Carissimo Simenon-Mon cher Fellini. Carteggio - Federico Fellini,Georges Simenon - copertina

Carissimo Simenon-Mon cher Fellini. Carteggio

Federico Fellini,Georges Simenon

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Traduttore: E. Muratori
Curatore: C. Gauteur, S. Sager
Editore: Adelphi
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 4 novembre 1998
Pagine: 142 p., Brossura
  • EAN: 9788845914065
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Federico Fellini,Georges Simenon

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Con l'edizione del Festival di Cannes del 1960 si instaura una profonda amicizia: quella tra Fellini, che vinse con "La dolce vita" l'edizione del Festival di quell'anno, e lo scrittore Georges Simenon, allora presidente della giuria. Questo carteggio, che comprende tutte le lettere che Fellini e Simenon si scambiarono fra il 1960 e il 1989, è arricchito dalla lunga conversazione che i due ebbero in occasione dell'uscita di "Casanova" e che apparve sull'"Express" nel febbraio del 1977.
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    Barbaraa_

    17/10/2020 19:43:32

    Strabiliante, davvero interessante conoscere questi carteggi tra due grandi personaggi

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    Sandro

    07/08/2019 15:14:52

    Due giganti del 900 che si scrivono, si confrontano e si confortano con la semplicità di due ragazzini. Una bella corrispondenza dalla quale si evince l'amore per il proprio lavoro inteso come arte alla quale hanno dedicato la propria vita.

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    cecilia

    07/07/2019 11:26:53

    Con molta curiosità ci si accosta a questo carteggio, che straripa in elogi reciproci pur mantenendo una timidezza di fondo che circoscrive il rapporto al terreno artistico. Fellini a tratti esuberante, Simenon pacato in un versione paterna.

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    Elena

    21/01/2019 17:50:27

    Mi ha incuriosito molto leggere la corrispondenza tra due grandi artisti del secolo scorso come Simenon e Fellini.Ciò che ne ho tratto è l'impressione di due uomini di grande talento che considerano la loro professione un mezzo d'espressione ed un ossessione insieme.Traspare la loro grande umiltà totalmente inconsapevole del loro talento nello scandagliare i sentimenti umani più complessi e contraddittori.Una lettura piacevole.

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    Cristiano Cant

    28/10/2017 09:44:56

    Uno che diresse "La dolce vita" e "La città delle donne" e l'altro che amò il femminile a fiumi non potevano non stimarsi e comprendersi come due rette parallele sulla stessa tratta sensibile. Naturalmente questa è un'ironica puntura di lato su questi due strepitosi talenti, meno di una mollica giocosa a conferma della loro vastità artistica. L'uno capace di scoprire il reale nelle deformità di un onirico senza uguali, di esaltare tentacoli e follie dell'umano come consuetudini a cui non si fa caso, fino al punto da diventare ineccepibilmente un aggettivo (Felliniano appunto). L'altro un Maestro della malattia segreta, della psiche deviata, un cantore di empori nascosti e di locande sinistre, di chiatte desolate dipinte in dentro Autunni di pioggia, di grigio, di invidie e silenzi che sapevano diventare, anche costruiti in una sola settimana, libri incredibili. Questo è un carteggio traboccante di stima reciproca e di affetti autentici, di riconoscimenti, umiltà, anche devozione: "Viene voglia di applaudirti sempre, di scriverti, di dirti bravo e ancora bravo" scriverà Fellini dopo essersi perso in un romanzo di Simenon. Dall'altra parte un belga che era una macchina da guerra alla macchina da scrivere, un portento come pochissimi nella storia della letteratura: ""Caro Fellini, fratello, considerata la differenza di età, probabilmente dovrei chiamarla 'figlio'. Lei avrà capito che uso la parola "fratello in un altro senso". Le somiglianze dell'anima si trovano, i tratti incontrollati e curiosi di due menti non comuni in un fraseggio di lettere fra il divertito e il profondo, lievi come le piume della gioia e intense come una lezione intellettuale. Sono due che la sono goduta non poco, questo emerge chiaro, ma lo hanno fatto donando al cinema e al romanzo tante di quelle finezze, di quei messaggi che omaggiarli qui per come è possibile sarà meno di un sussurro. I misteri dell'attrazione creano altra attrazione, e altra ancora.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente

recensioni di Pistoia, M. L'Indice del 1999, n. 03

Difficile, a prima vista, immaginare due artisti più diversi tra loro di Simenon e Fellini. L'uno scrittore fluviale, inesauribile; l'altro regista di non molte opere in circa quarant'anni d'attività. L'uno scrittore dai tratti essenziali, l'altro regista di barocche macchine dell'immaginario.

Benché autore anche di romanzi eccellenti e non "di serie", Simenon lo si ama soprattutto per alcune vette maigrettiane, dove un brulichio di varia umanità anima un racconto che con poche espressioni riesce a evocare, anzi a far vedere, uno spazio e a far sentire un sapore, un'atmosfera. Così come di Fellini non si finisce, oggi, di amare il piacere di racconti armonicamente sospesi fra sogno e realtà, pieni di ispirata poesia e di un umore un po' comico un po' melanconico, come in tre grandi opere della prima fase (Lo sceicco bianco, I vitelloni, Le notti di Cabiria), più che la grande macchina immaginifica - certo straordinaria - di La dolce vita e di Otto e mezzo.

Scriptor cinematograficus, in virtù di una capacità iconica della parola, talora degna dei grandi francesi e dei grandi russi dell'Ottocento, e di un rapido montaggio di scene, Simenon incrocia per la prima volta Fellini in qualità di presidente di giuria a Cannes 1960, dove svolge un ruolo determinante nell'assegnazione della Palma d'Oro a La dolce vita. Quindi nel 1977 lo intervista per "L'Express". Simenon è assolutamente colpito e commosso da quel che egli definisce "affresco", un'opera che gli rivela ancora una volta un artista che lavora "molto di più con l'inconscio che con l'intelligenza".

Prima e dopo l'intervista, il carteggio (inizio 1960, conclusione 1989) delinea un costante, reciproco accostamento tra due figure che colgono tanto le rispettive differenze, quanto le forse inaspettate affinità (ad esempio l'amore per Jung). Le une esprimono il desiderio di essere dotati di ciò che l'uno pensa essere la virtù dell'altro: a Fellini che ammira "il (...) talento senza limiti e la (...) sovrumana possibilità di disciplina nel lavoro" Simenon risponde di invidiargli la capacità di essere rimasto bambino e di gettarsi "in ogni cosa a testa bassa". In comune, a detta dello scrittore, essi hanno in particolare la capacità di essere mossi, nella loro facoltà creativa, da un impulso interiore privo di regole e non sottoponibile a esse. E tra iperbolici elogi ("gigantesco Fellini", "leggendario Simenon"), resoconti delle rispettive attività, confessioni di speranze e delusioni, il tutto ben chiosato da precise note dei curatori, è infine Fellini a tirare le somme: lui e Simenon, in fondo, hanno sempre raccontato sconfitte, anche se l'arte, dice Fellini, è "la possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria, la tristezza in felicità".

  • Federico Fellini Cover

    Federico Fellini cresce in una famiglia piccolo-borghese, la madre casalinga e il padre rappresentante di commercio di generi alimentari. Si iscrive al liceo classico di Rimini. Guadagna i primi soldi come caricaturista realizzando ritratti di attori celebri per il cinema Fulgor di Rimini. La sua attività di disegnatore e caricaturista continua anche negli anni successivi e gli frutta collaborazioni con giornali e riviste, tra cui la Domenica del Corriere e il settimanale fiorentino 420. Nel gennaio 1939 si trasferisce a Roma. Dice di volersi iscrivere alla facoltà di Giurisprudenza ma è solo una scusa perché in realtà è interessato al mondo dell'avanspettacolo e della radio. Conosce Aldo Fabrizi, Erminio Macario e Marcello Marchesi e comincia a scrivere... Approfondisci
  • Georges Simenon Cover

    Romanziere francese di origine belga. La sua vastissima produzione (circa 500 romanzi) occupa un posto di primo piano nella narrativa europea. Grande importanza ha poi all'interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l'Index Translationum, un database curato dall'UNESCO, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Grande lettore fin da ragazzo in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson, e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre... Approfondisci
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