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Bryan Ward Perkins

Traduttore: M. Carpitella
Editore: Laterza
Edizione: 3
Anno edizione: 2010
Formato: Tascabile
Pagine: VIII-293 p. , ill. , Brossura

4 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Storia: teoria e metodi

  • EAN: 9788842092308

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    claudio

    29/04/2016 18.39.11

    L'Autore è convinto che Roma sia caduta e che contemporaneamente sia finita anche la civiltà. I barbari germanici dopo diversi tentativi, attraversarono in pochi anni il Reno e il Danubio, i confini naturali dell'Impero e dilagarono in Britannia, nella Gallia, nella Spagna, giungendo alla fine anche in Africa. L'esercito romano subì sconfitte su sconfitte e questo giustifica la caduta di Roma. Per quanto riguarda la civiltà, l'Autore ricorre alla scoperta di manufatti più o meno pregiati per dimostrare la sua tesi. E anche le dimensioni delle vacche, prima, durante e dopo l'impero romano confermano la sua tesi. In certe zone dell'Impero, prima di tornare ai livelli del IV secolo, ci vorranno addirittura centinaia d'anni.

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    dike1127

    26/08/2013 09.09.32

    Non sgradevole, ben argomentato, ma un po' ripetitivo, soprattutto nella seconda parte.

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    Gianni F

    31/07/2013 23.17.00

    sottoscrivo quanto detto da Riccardo (che ringrazio per i suoi consigli sui testi da leggere riguardo questo argomento). Aggiungo inoltre che l'Autore fa notare come la caduta dell'Impero Romano non fosse stato dovuto "perché i provinciali da lei assoggettati lottarono per la «libertà»". Questo significa che la caduta di Roma, aldilà delle mille ragioni addotte dagli storici da secoli, non fu sicuramente dovuto a insurrezioni popolari come ragione principale. Perché? Perché il livello di benessere generale raggiunto all'interno dell'Impero fu talmente elevato che non si sarebbe rivisto per molti secoli dopo la caduta. Ma è interessante anche la critica a un'analisi revisionista di stampo franco-tedesca che vede la caduta di Roma come a qualcosa di positivo, indolore e quasi naturale e necessario, dove i Franchi sono visti come i precursori dell'Europa (!) e Carlo magno come l'uomo nuovo che vuole unificare l'Europa (!!). Questa ridicola visione dell'Europa piace molto ovviamente al malcelato ego dei francesi e dei tedeschi (che come si sa hanno "in comune" i Franchi e Carlo Magno, per poi detestarsi in silenzio, e ne sono privilegiato testimone in quanto vivo in Francia), ma è storicamente falso se non scorretto moralmente. E' vero che lo scopo di Roma non era quello di unificare l'Europa, ma neanche Carlo Magno, interessato solo al potere come ogni imperatore, lo voleva col suo "Sacro Romano Impero" (che secondo la penna pungente di Voltaire non era "né Sacro, né Romano, né Impero"). In effetti, esso non era affatto la continuazione del vecchio Impero Romano (di cui il continuatore ufficiale, morale e storico era l'Impero Bizantino). Insomma, Ward-Perkins ha scritto un libro molto leggibile, di stampo scientifico ma soprattutto se non obiettivo, onesto, come ha fatto notare con altre parole Riccardo. Da leggere sicuramente per capire che la caduta di Roma fu davvero la caduta della civiltà e per lasciare stare le sciocche tesi revisionistiche.

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    Riccardo

    04/06/2012 13.23.07

    L'opera si inquadra in quella branca tipicamente anglosassone della storia di Roma che tende a considerare la caduta del suo impero come frutto quasi esclusivo di una serie di sconfitte militari (Vedi Peter Heather), anzi, di una in particolare: Adrianopoli. Il libro è ben fatto, fruibile e ben documentato. L'autore mette subito in guardia il lettore fin dalle primissime pagine: lui non ha mai amato i romani. Li ha sempre considerati gente boriosa e piena di se. Ciò non ostante riconosce che la civiltà romana, in fondo qualcosa di buono l'ha fatta e che la sua fine ha rappresentato una caduta del mondo occidentale in una sorta di paleolitico. Questo va naturalmente contro tutta una serie di orientamenti della storiografia medievale moderna che si sforza di dimostrare come in fondo il medioevo non è stato un susseguirsi di secoli bui, ma al contrario un periodo estremamente vivo e vivificante della cultura europea. Perkins è un archeologo: le sue analisi e le fonti che cita sono tipiche del mondo dell'archeologia. Unica pecca: spiega il come, ma non il perché. Già Montesquieu osservava che una battaglia può far cadere un impero, ma solo se questo è già in parte deceduto. Come mai, del resto, dopo Canne i romani si ripresero? Come mai lo fecero anche dopo Teutoburgo e dopo Arausio, ma non furono in grado di farlo dopo Adrianopoli? Questo Perkins non lo spiega. A parte questo, è un libro decisamente da leggere.

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