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Traduttore: R. Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2010
Pagine: 142 p. , Brossura
  • EAN: 9788807018060

Satira religiosa, realismo magico o blasfemia? José Saramago, il premio Nobel per la Letteratura nato in Portogallo e auto esiliatosi sull’isola di Lanzarote per evitare lo scontro con la chiesa cattolica lusitana, torna a parlare di religione. Nel 1991 aveva già pubblicato Il vangelo secondo Gesù Cristo, un romanzo che reinterpretava dal punto di vista storico tutte le vicende narrate nel Nuovo Testamento. Così la nascita di Gesù, la sua adolescenza, il rapporto con la Maddalena e persino il rapporto con dio venivano presentati secondo un’ottica dissacrante e sovversiva, razionalizzando gli eventi sovrannaturali e attribuendo ai personaggi i vizi, le passioni e i difetti di ogni uomo. Oggi, a distanza di vent’anni, Saramago torna a parlare di quel dio ingiusto e vendicativo e per farlo utilizza uno dei personaggi più bistrattati dell’Antico Testamento: Caino. Il secondogenito di Adamo ed Eva, è l’archetipo dell’assassino, che per invidia nei confronti di un fratello mite e amato da dio, si arma e sferra contro suo fratello un colpo mortale.
Il signore condannerà Caino ad errare come un vagabondo per i deserti della terra, ma prima segnerà la sua fronte con un marchio, un monito lanciato a tutti coloro che lo incontreranno perché non lo uccidano e non compiano la vendetta che dio stesso ha deciso di evitare. Uno degli episodi fondanti della religione e della morale cattolica, quello da cui sorge il rimorso per il peccato e il senso di fallibilità umana, diventa il perno intorno a cui Saramago ribalta completamente gli eventi biblici. Si scopre allora che Caino è un agricoltore altrettanto mite e servizievole di Abele, deriso e ignorato da dio arbitrariamente. Si comprende come l’ubbidienza cieca dell’uomo nei confronti del suo dio, è un giogo sulle spalle di molti uomini di fede, incapaci di contrastare la volontà di una divinità capricciosa ed arrogante.
Caino, invece, tratta il suo creatore come un essere alla pari, lo contesta punto su punto, lo sfida e poi deluso lascia la sua strada per vagare nel mondo. E in queste pagine ostiche, pregne di significato, scritte con una prosa complessa e piena di rimandi, c’è tutta la parabola dell’uomo errante, che vaga nello spazio e nel tempo, ma anche, secondo l’etimologia, commette degli errori. Caino dubita, cade e si rialza, contesta quello che vede e affronta l’ineluttabile. Rappresenta l’uomo in rivolta contro la divinità, attraverso un dialogo sprezzante e oltraggioso in cui i ruoli finiscono per confondersi. In sella a un mulo, che arranca sulle pendici dei monti e attraversa i deserti, il giovane Caino conoscerà la lascivia alla corte della regina Lilith, la compassione nel braccio teso di Abramo sulla testa di suo figlio Isacco, ma anche la furbizia degli angeli, i sotterfugi e le trame degli abitanti di Babele e la sorte infausta toccata alla città di Sodoma. Al di sopra di tutto, c’è l’immagine di un dio pronto a punire, ma mai altrettanto rapido ad evitare che il peccato venga commesso. Un’ingiustizia che tutti vedono, ma che solo uno ha il coraggio di dire in faccia al signore. Ed è la ribellione del figlio a causare le ire delle autorità ecclesiastiche di ieri e di oggi. José Saramago è empio e sacrilego quando nel suo romanzo dà voce al giudizio della creatura sull’operato del suo creatore e giudice:

- Sono il signore sovrano di tutte le cose
- E di tutti gli esseri, dirai, ma non di me e della mia libertà.
- Libertà di uccidere
- Come tu sei stato libero di lasciare che uccidessi Abele quando era nelle tue mani evitarlo. Sarebbe bastato che per un attimo abbandonassi la superbia dell’infallibilità che condividi con tutti gli altri dei, sarebbe bastato che per un attimo fossi realmente misericordioso, che accettassi la mia offerta con umiltà… Gli dei, e tu come tutti gli altri, hanno dei doveri nei confronti di coloro che dicono di aver creato
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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    lhl

    16/02/2016 13.45.28

    Senza peli sulla lingua, senza inibizioni, senza mezze misure. Semplicemente, quello che ha da dire, lo scrive. Più scorrevole di altri, probabilmente altrettanto complesso nei significati, forse poteva allungare il viaggio di caino ad altre metafore simboliche

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    PROT

    03/04/2015 09.32.14

    Primo libro di Saramago che leggo (ma di certo non ultimo), ho trovato questo racconto molto sarcastico e per un cristiano credente non facile in alcuni punti da digerire, comunque originale come rivisitazione di alcuni importanti passi biblici

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    nino nucita

    18/02/2015 13.18.00

    da uno degli autori che più amo ho ricevuto una sonora delusione...l'invettiva contro il Cristianesimo, che altrove è tratteggiata con più sobrietà (vedi "Il Vangelo secondo Gesù Cristo") qui appare eccessiva e dozzinale, ai limiti della volgarità. Come ho letto in un altro commento, ciò è dovuto forse al fatto che il romanzo è stato scritto all'indomani dell'"esilio volontario" dovuto alle critiche piovute addosso a Saramago per via delle prese di posizioni anticlericali; si nota, in maniera abbastanza evidente, la voglia dello scrittore di togliersi qualche soddisfazione, qualche sassolino dalla scarpa...il modo, però, l'ho trovato un pò...pacchiano. Peccato!

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    angelo

    01/02/2015 21.59.43

    Ingredienti: un omicida quasi involontario costretto ad una vita errante, un viaggio attraverso tutti gli episodi più celebri del vecchio testamento, un dio rancoroso, invidioso e vendicativo che interviene nelle vicende umane, un esercizio letterario su temi noti traboccante di stile, profondità, ironia e lucidità. Consigliato: a chi vuol rileggersi la Bibbia da una prospettiva poco divina ma molto umana, a chi vuol trovare un finale diverso (e più originale) al diluvio universale.

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    LeoDingi

    31/07/2014 15.14.11

    Saramago è un grandissimo scrittore. In Caino trovo ecceda nei toni e nei modi, forse perché scritto nell'età in cui ci si vogliono togliere i sassolini dalle scarpe. L'ho letto tutto, è breve, ma con un po' di fastidio. No, speravo meglio.

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    fratango

    08/06/2013 19.54.54

    Difficilissimo dare un giudizio su uno scritto di Saramago, uomo geniale, innovatore, diverso. Questo libro è un racconto molto divertente, meno cinico e serio del "Vangelo secondo Gesù Cristo". Una ironica rilettura dell'antico testamento. Saramago sopravvive a molti altri.

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    Gondrano

    11/04/2012 16.02.36

    Il solito buon Maestro, non raggiunge le sue vette ma sforna comunque un'opera di buon livello, acuta, sarcastica e dissacrante come solo lui sapeva fare.

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    Michael Moretta

    06/04/2012 16.51.50

    Libro semplicemente stupendo. Francamente non vedo il motivo di ritenerlo blasfemo. È semplicemente un riuscito esercizio di Saramago di mostrare la meschinità e la cattiveria di cui è intrisa la Bibbia. Ho letto sia il Vecchio che il Nuovo Testamento, non per credo religioso ma solo per curiosità intellettuale, e non sono molti i libri in cui ho trovato così tanti episodi di violenza, così tanti morti, così tante vendette ed insensatezze, così tanto fanatismo fatto passare per religione. Quindi la rappresentazione di Saramago mi trova perfettamente d'accordo. Tanto per cominciare la scelta di Caino, preso a modello di crudeltà dalla religione tradizionale e qui invece utile guida attraverso i vari episodi narrati nel Vecchio Testamento. Nelle scorrerie di Caino attraverso il tempo ci vengono riproposti i classici accadimenti.....la distruzione di Sodoma e Gomorra, la distruzione della Torre di Babele, la vendetta per l'episodio del Vitello d'oro, la distruzione della famiglia e dei possedimenti di Giobbe, la pretesa che Abramo uccida suo figlio Isacco, dialogo questo, come detto in precedenza da qualcuno, eccezionalmente comico, la permanenza di Caino nel palazzo di Lilith, per finire con l'episodio dell'Arca di Noè. In tutti questi avvenimenti ci sono morti e violenza. E gli occhi e le orecchie di Caino non riescono a capacitarsi di quello che vedono e soprattutto delle giustificazioni che il signore dà per questi suoi atti. Un dio malvagio e meschino non ha fatto altro che creare un mondo a sua immagine e somiglianza. In tutto questo Saramago mette la sua sapienza letteraria ed il suo umorismo, così da rendere il libro facile e scorrevole, pur essendo un'opera che dovrebbe far riflettere molto, soprattutto chi vede nella religione cattolica un dogma ed un qualcosa dominato dall'amore....ahimè non è proprio così!

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    giulio

    06/01/2011 11.19.19

    Certo non sarà intenso come "il vangelo secondo Gesù cristo",non sarà emozionante come "Cecità", non sarà poetico come "il viaggio dell'elefante" o non sarà "impegnato" come il "Saggio sulla lucidità" ma leggendolo viene da dire semplicemente Josè Saramago.Sono pochi gli scrittori di questi ultimi decenni che possono vantare uno stile così unico e particolare, certo, l'ateismo militante di questo scrittore si può discutere, ma non è prerogativa dei grandi scrittori porre quesiti e favorire discussioni fra i lettori? Io credo che Saramago lo abbia sempre fatto (purtroppo ora non più data la sua recente scomparsa)e non dovremmo finire mai di ringraziarlo per tutto quello che ci ha donato negli anni, anche se in certi momenti poteva essere meno condivisibile di altre, ma ripeto quando un testo riesce a far scattare certe riflessioni nelle nostre teste non è mai sterile o fine a se stesso, al di là del tema trattato o dello stile,quindi dal profondo del nostro cuore e,sopratutto, dai nostri neuroni, GRAZIE JOSE'.

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    marco

    25/11/2010 15.19.23

    Francamente una delusione!!! Ho molto apprezzato "Cecità" (un capolavoro di crudezza ma scritto genialmente), "Le intermittenze della morte" (originale e godibile), ma questo mi sembra raffazzonato e odiosamente ed inutilmente blasfemo, a differenza de "Il vangelo secondo Gesù Cristo"" opinabile, ma molto bello! Davvero "Caino" segna una caduto di stile!!!! Brutto brutto brutto!!!!

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    fabio

    04/11/2010 10.29.07

    L'ultimo regalo di un genio non delude affatto. Un'altra eccellente prova fornita da un'autore scomodo, senz'altro uno dei migliori scrittori del nostro tempo.

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    Andrea

    31/10/2010 12.50.06

    Beh, che dire dell'ultimo scritto di Saramago. E' Saramago, semplicemente! Direi che rappresenta la prima parte della bibbia secondo Saramago ed anche secondo me, perchè è logico essere un po' spiazzati di fronte all'immagine di un dio non proprio amorevole che viene fuori leggendo l'antico testamento in contrasto con il dio caro e misericorsioso che viene sempre strombazzato dalla chiesa e dal senso comune. I credenti integralisti che interpretano la bibbia in modo letterale dovrebbero aprire gli occhi, questo scritto non si schiera assolutamente contro la religione , benchè saramago fosse ateo, ma mette in luce le incongruenze ed il carattere di un dio che è descritto non proprio come lo immaginiamo quitidianamente.

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    Stefano M.

    20/10/2010 18.53.36

    Il rapporto con un dio - il Signore - insensibile, vendicativo, sanguinario, sadico, inclemente. Un Signore cui si potrebbero affibbiare una montagna di aggettivi che ne descrivano l'indole negativa. Adamo, "il primo dei patriarchi" come lo definisce l'autore, padre del protagonista Caino, sbaglia e viene accusato della maledizione di tutta la terra, che "produrrà solo rovi e cardi". Saramago approfitta per dire la sua sulla messa al mondo dei figli e mette in evidenza la tristezza degli uomini che nella vita non hanno altro scopo di perpetuare la specie senza sapere nemmeno perché. In questo suo ultimo romanzo, lo scrittore e poeta portoghese, manda in giro per il mondo e per il tempo Caino (scritto però con la minuscola come tutti i nomi della storia). L'assassino del fratello Abele sa di aver compiuto il gesto inconsulto perché tratto in inganno dallo stesso Signore. E da questa deduzione si genera in lui il senso di rivalsa nei confronti del creatore. Una critica continua a feroce per tutti i gesti e le pretese insensate che riempiono la storia della Bibbia. Un libro in molti casi molto divertente, come, ad esempio, nell'episodio di Abramo, cui il signore chiede di sacrificare il figlio Isacco. "La cosa logica, la cosa naturale, la cosa semplicemente umana sarebbe stata che Abramo avesse mandato il signore a cagare, ma non è andata così", scrive Saramago. Anche i più fervidi credenti, quelli abituati a leggere e interpretare in modo serio la Bibbia, avranno l'occasione di mettere alla prova la loro elasticità mentale, apprezzando un libro intelligente, scritto in modo scorrevole.

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    Nicolag

    12/10/2010 22.10.45

    Di Saramago ho letto il quaderno e ora Caino. Ambedue scritti negli ultimi anni di vita dello scrittore, danno l’impressione di un uomo che sta salutando il mondo che si appresta a lasciare. Non c’è nessuna remora, nessuna particolare accortezza o autocontrollo censorio in quello che scrive. Si intravede l’uomo che ha vissuto e visto il mondo sotto tutti gli aspetti e lo trasmette agli altri. Sinteticamente efficace il commento di Maria Cristina Aschieri. Anche a me è parso che,con Caino, Saramago ci ha voluto dare una magistrale dimostrazione di come il Dio, creato e rappresentato di tempo in tempo dall’uomo, risulti (come lui) imperfetto,incoerente, spesso assurdo e incomprensibile. Ciò permane, purtroppo, anche successivamente, dopo la venuta di Gesù Cristo, proprio perché ognuno, in modo diverso, ha voluto dare una propria interpretazione del messaggio essenziale del Cristianesimo, arricchendolo in maniera variegata di verità dogmatiche, che nel corso dei secoli hanno continuato a determinare, sempre in nome del particolare Dio, reso ancora più complesso e incomprensibile, ulteriori lutti e tragedie, oltre che divisioni a non finire. E’ auspicabile che il contributo di Saramago induca l’umanità a crescere, indirizzandola verso una spiritualità che riesca a migliorarla e ad elevarla in modo significativo.

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    Matteo

    11/10/2010 12.13.32

    Primo libro con il quale mi sono avvicinato all'autore, rimanendo colpito per l'umorismo e l'intelligienza dello scritto. Una storia dissacrante, ma a mio parere mai Irrispetosa. Cercherò altri libri dell'autore.

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    Maurizio

    09/10/2010 17.30.07

    L'aspettativa era molto alta, avendo letto ed apprezzato molto Saramago negli ultimi tempi; e l'aspettativa non e' stata affatto delusa, anzi. Geniale come sempre con il suo discorso indiretto libero, a intercalare tra i dialoghi anche quei commenti personali scritti da uomo libero da ogni pregiudizio di tradizione, uomo e scrittore che sa prendere le distanze e sa denunciare temi ancora considerati tabou, da essere intoccabili. E lo fa con ironia, con razionalita', con fantasia... Da leggere, altroche'...

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    marino

    06/10/2010 20.03.13

    Caino,il Forrest Gump della Genesi,agnello sacrificale alle vanità del signore,è anche un po' un Virgilio,ci accompagna tra i più importanti avvenimenti dell'antico testamento e ne dà una lettura particolare,una sorta di contro-bibbia.Avevo sentito parlare di Saramago,ma è stato l'ostracismo della Chiesa che me lo ha fatto conoscere più a fondo,proprio una grande pubblicità!

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    LaMelaMarcia

    05/10/2010 11.14.50

    Saramago è sempre grande, su questo non si discute. Vero è che i suoi ultimi scritti mancano di quella quintessenza che rendeva quei romanzi capolavori indiscutibili. Patience. Caino resta, comunque, un bellissimo libro (memorabile il discorso tra abramo e isacco). A spasso nel tempo sottobraccio al fratricida più famoso della storia. Insieme a lui ripercorriamo, sotto una luce diversa, i fatti più salienti dell'antico testamento conditi "ad hoc" di un pungente umorismo che ho trovato, personalmente, spassoso.. ..per comprovare una volta ancora come il signore non sia gente di cui potersi fidare.

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    alex

    27/09/2010 08.18.10

    Come sempre un grande.

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    gianni

    03/09/2010 14.32.50

    Ennesimo bel libro del premio Nobel Saramago, anche se a mio parere questo non è uno dei libri meglio riusciti dell’autore. A me era piaciuto molto di più “Il vangelo secondo Gesù Cristo”. In questo libro (Caino) Saramago viene a confrontarsi nuovamente con il tema religioso, passando ad esaminare il Vecchio Testamento. E la sue rilettura delle vicende bibliche in chiave atea smantella completamente la visione cristiana, ma non solo cristiana, del Dio-amore. Ecco che allora viene fuori un ritratto di un Dio che ha tutte le piccinerie degli esseri umani: è vendicativo, competitivo, egoista, ecc…. Come già nel mio precedente giudizio su “Il vangelo secondo Gesù Cristo” non posso che ribadire che è molto buona la prova letteraria (anche se questa volta decisamente in tono minore) mentre al rilettura del Vecchio Testamento che viene proposta non sta in piedi, anche se spesso assume toni comici e sicuramente molto divertenti. Pur essendo io cattolico praticante non mi sono nemmeno sentito offeso da questa lettura particolarissima di famosi passi della Bibbia: certo la chiave di lettura proposta è sicuramente dissacrante, per non dire blasfema, ma è una chiave di lettura che non può reggere il confronto con la versione del Magistero della Chiesa. E quindi, nel complesso, abbastanza buona prova letteraria, becchiamoci questo ennesimo attacco alla Chiesa (non solo da parte di Saramago) e via così, la vita continua.

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