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Il censimento dei radical chic
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Il censimento dei radical chic - Giacomo Papi - copertina
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Descrizione

Un feroce, esilarante romanzo-pamphlet, che non risparmia niente e nessuno. Se non l’intelligenza di chi legge.

“Il primo lo ammazzarono perché aveva nominato Spinoza durante un talk show.”

In un'Italia ribaltata - eppure estremamente familiare -, le complicazioni del pensiero e della parola sono diventate segno di corruzione e malafede, un trucco delle élite per ingannare il popolo, il quale, in mancanza di qualcosa in cui sperare, si dà a scoppi di rabbia e applausi liberatori, insulti via web e bastonate, in un'ininterrotta caccia alle streghe: i clandestini per cominciare, poi i rom, quindi i raccomandati e gli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali. Il primo a cadere, linciato sul pianerottolo di casa, è il professor Prospero, colpevole di aver citato Spinoza in un talk show, peraltro subito rimbrottato dal conduttore: «Questo è uno show per famiglie, e chi di giorno si spacca la schiena ha il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore». Cogliendo l'occasione dell'omicidio dell'accademico, il ministro degli Interni istituisce il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic per censire coloro che «si ostinano a credersi più intelligenti degli altri». La scusa è proteggerli, ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire...
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Dettagli

2019
24 gennaio 2019
141 p., Brossura
9788807033353

Valutazioni e recensioni

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Giusy
Recensioni: 4/5

Satira contemporanea, che lascia un leggero amaro in bocca, principalmente perché è paurosamente attuale. Lettura incalzante e piacevole.

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Dalia
Recensioni: 4/5

Ciò che di questo libro mi ha colpito è stata la stretta contemporaneità degli eventi, sembrava scritto il giorno prima, immerso nelle vicissitudini che si resporavano in Italia nel momento in cui è stato pubblicato. Tristemente vero, ne ho apprezzato l'ironia sottile.

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Desideria
Recensioni: 5/5

"La gente mangiava a strafogarsi, poveri e ricchi, erano tutti più interessati a ciò che gli entrava in bocca rispetto a ciò che ne usciva sotto forma di parole". "La cultura non può essere consumata, mentre oggi quello che ha valore deve essere divorato fino alla distruzione, fino a farlo sparire". Ironico e pungente, un modo innovativo per inquadrare i drammi della nostra società.

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Voce della critica

A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo


«Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show». In copertina una chiazza di sangue si allarga sotto una poltrona; dalla poltrona spunta una mano che stringe ancora un libro color pastello, ragionevolmente Adelphi: è l’assaggio che offre di sé Il censimento dei radical chic, romanzo di Giacomo Papi uscito per Feltrinelli a febbraio, a chi si aggira distrattamente tra gli scaffali di una libreria.

Siamo in Italia, al giorno d’oggi; per dirlo con una metafora, l’Italia fotografata dal Censimento dei radical chic è quella che conosciamo, ma passata attraverso Photoshop: il soggetto è quello, l’inquadratura è più o meno quella, i colori sono piuttosto ritoccati ma non al punto da rendere irriconoscibile l’immagine.

In questa fotografia appare un governo retto da persone che fanno dell’ignoranza una virtù (soggetto di stretta attualità), guidato dal Primo Ministro dell’Interno (inquadratura leggermente spostata, ma comunque molto familiare) il quale, per difendere il popolo dagli intellettuali e gli intellettuali dal popolo, istituisce un registro delle persone istruite, ovvero “radical chic” (tratti molto ritoccati, ma non in modo impensabile). In parallelo all’istituzione del registro il governo procede a una depurazione della lingua italiana da tutte le parole di uso non popolare: da “abominio” a “Illuminismo” a “sintetico”, quest’ultima con l’importante distinzione «non il tessuto, naturalmente, ma il giudizio a priori kantiano»[1].

Lo stesso libro Il censimento dei radical chic è stato vagliato con cura, come certifica il rassicurante timbro rosso sulla quarta di copertina, dall’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana (ai sensi del decreto-legge 17/6, n. 1728): tutte le parole difficili sono state cancellate e sostituite con altre di uso più comune, ad esempio: «Mentre faceva il suo ingresso nell’emiciclo, accompagnato da una pletora7 [nota 7 a piè di pagina: sostituire “pletora” con “compagnia” o “seguito”] di assistenti»[2]. Tuttavia la cultura è un oggetto infido, e può tentare anche un insospettabile funzionario dell’Autorità Garante o addirittura il Primo Ministro dell’Interno (se uno inizia a leggere poi rischia di prenderci gusto).

A leggere la quarta di copertina e il fulminante inizio «Il primo lo ammazzarono…» viene da pensare che Il censimento dei radical chic sia un libro molto divertente e molto ironico; al netto di un’ironia effettivamente pervasiva e alcune scene esilaranti (come quella in cui un “radical chic” tortura un funzionario dell’Autorità leggendogli Heidegger che sottilizza sulla cosalità della cosa) si può però dire che ci sia poco da ridere. Il romanzo prende sfumature sempre più fosche, e assume i contorni di un libro di vera e propria denuncia.

Non si tratta qui di difendere i “radical chic” ma di difendere la libertà e i diritti. Il professor Prospero viene ucciso per una citazione in un confronto televisivo con il Primo Ministro dell’Interno: la democrazia muore fra gli applausi del pubblico. Sembra aleggiare nel libro l’adagio di quel sermone di Martin Niemoller che suona più o meno così (non c’è accordo sul testo definitivo):

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Si può dire che in questo libro i potenti vengono a prendere gli intellettuali; ma specificando che per intellettuale si intende chiunque possieda un certo numero di libri Adelphi e/o un maglione color aragosta e/o una giacca di tweed.

La ghettizzazione delle persone istruite così come la ferocia manichea che distingue il mondo in due categorie, popolo ed élite, porta la società verso l’abisso: la guerra civile. E i primi a farne le spese sono proprio quelle persone che si sentono a disagio sia fra i molti che fra i pochi: in un simile clima di violenza, sembra suggerire l’autore, c’è il rischio che prima o poi qualcuno fra questi, a difesa della cultura, arrivi a mettere le bombe.

Recensione di Adriano Cecconi

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Conosci l'autore

Giacomo Papi

1968, Milano

Giacomo Papi (Milano 1968) è giornalista, scrittore e autore televisivo; dirige inoltre la scuola di scrittura milanese Belleville e il sito di racconti Typee, collegato alla scuola. Ha pubblicato Era una notte buia e tempestosa (Baldini & Castoldi, 1993), Papà (Pratiche, 2002), Accusare (Isbn, 2004). Per Einaudi ha pubblicato È facile ricominciare a fumare (2010), I primi tornarono a nuoto (2012), I fratelli Kristmas (2015) e La compagnia dell'acqua (2017). Con Feltrinelli ha scritto Il censimento dei radical chic (2019) e Happydemia (2020). Scrive su «D di Repubblica» e lavora a Che tempo che fa.

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