quartieri periferici e alla campagna circostante. E’ un mondo coloratissimo ma con tinte spesso surreali e cangianti, che sembra echeggiare certi sfondi di Chagall con paesi sghembi, dalle casette addossate sotto un assurdo e fantastico firmamento multicolore, un’influenza pittorica che sembra aleggiare anche nell’ispirazione di alcune scene, come quella dei ciclisti che si disperdono pedalando nel cielo. Assolutamente da leggere!

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    Volpe

    22/09/2018 14:36:52

    Leggere le parole di Schulz è come aprire un barattolo di miele, osservare a lungo la sostanza ambrata, annusarla fino a restare storditi da quel lieve odore che parla di campi lontani, sgranati, fotografie in seppia di un'infanzia forse vissuta, forse immaginata. E' così che prendono vita i racconti di questo straordinario autore, racconti assumono i contorni favolistici della fanciullezza, misteriosi e straordinariamente brillanti. E' una Galizia colma di odori, colori e sapori quella che Schulz ricorda dalla propria fanciullezza, abitata dai famigliari eppure inquietanti adulti che ruotano attorno alla propria vita, primo fra tutti il padre, ora benevolo ora folle. Ma riproporre un'idea della ricchezza linguistica e descrittiva è difficile, e ricreare quell'atmosfera magica che permea ogni pagina del libro impossibile. Posso solo essere felice che einaudi abbia riproposto questo interessantissimo scrittore nella sua collana letture, e consigliarlo a qualunque lettore di buon gusto. Impossibile restarne delusi

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    Stefano Zanardi

    19/09/2018 10:31:59

    Mitologia domestica fra Kafka e Chagall. Non lasciatevi ingannare dalla semplicità minimalista della copertina (giustamente color cannella). Questo libro è un tripudio pirotecnico di colori, suoni, luci, atmosfere. Anche il titolo è in parte menzognero, perché oltre alla raccolta di racconti del ‘33 intitolata appunto Le botteghe color cannella il libro raccoglie, come recita il sottotitolo, “Tutti i racconti, gli inediti e i disegni”. In pratica l’opera completa per quanto riguarda la grafica e la narrativa. A leggere questi racconti si rimane subito spiazzati, perché la narrazione, pur muovendo sempre da personaggi e fatti concreti, scivola di continuo in descrizioni di Cieli, Atmosfere, Stagioni, Panorami, come se la Natura e la Materia fossero le vere protagoniste di tutte queste storie. Eppure le storie sono ancora quelle con la s minuscola. Shulz non parla mai della Storia, ma solo delle proprie storie personali, di un passato intimo e domestico che si ripresenta alla memoria con una sorta di distorsione dovuta alla distanza temporale non meno che all’affetto e all’incanto con cui l’autore vi si rivolge. Ecco perché lui stesso definisce i suoi racconti una ricostruzione mitologica della propria infanzia. Non però quella fatta di Eroi e di grandi imprese, ma piuttosto una mitologia tascabile, ordinaria, domestica. Come attraverso la mitologia gli antichi hanno rappresentato la storia di un’umanità bambina, così Bruno Schulz ha voluto mettere in scena la propria infanzia, a metà strada tra ricordo e immaginazione. Ne emerge un mondo ‘diverso’ eppure riconoscibile, molto simile a quello rappresentato nelle opere di Kafka, Kubin e Chagall.

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    Cristiano Cant

    01/06/2017 07:35:46

    Cadono su questa terra angeli pignorati, protestati, costretti a lasciare la loro mansarda di cielo per dolci distrazioni, sviste nel pagare le rette, inadempienze scusabili. Bruno Schulz è stato uno di questi, e su questo suolo, da qualche periferia ben nascosta, ha restituito e rifatto, migliorandolo, quell'ambiente sospeso fra favola e incubo, devozione e ricordo che è Le botteghe color cannella. Libro che non si dimentica, che resta nelle costole della vita, al centro esatto della commozione assoluta, come un diadema di splendente grandezza. Un negozio aperto solo di notte i cui interni sono un alito confuso di incenso, vernice, tessuti, lacche, grembiuli, barattoli, sedie rovesciate, animali impagliati, polvere di purissima magia. Un mondo nel quale una frase come: "mi parve d'aver riposto un'aurora a dormire nel comò" può aver piena cittadinanza. Non c'è felicità terrena in grado di pareggiare e rendere queste pagine, perché quando la letteratura cinge la vita nel suo lato più arcano riesce a mostrarne mostra anche i lati oscuri, il dentro, l'intraducibile chimica onirica che spazia e colma - per fortuna - questa sosta umana persa fra secche orrende e vicoli storti. L'amore per il padre tocca vertigini senza uguali, un eroe in grado di assumere migliaia di sembianze, più che uno scudo a proteggere questo figlio spaurito, timoroso, che lo esalta e lo adora in pagine il cui commento è autentica umidità negli occhi. Libro prodigioso, una tovaglia scossa con forza che scaraventa per aria, come d'incanto, immagini spiazzanti, inattese, folgori, disegni. Stelle ingobbite che cantano come un soprano leggero, un cumulo di regali e suggestioni simile a una "donchisciotteria notturna", segreti appesi su una forca gioiosa, un ripostiglio di pagine che è la sala delle feste, la fantasia in contromarcia che stordisce e risolve. E ancora l'eco del padre, torre e simbolo di commosso amore: "Quell'uomo straordinario che difese la causa persa della poesia". Sommo capolavoro.

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    alida airaghi

    10/06/2015 08:35:18

    Nella stessa atmosfera che anima le pagine di Kafka, di Musil, di Singer e di Canetti, si muoveva Schulz, timido e malato professore di disegno, vissuto sempre in famiglia, senza mai uscire dalla natia Drohobycz. E si muoveva con l'impaccio di chi abita preferibilmente le stanze del pensiero, e quando è costretto a uscirne subisce l'impatto con un esterno deformato e allucinante. Quello che Schulz ha scritto costituisce un ininterrotto viaggio a ritroso nella mitica infanzia: "Il genere d'arte che mi sta a cuore è appunto la regressione...Il mio ideale è di 'maturare' fino all'infanzia". Ci troviamo davanti a una reinvenzione totale, a un'esasperazione, a una magia caleidoscopica dei minimi appigli forniti dalla memoria. Monumento di quest'infanzia è il padre Jakub, mercante di stoffe, che volteggia folletto in un oscuro negozio dagli scaffali di muffa, in una casa dalla stanze che si rincorrono, in una cittadina le cui vie scompaiono e ricompaiono nelle nebbie, le cui carrozze corrono senza cocchieri...Jakub è insieme vittima e creatore di metamorfosi, illusionista e demiurgo che muore e resuscita, si rinsecchisce e si espande, diventa mosca uccello pompiere scarafaggio, e crede nei miracoli eretici, nati dall'assurdo, da situazioni illogiche in cui tutto può accadere. Il regno di questa potenzialità del tutto, e della distruzione, è la materia "priva di iniziativa propria, lascivamente arrendevole", tuttavia anche "oppressa" e sofferente nelle forme immobili, nei "manichini" in cui uomini e dei la costringono. Questa materia schulziana non produce storia né cronaca: ogni avvenimento assume la potenza e la necessità dei destini biblici, l'infallibilità del fato. Schulz arriva dove lo spiritualismo più esasperato confina con un materialismo conseguente fino all'autocreazione. I suoi racconti si concludono tutti in una misura perfetta, senza un filo di retorica o una sbavatura, ma così, con indifferenza, come se dovessero anch'essi ricominciare subito da capo.

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    armando

    07/04/2012 12:27:27

    Bellissimo libro. La cosa che più mi dispiace è di averlo trascurato per ben 41 anni della mia vita (un grazie di cuore alla persona che me lo ha fatto conoscere). Da leggere assolutamente.

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    Maria Luisa Valeri

    26/02/2012 16:20:58

    Ho letto questo romanzo almeno venti anni fa, ma alcune delle sue più significative pagine, mi sono rimaste dentro. UN AUTENTICO CAPOLAVORO VISIONARIO E CONTEMPORANEAMENTE REALISTA.

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    raineri lucio paolo

    25/06/2010 12:16:26

    Nella vita si perde sempre qualcosa anche a viverla intensamente...questo libro lo stavo per perdere! Se amate la scrittura densa, fatta di parole che sembrano pennellate di colore; se amate leggere e rileggere uno stesso periodo sino a comprenderne la musicalità e a provarne un piacere crescente, leggete questo libro,unico, atipico,distaccato come ogni pezzo d'arte.

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    baton

    14/05/2010 13:28:17

    L'anello di congiunzione tra Kafka e Céline. Immenso.

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    claudio

    11/03/2009 15:37:17

    Grandissimo libro di una fantasia visionaria.

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