Editore: Bompiani
Edizione: 6
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 11 settembre 2002
Pagine: LV-231 p., Brossura
  • EAN: 9788845253041
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Descrizione
"Calende greche" si dice di giorni che non verranno mai. Qui è inteso come giorni che non furono mai, o furono altrimenti. A imitazione di quelle stampe popolari che rappresentano le varie età della vita dell'uomo dalla culla alla tomba, quest'opera di Bufalino sviluppa la parabola di una vita immaginaria, le cui stereotipe vicende vengono contraffatte con tanta abilità da apparire più spesso favole che memorie.

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    Luca Aquadro

    04/10/2018 21:29:03

    "Un sacco cieco, una tana delicata. Inutile aprire gli occhi, non vedrebbe che tenebra. Ugualmente il corpicciolo matura un'indistinta certezza di sé; e di essere sé dentro un altro. (...) Fino all'istante in cui, nel suo esilio intoccabile, un lampo brilla, un alito soffia: "Io, io, io!" (...) Attenzione: lo sbocco è imminente. Dall'orifizio, fra due gambe spalancate e convulse, il grinzoso vecchietto s'affaccia, tutto pieghe, la pelle timida e blu. (...) E' nato. Ha cominciato a vivere, ha cominciato a morire." (pp. 9-10) "Eccomi a quarant'anni e passa, sul filo di un'accetta tagliente. Con un popolo di memorie alle spalle, nessuna speranza attiva di fronte. Eccomi a rimuginare il dilemma di questa ibrida vocazione al grido e al silenzio (...) Tanto si conviene a chi ha scelto, sebbene con un grandissimo riso nascosto, di vivere in una palude." (p. 133) "E tuttavia ora avrai capito anche tu che non ci siamo mai amati, ci vantavamo di amarci. Sembra, ed è forse, la battuta d'un film. E forse vale per ciascun amore. Non escluso codesto ultimo tuo, incoronato d'arancio..." (p. 173) "Sarebbe stato più educato, da parte Sua, esistere..." (p. 178) "(...) e la tua identica storia in un altro, in milioni e miliardi di altri monotonamente ricomincerà." (p. 220) "Siamo al punto. (...) Avverte che innumerevoli spinte cospirano da tutte le parti ad espellerlo; capisce che il suo dovere finale è di spingere insieme a loro. Per un residuo d'istinto prova ancora a voltarsi indietro verso la scala dove un dito di luce resiste. Prova, ma è troppo tardi, un cappuccio gli cala sul capo e lo acceca." (pp. 226-227) Gesualdo Bufalino. Ovvero: se vuoi essere sicuro che ti scrivano una bella biografia, scrivitela da solo prima di morire. Ordinato e caotico, dionisiaco e apollineo, sereno e turbato, raffinato e triviale, angelico e demoniaco. Un po' come Alfieri, uno che di autobiografia se ne intendeva... E, come sempre, il tutto in uno stile fastidiosamente perfetto. Capolavoro.

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    Salvatore Pandolfo

    09/03/2004 00:16:18

    Questo libro è sicuramente ben scritto, e la composizione risulta elegante, ma poco scorrevole. Il vero significato, si può comprendere soltanto leggendo fra le righe il pensiero dello scrittore, che molte volte si dilunga enormemente nel tentativo di esprimere in maniera dettagliata questo pensiero pessimistico della vita, o potrei anche dire questa rassegnazione alla vita. "Ha cominciato a vivere, a cominciato a morire." Questa è la frase che da sola spiega gran parte del libro. Questa biografia di un uomo fra tanti altri(che però si comporta e pensa in maniera poco comune), nelle quattro stagioni della sua vita... nostra vita... è un po' ognuno di noi! Da leggere sono sicuramente le prime due pagine! Nella "Nascita" e descritto questo meraviglioso evento nella maniera più bella che abbia mai letto!

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