Curatore: A. Macchioro, B. Maffi
Editore: UTET
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 31/12/2012
Pagine: 3 voll., 3011 p., Brossura
  • EAN: 9788802081212
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    Mauro

    05/12/2011 12:41:53

    Quanto scrive Riccardo sopra è quanto di più falso e stupido io abbia mai letto (o magari è solo in malafede, chissà). Scomparsa delle classi? Capitalismo che si rigenera? Caro Riccardo, il metodo fondamentale che distingue le classi è il loro posto nella produzione sociale e in conseguenza il loro rapporto con i mezzi di produzione. L'appropriazione di questa o quella parte dei mezzi sociali di produzione e la loro conversione in economia privata per la vendita del prodotto costituisce la caratteristica fondamentale che distingue le due grandi classi della società moderna: la borghesia, classe proprietaria dei mezzi produzione e detentrice del capitale, e il proletariato, privo di mezzi e costretto a vendersi come forza-lavoro, anche se ciò non implica che tutti i proletari si trovino nella stessa identica relazione rispetto al capitale (ometto la distinzione tra salariato produttivo e non produttivo, così come ometto che esistono altre classi non impiegate direttamente nella produzione). Essi restano incatenati a una sfera di attività determinata ed esclusiva che è loro imposta quasi "naturalmente" e dalla quale non possono sfuggire se non vogliono perdere i mezzi per vivere. Pertanto, il prius su cui s'innesta la divisione in classi è dato dalla divisione sociale del lavoro e non, meramente da reddito, status, frequentazioni, rapporti di vicinanza o lontananza dai partiti e dal potere, posto di lavoro e luogo di abitazione. Pertanto i cicli della lotta di classe seguono i cicli capitalistici dell'accumulazione e affermare che la lotta di classe tra borghesia e proletariato non esiste più, è un grave errore di prospettiva storica e significa anzitutto negare la contraddizione fondamentale, quella tra capitale e lavoro, quindi appiattire la dinamica dello sviluppo storico, vederne solo un momento e una parte. Gli avvenimenti in corso già mettono abbastanza in chiaro tale situazione e ciò diventerà sempre più evidente con l'aggravarsi della crisi.

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    Riccardo

    14/06/2011 16:22:45

    Scrivere del Capitale e sul Capitale è impresa ardua. L'opera di Marx ha influenzato la storia planetaria come forse nessun altro scritto, ad esclusione della Bibbia, ha fatto. Nel bene e nel male 'Das Kapital' è un classico del pensiero ed un'opera da leggere o per lo meno, tentare di farlo. Il tentativo dell'autore di produrre una teoria 'scientifica' della storia e della società si è rivelato fallimentare, almeno alla luce dell'evoluzione della moderna società. La rivoluzione e la presa di potere del proletariato non c'è stata, anzi il proletariato è un animale in via di estinzione. Il capitalismo si è rivelato molto più fecondo e capace di spirito di trasformazione e di adattamento di quanto predetto da Marx. La 'bibbia' del comunismo non è di facile lettura, anzi. Viene il sospetto che pochissimi o forse nessuno di quelli che ne decantavano il rigore intellettuale e la portata storica lo abbiano letto. L'analisi della società capitalistica e dei suoi metodi di scambio del capitale e della sua accumulazione è geniale, ma legata ad un'epoca, non di valore assoluto. La storia del capitalismo è anche e soprattutto una storia di adattamenti e trasformazioni, mentre l'analisi di Marx assolutizza delle considerazioni relative ad un'epoca, come se non fosse capace di prevederne le evoluzioni. Pesante, difficile, tedioso, va letto con lo spirito giusto: quello di un dovere da assolvere per capire come un libro ed un'idea possano avere prodotto una delle più grandi tragedia della storia umana. Se Marx avesse saputo che il suo libro avrebbe provocato la morte di oltre conto milioni di uomini e la schiavitù di un numero molto maggiore di essi, forse da uomo intelligentissimo qual'era, non lo avrebbe mai scritto.

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