Traduttore: J. Riera Rehren
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: XIV-317 p., Brossura
  • EAN: 9788806206833
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  Il 3 novembre 2011 la rivista "Nature" pubblica la notizia del ritrovamento, in Patagonia, di alcuni denti fossili risalenti a novantacinque milioni di anni fa. Appartengono a un roditore di piccole dimensioni (10-15 cm) classificabile tra i driolestoidi, una linea estinta di mammiferi che, in breve, potremmo definire come gli antenati dei marsupiali. I driolestoidi erano, molto probabilmente, insettivori: ma tra i resti appena ritrovati spiccano un paio di canini assolutamente sproporzionati sia alla dieta sia alle dimensioni dell'animale: nel mondo della divulgazione scientifica si parla immediatamente di "scoiattolo dai denti a sciabola", e fioccano i paragoni con Scart, il personaggio più simpatico del cartone animato L'era glaciale; ma l'animale ha diverse ascendenze e una diversa carta d'identità, con tanto di nome e cognome: i suoi scopritori, persone di buone letture, l'hanno battezzato Cronópio dentiacutus. La notizia ha un bel suono, per chi è attento a certe cose: un po' come sapere che, dalla fascia degli asteroidi, in orbita tra Marte e Giove, ogni notte ci guarda l'asteroide Perec 2187. Quasi contemporaneamente al dentiacutus, molti altri cronópios si sono inaspettatamente manifestati tra queste carte inedite di Julio Cortázar (che ne fu il vero scopritore nel 1952: si legga Storie di Cronópios e di Famas, Einaudi, si spera ancora in catalogo): sono creature dispettose e curiose, qualche volta tristi ma più spesso ilari: anche se il loro sorriso, soprattutto quando parlano di politica, non fa nulla per nascondere i denti a sciabola. Voluta dalla prima moglie dello scrittore, questa raccolta è preziosa per tanti motivi di ordine filologico, completistico, eccetera: ma soprattutto lo è perché noi lettori di Cortázar, ogni volta che chiudiamo un suo libro non possiamo che ripetere, come Oliver Twist: "Ne vorrei ancora un po' signore". Soprattutto se quello che viene servito è il Cortázar più gustoso, quello che ha trovato nel racconto e nello scritto d'occasione la sua misura ideale. Così è stato nel 2006, quando la padovana Alet (un vero faro dell'editoria "minore" italiana) ha pubblicato l'imprescindibile, fin dal titolo, Il giro del giorno in ottanta mondi, straordinario libro-collage dove le immagini si mescolano con le parole e con la musica continuamente evocata nel testo. Alla fine del libro la sensazione è quella di aver visitato un altro pianeta dove "le cose sono come sono perché sono altre", come recita una poesia di questo Carte inaspettate. Quella volta non dovemmo aspettare troppo: la stessa Alet infatti un anno dopo tradusse anche Ultimo round, dove, tra le altre squisitezze, c'è la storia della mosca che vola a zampe all'insù, ma ha ragione lei perché "quello che si è capovolto è tutto il resto". Ora arriva Einaudi, con la sua collana più bella, e pubblica un libro da mettere direttamente accanto a quei due. In Carte inaspettate, che mette insieme pagine scritte lungo l'intera vita dello scrittore, ritroviamo tutti i colori del Cortázar dal respiro più breve e intenso: ma anche testimonianze di aspetti che il tempo e la distanza hanno un poco sbiadito. Quelle del Cortázar politico, ad esempio, sono forse le pagine più datate e retoriche, anche se commuove leggere che "il socialismo trasformerà l'uomo nell'uomo stesso" come nel "famoso verso di Mallarmé su Poe": dà la misura di un altro modo, cronopiale e obliquo, di fare la rivoluzione. Ma spesso la politica è soltanto uno sfondo, uno scenario che Cortázar attraversa, a dispetto delle sue intenzioni pure e dure, come un viaggiatore incantato. È esemplare a questo proposito il lungo reportage Un Cronópio in Messico (1975), dove tra lustrascarpe (un'altra frequente presenza cortazariana: in questo libro ci sono anche quelli indiani), divinità precolombiane e imperialismo yankee Cortázar infila uno di quegli squarci che lo rendono unico: la descrizione di un gadget di modernariato che oggi fa tanto "anni settanta", le scatole trasparenti piene d'acqua colorata e montate su un supporto basculante che simula il moto ondoso, diventa una reale epifania del Meraviglioso: "Non c'è cronópio capace di resistere a quello spettacolo: 'Un onda in gabbia! Un'onda in gabbia!'". Ci sono poi i racconti: l'ennesima variazione edgarpoesca di Manoscritto trovato accanto ad una mano, scritta nel 1955 circa, è quasi perfetta. Mentre assolutamente perfetto è il lungo trattato di psicogeografia Sottoterra (1980), che con anni di anticipo sulle chiacchiere dell'Antropologo in metrò Marc Augé ci racconta di come certi "non-luoghi" siano in realtà paesaggi dell'anima disseminati di insidie come il Giardino trappola per Aeroplani dipinto da Max Ernst. E ci sono poesie, alcune davvero molto belle, altre un po' tirate via, e non mancano gli scritti sulla letteratura, sulla propria e su quella altrui: sono purtroppo quasi tutti necrologi di amici latinoamericani (Lezama Lima, Cley Gama, Pablo Neruda), dolorosi come sempre quando si parla della morte di un amico. Ma a bilanciare questa tristezza c'è anche una resurrezione: a tornare tra i vivi, in Dall'altro lato, è Charlie Parker in persona. Per chi ha già letto Il persecutore non occorre dire altro, per gli altri si può soltanto provare invidia-e far loro ascoltare Lover Man. Di due cose sentiamo la mancanza: la prima (tanto vale levarsi il dente) è un editing all'altezza del libro e della collana. Con Cortázar non si sa mai, ma io suppongo che il "cielo teso" indispensabile alla comparsa del verniano (e rohmeriano, ma Cortázar non poteva saperlo) Raggio verde sia in realtà un "cielo terso"; sono invece abbastanza sicuro che accanto a Keats e Novalis non ci sia "Hörderlin"; ma soprattutto, e questo è davvero fastidioso, quando si pubblica uno splendido anagramma di Unica Zurn in francese, bisogna fare attenzione che le lettere siano proprio quelle-altrimenti qualche cronópio sguainerà i famosi denti a sciabola. La seconda cosa che manca sono le figure, soprattutto se si hanno negli occhi e tra le mani i due volumi Alet citati poco fa. Qui l'editore e i curatori non hanno (forse) nessuna colpa: il libro è postumo, e grazie a dio nessun iconografo pensa di sostituirsi allo sguardo di Cortázar, quello sguardo che si posa su "episodi che sono anche la realtà di ogni giorno, ma di striscio, vissuti tra due luci". Tuttavia, non si capisce perché in calce a Sottoterra venga esplicitamente detto che il testo originale conteneva illustrazioni dell'olandese Siet Zuyderland, delle quali non si vede nemmeno l'ombra. Soprattutto dispiace non vedere i cronópios precolombiani dei musei messicani, e dispiace dover cercare le fotografie di cui si parla in uno dei pezzi più folgoranti del libro, Finestre verso l'insolito. È una rimeditazione su Blow up di Antonioni (che viene dal racconto Le bave del diavolo) ma anche, come mi ha fatto notare un amico cronópio e fotografo, sulla frase di Walter Benjamin che paragona le strade di Parigi deserte fotografate da Atget alle foto della scena di un crimine. Le arti visive per Cortázar sono importanti quanto la musica, e tra queste carte inaspettate ma attendibilissime si affacciano tanti artisti, da Brauner a Brancusi, da Matta a César dalla scimmia pittrice Scimp allo scultore Rheinhoud. E Francis Bacon, a cui è dedicato Per una crocifissione a testa in giù, dove si leggono alcune tra le parole che meglio descrivono il senso che la letteratura sempre dovrebbe avere: "Un libro chiuso può aprirsi un giorno come una Bastiglia di carta". Luca Bianco