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Curatore: G. Paolucci, C. Eid
Editore: Marietti
Anno edizione: 2002
Pagine: 240 p.
  • EAN: 9788821164620

Come nasce l'islam? Cosa rappresenta il Corano per i musulmani? Quale rapporto si è sviluppato tra l'islam e la violenza, tra la cultura islamica e l'Occidente? Come realizzare una reale integrazione nelle società europee? Risponde Samir Khalil Samir, uno dei maggiori esperti di islamologia a livello internazionale. Un libro-intervista per conoscere e giudicare senza pre-giudizi e senza ingenuità. Un contributo all'insegna del realismo per costruire forme di convivenza adeguate con coloro che sono diventati i nostri nuovi vicini di casa.

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    Andrea Macchiarelli

    29/06/2011 16.27.37

    Innanzi tutto non nego la sorpresa, ed un pizzico di delusione nell'apprendere che Samir Kalil Samir, intervistato dai due giornalisti sull'Islam, non è un musulmano ma un gesuita. La provenienza della informazione è importante specialmente se uno vuole arricchire le proprie conoscenze sull'argomento informandosi alla fonte. E' anche vero però che Kalil, oltre ad essere una persona di cultura, e in quanto gesuita non potrebbe essere diversamente, è probabilmente, come Lui stesso sostiene nell'ultima risposta, la categoria di persone ideale per instaurare un collegamento tra il mondo musulmano e mondo cristiano-occidentale. Come arabo conosce i suoi conterranei nell'intimo e come cristiano istruito conosce il mondo occidentale molto bene. Il libro, in larga misura, approfondisce gli aspetti di interazione sociale dell'Islam nel tempo, sia nei paesi di origine e sia in quelli di emigrazione. Analizza le strategie di convivenza con altre culture nei paesi occidentali e ne propone delle nuove sia sulla base delle conoscenze storiche che su considerazioni di buon senso. Le posizioni espresse nel complesso mi sembrano equilibrate e trovano riscontro in quelle di altri esperti musulmani e non. Mi aspettavo una analisi approfondita tra le due confessioni Islamiche, quella Sciita e quella Sunnita, in prima battuta e poi, casomai, tra i vari gruppi (salafiti, wahabiti ecc) che si riconoscono nelle due macro aggregazioni. Aver fatto dell'Islam "tutt'un erba un fascio" mi induce a ritenere che le valutazioni ed i relativi approfondimenti, ancorché condivisibili, forse sono superficiali perché non tengono conto delle grosse differenze sia a livello teologico che soprattutto di approccio sociale. 100 domande (in verità 111) potevano sembrare una enormità invece devo constatare che così non è. Questa carenza presumibilmente non è attribuibile a Kalil ma più probabilmente agli intervistatori. Nel complesso un bel libro, piacevole da leggere che alla fine ti da più di qualcosa.

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