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Alessandro Perissinotto

Collana: La memoria
Edizione: 2
Anno edizione: 2000
Pagine: 220 p.
  • EAN: 9788838916106

scheda di Valletti, C. L'Indice del 2000, n. 09

Anche in questo secondo romanzo Perissinotto gioca con gli strumenti cui già aveva abituato il lettore alla sua prima prova. Gli elementi caratterizzanti sono infatti i medesimi: l'ambientazione e il trascorrere dei tempi storici, il relativo uso della lingua che via via si adatta alle diverse voci del racconto, il metodo d'indagine che sfrutta le fonti sia come veri e propri documenti sia come prove che concorrono a sciogliere il caso in esame. Perché La canzone di Colombano è il racconto di un processo dalla prima fase istruttoria alle conclusioni e al giudizio finale. Se lo schema è semplice, complesso è invece l'intreccio dei personaggi, il loro alternarsi fra registro alto e registro basso, fra linguaggio parlato e linguaggio fortemente codificato. Sulla ossatura del racconto, sulla matassa ingarbugliata degli avvenimenti che si muovono nell'alta Val di Susa sul finire del Cinquecento in un contesto ancora decisamente feudale di dazi, di conflitti tra autorità ecclesiastica e temporale, di economia pastorale e di neutralizzazione di qualsiasi espressione marginale in favore del potere omologante dell'Inquisizione, Perissinotto fa calare il racconto. Con il suo portato di romanzesco, di emotività e di compassione. Allora si ricostruiscono gli stereotipi del moderno: il giovane giudice è ossessionato dalla sua doppia identità di contadino e di intellettuale; l'accusato, nella sua solitaria sfida, è l'eroe di un tempo che ancora deve arrivare; il potente mandante, nonostante gli inganni, sembra poi essere annichilito dalla potenza della verità. E qui il linguaggio si fa lirico e contemplativo. L'autore ripercorre i luoghi del racconto in un presente ancora non pacificato, ancora in cerca di rimozione.

Camilla Valletti

Recensioni dei clienti

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    Guido Giordano

    23/02/2015 08.38.24

    L'Autore rispolvera l'artificio letterario del manoscritto ritrovato, nella variante di un'antica canzone popolare di cui vuole decifrare il senso. Questo è lo spunto per un giallo storico appassionante. Le scelte linguistiche mi sembrano funzionali a ricreare l'atmosfera del tempo e dei luoghi: per questo motivo per esempio il giudice prende appunti su un "calepino" invece che su un taccuino. La soluzione del giallo, pur sorprendente, non è imprevedibile, e questo lo considero un merito. Quello che invece mi sembra un limite dell'intreccio è l'eccessiva "puntualità" con cui gli aiutanti entrano in scena a portare il loro contributo alle indagini. Nel complesso è comunque un bel romanzo che ha come fulcro un'opera di ingegneria idraulica realizzata nel 1500 e ancora oggi esistente.

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    Anna

    18/05/2010 11.59.26

    Spunti buoni e progetto ambizioso. Non sempre il ritmo narrativo è all'altezza dell'intreccio

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    chiskyw

    29/03/2010 14.22.27

    Il classico libro del quale ho pensato: finalmente l'ho finito. Decisamente pesante. Sull'onda di "Treno 8017", sempre di Perissinotto, ho voluto comprare anche questo romanzo...ma l'ho trovato davvero ostico da buttare giú...e infatti ne ho inframezzato la lettura con l’ultimo di Camilleri. L’intreccio giallo mi aveva incuriosita anche perchè ambientato tanto in lá nel tempo e in effetti la trama puó essere considerata interessante, dal punto di vista strettamente storico...ma lo stile è pesantissimo, davvero da sedicesimo secolo, con numerosissime parti in latino per riportare i vari editti di cui si serve il protagonista per tentare di capire chi ha incastrato Colombano. Faticoso. Peccato, perchè i personaggi sono ben inquadrati nel loro contesto sociale e la vicenda, fosse stata scritta in maniera un po’ piú “attuale”, sarebbe sicuramente risultata intrigante il giusto.

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    Luigi

    03/03/2009 18.17.41

    Non convince. E' lento, acerbo. Più riusciti gli altri libri di Perissinotto.

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    LALLI

    15/09/2008 16.21.41

    UN GIALLO FILOLOGICO INTERESSANTISSIMO

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    Anna

    30/08/2007 22.42.07

    Si tratta di un romanzo. Quanto di questo è storia e quanto prodotto di fantasia? Difficile capirlo. La storia è credibilissima e molto appassionante. Quando passo nei luoghi dov'è ambientato, mi viene da ricordare con piacere il protagonista del libro.

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    standbyme

    25/05/2006 11.03.52

    L’ambientazione originale, la prosa che, almeno nella prima parte del libro sembra essere stata redatta nel ‘500, rendendo ancora più veri i fatti descritti, la trama coinvolgente con la giusta dose di suspence, il movente degli omicidi molto plausibile, l’accuratezza con cui vengono descritti i luoghi, la scrupolosità dell’Autore nella ricerca degli avvenimenti accaduti cinque secoli fa, l’inserimento di piccoli parti in francese, l’esito finale non scontato…tutto questo rende il romanzo piacevole da leggere e degno di essere considerato un ottimo “giallo”.

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    roberto cocchis

    30/08/2005 15.55.48

    La storia è già tutta presente nella canzone che ha ispirato il libro, e Perissinotto ci ha cucito sopra dei personaggi verosimili per darle corpo. E' un bel libro, ma non perfetto: manca qualcosa, anche se non saprei dire cosa. Mi fa pensare a un film in costume realizzato con un'ottima sceneggiatura, un'ottima regia, degli ottimi attori, ma un budget troppo ridotto per ricavarne un vero capolavoro come "Barry Lyndon".

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    Tino Cobianchi

    02/05/2002 16.17.41

    “La canzone di Colombano” è opera di Alessandro Perissinotto semiologo, folcIorista e scrittore. Il libro è frutto di una ricerca dell’autore. Qualche anno fa Perissinotto conducendo studi sul folklore alpino scoprì, in uno sperduto alpeggio alle pendici del monte Bellavarda, una strana canzone “che non aveva mai sentito e della quale non v'era traccia in nessuno dei testi che conosceva”. Lo scrittore, incuriosito e attratto da quei versi, si mise alla ricerca di altre parti di quella singolare canzone che aveva come eroe un tale Colombano e che narrava una fosca e triste storia avvenuta cinque secoli prima. In un giorno d'agosto del 1533, furono uccise quattro persone innocenti: quattro terribili omicidi di una povera famiglia di pastori, tra cui la giovane Floretta. Ne fu accusato Colombano Romean, un maestro minatore provenzale impegnato, per sfida, a realizzare da solo un'opera immane: il traforo della Thullie che ancora si ammira in val di Susa. Guidato dai frammenti delle strofe della canzone e dalle scoperte degli archivi, Perissinotto ripercorre, attraverso le indagini del giudice e difensore Ippolito, gli avvenimenti e plasma questo racconto dai contorni del giallo che darà al lettore “uno strano effetto oltre la tensione dell'intreccio”.

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    CARLO A.

    10/10/2000 19.15.24

    FINALMENTE UN GIOVANE CHE SCRIVE IN MANIERA OTTIMA E COMPRENSIBILE STORIE MOLTO BELLE E CREDIBILI. DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE "L'ANNO CHE UCCISERO ROSETTA". FORZA ALESSANDRO DOCCI PRESTO UN ALTRO "BEL" LIBRO DA GUSTARCI

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