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Descrizione

In occasione del 250° anniversario della nascita, il primo romanzo con protagonista Ludwig van Beethoven: il ritratto intimo e commovente di un uomo che ha cambiato per sempre la storia della musica.

«Maestro, la vostra musica io l’ho capita. Il vostro segreto, che è semplicissimo ma inimitabile: un’aderenza totale allo spirito di quello che esprime… La maggior parte dei musicisti pensa a impressionare, a trovare il motivo caratteristico, la melodia che suscita un affetto. Voi no. Voi avete a cuore quello che la musica ci dice, che aveva detto molti anni fa e vuole continuare a dirci, voi cercate la sua voce antica, cercate di restituirla per come era. Non le fate attraversare il tempo, la lasciate a casa propria».

Spinto dal desiderio di scoprire il segreto della musica di Beethoven, un giovane si mette sulle tracce del celebre compositore durante un’estate trascorsa a Heiligenstadt, un sobborgo di Vienna dove Beethoven si reca abitualmente in villeggiatura. Il sogno di Wilhelm è quello di diventare un grande musicista, ma non è il solo a coltivare questo desiderio di successo in una città in cui abbonda l’ambizione, vista la presenza di numerosi intellettuali, artisti e scrittori. Con lui ci sono anche Andreas, un giovane boemo – violinista e pianista – discendente da una famiglia nobile, e una ragazza a dir poco enigmatica, Queenia. Alcuni incontri metteranno in contatto i tre, legati dalla stessa ossessione, con il Maestro, dopo un goffo tentativo di introdursi nella sua abitazione in cerca di un misterioso manoscritto. Sullo sfondo di questa intrigante vicenda, che sconvolgerà la mente di uno dei protagonisti, gli avvenimenti burrascosi e le figure decisive della Vienna di inizio Ottocento con i suoi sfarzosi salotti, i magnifici teatri e i lussureggianti giardini. In questo originale romanzo, denso di pagine raffinate e filologicamente accurate, il fermento della Vienna di Beethoven è ricostruito alla perfezione nel racconto di aneddoti su eventi e intellettuali dell’epoca – da Novalis a Hoffmann, da Goethe a Grillparzer – in una magistrale celebrazione della cultura del tempo. Un romanzo sul potere salvifico della musica e sulla sua grande capacità di avvicinare e unire le persone, scritto con uno stile ricco e curato che ha tutto il sapore di un classico.
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Dettagli

2020
12 novembre 2020
240 p., Brossura
9788893258456

Valutazioni e recensioni

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Recensioni: 4/5
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Gabriele Della Torre
Recensioni: 3/5

Libro che intrattiene senza però lasciare il segno.

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Filippobergi
Recensioni: 3/5

Ho apprezzato l'idea e lo sforzo di provare a trasmettere al lettore cosa significasse vivere al tempo di Beethoven e percepirne da vicino la sua presenza, incontrarlo, ascoltare la sua musica dal vivo e la carica dirompente che porta con se. Non mi ha però convinto fino in fondo, non saprei dire perchè. Forse per la storia d'amore che mi è sembrata un po' forzata e incastrata nel contesto. Comunque una lettura consigliata, ma non indimenticabile

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Anastasia Bartashuk
Recensioni: 4/5

Non sono mai stata una grande appassionata di musica classica ma amo leggere le biografie dei grandi personaggi che sono rimasti nella storia. E nel mondo della musica classica come si fa a non pensare a Beethoven? "Cercando Beethoven" è un libro non solo per appassionati di musica o musicisti ma anche per lettori che hanno voglia di immergersi in un'epoca lontana con un romanzo storico musicale. La storia ha come protagonista un ragazzo di nome Wilhelm con una grande passione per la musica e il sogno di diventare un musicista. Passeggiando per le vie di Vienna di fine '800 con i suoi eleganti salotti, maestosi teatri e magnifici giardini, conosce nuove persone tra cui Andreas, un violinista e pianista boemo e una ragazza enigmatica e misteriosa di nome Queenia. Durante la lettura conosciamo molti luoghi e ambienti di Vienna vissuti da persone desiderose di conoscere un grande maestro, Beethoven. Un esperto musicista può ritrovare momenti, personaggi ed eventi già conosciuti e un semplice lettore può conoscere un mondo diverso e trarre ispirazione dal gusto dell'epoca in cui ascoltare musica non era solo sentire il ritmo ma era vivere l'esperienza dell'ascolto immaginando mondi interi dalle proprie emozioni. La caratteristica più bella del romanzo è il fatto che conosciamo non solo il lato artistico di Beethoven geniale ma anche il suo lato umano, dolce e sofferente a causa della malattia. Non è una storia alla scoperta solo di un grande maestro bensì di un grande uomo che faceva il musicista.

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Recensioni

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Voce della critica

L’esatta data di nascita di Ludwig van Beethoven si perde nell’indeterminatezza: quello che sappiamo è che nacque in un giorno del dicembre 1770, esattamente duecentocinquanta anni fa. Si tratta di un anniversario importante che ha visto molte celebrazioni in tutto il mondo, la maggior parte di esse stroncate inevitabilmente dalla pandemia. Fazi Editore celebra questa ricorrenza pubblicando Cercando Beethoven di Saverio Simonelli, romanzo ambientato tra il 1808 e il 1809 a Heiligenstadt, presso cui il compositore aveva una residenza, e a Vienna. Protagonista è Wilhelm (detto Wil), studente di composizione diciannovenne con un’ammirazione sconfinata per Beethoven, che riuscirà miracolosamente ad avvicinare. Quest’incontro sarà per lui capitale e lo porrà di fronte ai dubbi sul futuro e sul ruolo che la musica debba avere nella sua vita.

Heiligenstadt è un luogo fortemente simbolico nella vita di Beethoven, in quanto dà il nome al celebre testamento che il compositore scrisse con l’aggravarsi della sordità. Un documento tragico e bellissimo che mostra le fragilità di un personaggio spesso descritto come un titano della volontà. ? proprio il testamento di Heiligenstadt a fare da motore alla narrazione: Wil, assieme all’amico musicista Andreas e alla fidanzata di lui Queenia (una ragazza dal fascino esotico per la quale Wil perde la testa dopo poche pagine) riescono a copiare una parte del documento entrando di soppiatto in casa del compositore, dove si erano introdotti per scoprire tracce del segreto della sua arte.

Andreas è ossessionato dalla potenza della musica del compositore di Bonn e intende carpire il mistero grazie a cui essa conquista le orecchie degli ascoltatori; finirà per affidarsi a Shikaneder, librettista e interprete del Flauto Magico di Mozart, che lo coopterà in ambiente massonico promettendogli la formula per raggiungere livelli musicali assoluti. Shikaneder è il simbolo di un’arte ormai logora, che crea illusioni invece di raccontare la vita e che considera la realtà in virtù dei simboli propri del linguaggio massonico. Questo guitto decaduto è la cartina al tornasole per mostrare la carica di novità della musica del compositore tedesco, la quale non sembra consistere in una particolare ricetta tecnica, ma trova la sua forza nel raccontare l’umanità in modo estremamente concreto. Beethoven è una ‹‹creatura inquieta, un impasto di carne e fantasia, immaginazione e logica››, un uomo che con la sua musica parla della fallibilità umana.

L’immagine di Beethoven che viene proposta nel romanzo è sovrapponibile a quella presente nelle biografie e nelle testimonianze dell’epoca, che raccontano di un uomo irascibile e contraddittorio, che amava l’umanità tanto quanto odiava le convezioni sociali e i salotti; è il ritratto dell’artista che si sottrae al consesso degli uomini perché in preda ad ispirazioni superiori. Nel romanzo ritroviamo così gli aneddoti sul compositore che un po’ tutti conosciamo: il nostro Ludwig soffre di accessi d’ira, scaglia piatti contro i camerieri e si ritira spesso e volentieri in solitudine. Questa aderenza del personaggio alle fonti storiche da un lato dona un certo rigore al romanzo di Simonelli, dall’altro lo svilisce, decretando forse il suo stesso fallimento. Scegliere di scrivere un romanzo su Beethoven è un’operazione molto complessa, in quanto su di esso grava un retaggio culturale molto forte che Simonelli asseconda anziché riscrivere il personaggio, rischiando così di non dire nulla di nuovo, soprattutto a chi ha già conoscenze pregresse sul compositore.

Le problematiche maggiori di Cercando Beethoven non riguardano però l’impianto di partenza (legittimo, seppur opinabile), ma trovano nello stile l’aspetto maggiormente deficitario. Simonelli sceglie per la narrazione un linguaggio ricco di espressioni colloquiali che non ci aspetteremmo di trovare in un romanzo storico, come ‹‹Ora guarda cosa ti combino››‹‹Sfoderò un’espressione piccata, con un sorriso canzonatorio e le labbra a cuoricino›› o ‹‹Mollò il gatto a terra››. Questa scelta tenta forse di smuovere l’ingessata atmosfera settecentesca, ma finisce per comunicare un senso di straniamento, ad esempio quando leggiamo che Beethoven invita il protagonista ad un nuovo incontro ‹‹magari davanti a un caffè››, come in un appuntamento della “Milano da bere”.

Le ingenuità della scrittura si evidenziano nella miriade di descrizioni particolareggiate, come ad esempio in quella del principe Lichnowsky, mecenate di Beethoven:

“Indossava una giacca di colore marrone molto stretta in vita, col petto convesso e le maniche gonfie in alto, in perfetto ossequio ai dettami della moda. Sulla sinistra spiccava una decorazione che non riuscii sul momento a decifrare. Mi colpì lo jabot impeccabile con le pieghette inamidate alla perfezione. Aveva le palpebre un po’ gonfie come di chi dorme poco o male, la fronte alta e spaziosa e il naso importante ma perfettamente sagomato gli conferivano un’espressione decisa, quasi marziale. Un uomo di una nobiltà pratica, disponibile e per nulla altezzoso.” (p. 179)

Nonostante queste descrizioni siano molto ricche, i personaggi del romanzo restano unidimensionali, poiché le loro caratteristiche non vengono lasciate dedurre dal lettore a partire dal loro agire, ma sono esibite immediatamente prima ancora che il personaggio faccia o dica qualcosa. Questo modello quasi “da carta d’identità” rende la scrittura didascalica e impedisce di infondere alla narrazione una particolare atmosfera.

Questo descrittivismo coinvolge anche i momenti in cui Wil racconta le esecuzioni della musica di Beethoven: opere come la Quinta Sinfonia, la Pastorale e il Quarto concerto per pianoforte e orchestra vengono accostate per analogia ad una serie di immagini e descritte con una serie di aggettivi, quasi etichette che imprigionano la musica, privandola della sua maggiore peculiarità: l’essere libera dal dato concreto. Contrariamente al linguaggio utilizzato nella narrazione, le descrizioni della musica risentono a livello stilistico del primo romanticismo tedesco (nel romanzo si citano HederNovalisSchlegel e tanti altri) che Simonelli, da germanista, conosce molto bene. La riproposizione di questo linguaggio appare però retorica perché svuotato di una vitalità  che nasceva dal contatto con un momento storico molto preciso.

Con queste considerazioni non intendo sostenere che nel romanzo siano presenti falsità sulla musica di Beethoven, tutt’altro. Si tratta di pensieri condivisibili, ma purtroppo presentati in un modo che non rende loro giustizia. Se il cosa del romanzo poteva essere interessante, il come appare debole e mal posto. Mi permetto di concludere con una nota personale riguardo alla mia esperienza con Beethoven. Non so se sia veramente possibile raccontarlo né se esista quel segreto che viene ricercato nel romanzo, ma in quanto musicista mi sono interrogato per anni su alcune sue pagine e sento solo di poter dire che la sua musica è sensibilissima al livello di sincerità di chi la suona. Essa rende visibile non solo l’essere dell’interprete, ma le sue stesse intenzioni. Si potrebbe dire che “Beethoven non perdona” perché ogni volta che lo si suona, anche dopo la millesima esecuzione, ci si ritrova a fare la cosa più difficile: scoprirsi.

Recensione di Giacomo De Rinaldis

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