La cavalcata selvaggia

Carlo Grande

Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 28 maggio 2009
Pagine: 264 p., Brossura
  • EAN: 9788850214303
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Descrizione
Dal 1940, fino al rimpatrio nel 1946, migliaia di ufficiali italiani, prigionieri di guerra degli inglesi, vennero internati nel Campo di Yol, in India, nei pressi di Dharamsala, attuale sede del Dalai Lama. Alcuni di loro tarono fughe impossibili; altri, con il passare degli anni, ottennero di uscire sulla parola dai reticolati per scalare vette di sei-settemila metri e compiere imprese come "la cavalcata selvaggia", marcia attraverso valichi altissimi fino a un fiabesco lago himalayano. Questo romanzo, che si ispira liberamente alla storia di alcuni ufficiali, racconta del pilota Gaspare Pribaz, uomo che seppe inginocchiarsi senza piegarsi: costretto a far fronte alla durezza di un'esistenza ormai senza scopo, giunto allo stremo delle risorse dopo un rocambolesco tentativo di fuga, rinnega il fascismo e negli spazi immensi dell'India ritrova l'amicizia, il coraggio, la poesia e la dimensione eroica che pensava di aver perduto per sempre. Il suo eroismo non è prestazione solitària ma fatica quotidiana, lenta conquista, accettazione dei limiti, sudore condiviso con i compagni. Tra reticolati e piogge torrenziali, donne misteriose e villaggi, monasteri e monaci dagli ampi mantelli, le montagne si trasformano da simbolo di prigionia in pilastri di un gigantesco tempio della libertà interiore.

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    Stefano Alfonso

    17/01/2005 17:29:09

    Libro intenso ed appassionante, a tratti poetico. Pribaz è l'incarnazione della speranza, del "non mollare", del corraggio e del rispetto per la vita. Nel libro Pribaz si trova ad essere un protagonista pensante, dettando ritmi e donando atmosfere. Atmosfere che acquisiscono forma ed immagine grazie alle accurate descrizioni. Da leggere e rileggere.

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    Maria Fiorenza Verde

    21/10/2004 18:16:07

    “La cavalcata selvaggia” ha permesso di approfondire con i miei allievi contenuti storici ben documentati, presentati in un contesto di letteratura scritta e visualizzata con elementi d'alta poesia. Così alcuni commenti dei giovani lettori: -“..coinvolgente intreccio di sentimenti umani, emozioni e poesia..”-“..ci ricorda che la vita è preziosa e non bisogna mai abbandonare la speranza..”-“..l’eroismo non è l’atto singolo della persona, ma è condivisione del dolore quotidiano con i compagni..”-“..tutto ciò ne fa un romanzo di guerra e prigionia particolarmente raro..”- Il dramma di Gaspare Pribaz, uomo sensibile e coraggioso, vittima e complice di un destino che l’aveva già prescelto, rappresenta per lettori, d'ogni formazione ed età, motivo di riflessione su valori irrinunciabili, quali il rispetto per la vita, la libertà e la pace.

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    mat

    15/10/2004 13:19:03

    un libro intenso, che ti spinge dove i tuoi pensieri non immaginerebbero... e cioè nei pensieri di un uomo che, in quanto prigioniero, diviene un numero, una nullità, ma che poi recupera il suo io e si libera. il destino però è atroce.

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    Simona Margarino - Traspi.net

    21/06/2004 13:19:29

    Ci sono resti di ricordi che per qualche motivo vale la pena non sprecare: il motore di un aereo da guerra nei cieli, l'uniforme sbagliata in un campo di prigionia, l'India misteriosa dietro i cartelli "proibito", l'alcol -pure vietato- tirato fuori dal niente, la noia che fa a pezzi, il ghiaccio sentito sotto i piedi dell'Himalaya, un vento che picchia forte su lago e silenzio, la libertà di riprendersi la vita là dove si credeva perduta, persino una Cavalcata Selvaggia che lancia un anello in uno stagno e confonde le acque solo perché di montagne, neve, luna, mondo, dolore, errori non si sa mai abbastanza.

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    Carla Di Matteo

    11/06/2004 23:25:13

    Anche in questo secondo libro di C.Grande troviamo un uomo e le montagne. Però questa volta l'autore ci porta lontano e non solo perchè le montagne sono quelle dell'Himalaya, ma la sua scrittura raffinata e sensibile entra ad esplorare il mondo dei pensieri. Il protagonista pensa, ed i suoi pensieri scandiscono le atmosfere ed i ritmi della lettura. Pribaz è un uomo solo in mezzo ad una moltitudine di persone, come sempre più spesso capita a tanti di noi e questo, unito alla poesia del pudore dei suoi sentimenti, sono, per me,il motivo dominante del libro. Lo stile narrativo alterna efficacemente le atmosfere rarefatte dei pensieri a quelle potenti, pure e grandiose delle vette incombenti dell'Himalaya. Ho trovato le prime tre pagine le più belle in assoluto: nitide, essenziali e intense, da rileggere più volte, soprattutto alla fine del racconto

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