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Con quest'opera i curatori completano un'impegnativa trilogia editoriale all'insegna del canto popolare, iniziata con Senti le rane che cantano (Donzelli, 2005; cfr. "L'Indice", 2005, n. 12), dedicato alle canzoni e ai vissuti della risaia, e proseguita con Le ciminiere non fanno più fumo (Donzelli, 2008); cfr. "L'Indice", 2009, n. 1), riferito a canti e memorie degli operai torinesi. Questo terzo tassello, che originariamente sarebbe dovuto uscire nel 2007, a celebrazione del centesimo anniversario della morte di Nigra, costituisce ben più di una ristampa dell'edizione Einaudi del 1957, e intende ribadire con nuovi argomenti l'importanza cruciale dell'autore e della sua opera nel campo della ricerca folklorica in generale, in particolare nell'ambito della ballata epico-lirica.
La prefazione dell'etnomusicologo Alberto Maria Cirese (non a caso vincitore del Premio Costantino Nigra assegnatogli nel 2001 alla carriera) pone in evidenza come l'attività di ricercatore di Nigra sia stata costante lungo tutto l'arco della sua vita, nonostante il prevalente impegno nel campo della diplomazia e della politica (da studente aveva preso parte alla guerra d'indipendenza del 1848 riportandone anche una ferita), e soprattutto sottolinea e illustra il fatto che la materia dei suoi studi, di carattere originariamente regionale, si fa oggetto di riflessione, di problematica, di metodo, a livello decisamente europeo. Il materiale che Nigra studia è un corpus di centocinquatatre canzoni narrative, accompagnate da un ricco apparato di varianti, riscontri comparativi italiani ed europei, analisi e commenti filologici e storici. A questo va aggiunta una serie rilevante di "orazioni e giaculatorie religiose", di "cantilene, rime infantili e giochi" di strambotti e di stornelli.
Per dare un'idea dell'accuratezza e vastità del lavoro del Nigra, si consideri la trattazione che egli fa della canzone narrativa Il moro saracino: il testo "base", raccolto a Cintano nel Canavese, è accompagnato da sei varianti, raccolte in altre località piemontesi, da Torino all'Astigiano, al Monregalese, all'Albese. Di tutte queste varianti è riportato il testo integrale. Ma l'analisi si estende a ben sedici varianti di origine catalana, a cinque varianti d'origine occitanica, a una variante di origine francese e a una di origine bretone, tutte quante tratte da pubblicazioni edite nelle rispettive aree e citate, ma senza riportarne i testi per esteso; e queste trenta varianti sono confrontate fra loro a tutti i possibili livelli: a quello della storia narrata nel suo complesso, a quello dei singoli particolari contenutistici in cui la storia può essere scorporata, con tecnica palesemente strutturalistica, a quello della prosodia e della metrica impiegate, con ricco corredo di notazioni storiche, geografiche ed etnologiche. Valga, sempre ad esempio, il caso di un'altra canzone: Un'eroina, dove analogo trattamento e analisi sono riservati a un testo "base" raccolto a Lanzo Torinese, accompagnato da cinque varianti in dialetto piemontese, sette varianti raccolte in altre regioni italiane, sei varianti francesi, più varianti spagnole, portoghesi, slave, magiare, tedesche, scandinave, anglo-scozzesi, olandesi-fiamminghe, a dimostrazione di quanto Nigra sapesse abbracciare, partendo da una singola canzone dialettale piemontese, il folklore di tutta Europa.
Uno dei principali pregi di questa riedizione è quello di aver posto rimedio a una delle principali carenze dell'opera di Nigra: la scarsità di documentazione musicale. Infatti delle centocinquantatre canzoni narrative trattate da Nigra (assieme agli altri canti e strambotti sopra citati) solo sedici furono corredate di qualche battuta musicale su pentagramma, riportante semplicemente una melodia monodica, senza alcun accenno al tipo di emissione vocale, all'uso di eventuale accompagnamento strumentale, e a quegli elementi che valessero a documentare in modo esauriente un canto e non solo una poesia. Chiaramente ai tempi in cui operava Nigra, mancando strumenti di registrazione dal vivo, l'unico modo per "fissare" una melodia era trascriverla su pentagramma, dopo averla memorizzata. Ma è anche vero che, da parte degli studi sul mondo popolare italiano, anche dopo l'arrivo dei primi strumenti di registrazione del suono, si è quasi sempre privilegiato l'aspetto filologico-letterario.
Va a merito dei curatori di questa riedizione avere raccolto e registrato su due cd un esauriente repertorio musicale, attinente alle canzoni narrative raccolte da Nigra, selezionato e presentato secondo i più aggiornati criteri della ricerca etnomusicologica. Di 86 delle 153 ballate raccolte dall'autore essi hanno saputo dare conto non solo e non tanto di alcune linee melodiche adottate per cantare questi testi (in questo campo non esiste Urtext), ma anche dei diversi possibili caratteri del canto: se tonale o modale, se eseguito da maschi o da femmine, da solisti o da cori, con o senza accompagnamento strumentale; oltreché delle modifiche che le melodie hanno registrato nel tempo, e di quelle che hanno segnato anche il testo letterario nelle vicende, nei personaggi e nelle localizzazioni. Naturalmente i curatori non hanno potuto riportare sui due cd gli interi canti reperiti sul campo, per ovvie ragioni di spazio. Hanno dovuto quasi sempre mantenere solo alcune strofe iniziali di ballate registrate dal vivo, in origine lunghe a volte decine di strofe. Di ogni brano inciso sui cd, ordinato secondo la stessa numerazione adottata da Nigra, in un'appendice apposita sono riportati, oltre la traduzione in lingua, luogo e data della registrazione, nome e dati di chi canta, autore della registrazione, durata del brano confrontata con la durata e il numero di strofe della registrazione originaria da cui il brano è stato tratto.
Un accurato indice delle fonti sonore da cui i brani sono stati estratti completa la documentazione musicale. In tal modo si dà ai lettori parziale accesso ad archivi sonori tra i più svariati: da quello del Centro etnologico canavesano (Cec) di Bajo Dora diretto da Amerigo Vigliermo, alla raccolta Carpitella-Lomax dell'archivio di etnomusicologia dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma, dagli archivi di Emilio Jona e Sergio Liberovici depositati presso il Centro regionale etnografico linguistico (Crel) di Rivoli alla raccolta di Roberto Leydi presso il Centro di dialettologia ed etnologia di Bellinzona, dall'archivio del Centro di cultura popolare "G. Ferraro" di Alessandria curato da Franco Castelli all'Archivio di etnografia e storia sociale della Regione Lombardia curato da Bruno Pianta, più alcuni archivi privati, come quello di Maurizio Martinotti e di Cesare Bermani, per citarne alcuni. Si tratta insomma del fior fiore degli operatori e ricercatori sul campo della cultura orale degli ultimi cinquant'anni. Dal confronto implicito, o esplicito, tra tutto il materiale letterario e musicale raccolto dallo stesso Nigra, e quello raccolto e riproposto dai curatori del libro, emerge una delle caratteristiche base della cultura orale: la sua sostanziale "inafferrabilità" che deriva dal fatto che ogni riproposta di un testo o di una melodia è condizionata in un modo o nell'altro dalla situazione sociale, geografica e storica del "cantore", che ne diventa non solo l'esecutore, ma l'autore.
Fausto Amodei