Il combattente. Storia dell'italiano che ha difeso Kobane dall'Isis

Karim Franceschi,Fabio Tonacci

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Collana: Futuropassato
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 gennaio 2016
Pagine: 350 p., Rilegato
  • EAN: 9788817085540

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Karim Franceschi,Fabio Tonacci

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"Sono partito per Kobane. Adesso mi aspetta un breve periodo di addestramento, dopo il quale farò quello che mio padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia: combatterò in armi i fascisti del califfato nero."

Così scrive in una lettera Karim Franceschi, l'unico italiano andato in Siria a combattere l'Isis: ventisei anni, figlio di padre ex partigiano e madre marocchina, Karim ha combattuto a Kobane, contribuendo alla prima grande sconfitta dell'esercito del califfato. Arrivato al fronte come soldato semplice, è poi diventato un abile cecchino... Questo libro, scritto insieme al giornalista Fabio Tonacci, è la ricostruzione momento per momento dei mesi trascorsi in battaglia, tra scontri durissimi, rappresaglie, stragi di civili e villaggi in macerie: un resoconto di cosa significhi lottare e uccidere per la democrazia, una lettura per capire dall'interno la ferocia di una guerra che ci riguarda tutti.
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    Alessio

    20/09/2019 16:25:51

    Bella storia, scritta abbastanza bene. Merita la lettura.

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    Isabella

    19/09/2019 19:27:26

    Questo libro è un insieme di emozioni che si rincorrono durante tutta la sua lettura, catapultando il lettore in uno scenario drammatico come quello della guerra. Il libro è scritto con un linguaggio semplice, quasi colloquiale, che rende la lettura molto piacevole.

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    Isabella

    19/09/2019 10:55:46

    Leggere questo libro e pensare che ogni parola descrive situazioni reali, veramente accadute, fa davvero venire i brividi. Si tratta di una storia vera, ambientata in Siria nel pieno della guerra tra Curdi e militanti dell'esercito dell'ISIS; è un racconto emozionante, spaventoso e drammatico che porta il lettore ad immedesimarsi in una delle situazioni più terribili dei nostri tempi, la guerra.

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    Sergio

    08/11/2018 19:49:50

    Il libro scritto da karim Franceschi, narra la sua storia, di giovane italiano nato in Marocco, da padre italiano e madre marocchina, paese in cui ha trascorso i suoi primi anni di vita e che un giorno decide di andare a combattere in Siria nelle file del YPG a fianco dei Curdi contro le truppe dell’Isis. Un libro che mi ha coinvolto sin dalle prime pagine per la lucidità dei suoi racconti e come descrive questa estrema esperienza, nata quando ancora era un bambino dai racconti del padre, partigiano nell’Italia assediata da tedeschi e fascisti, coltivata poi come volontario non militare con la staffetta italiana di Kobane Calling e infine concretizzata con la sua permanenza in Siria a fianco dei Curdi come combattente contro l’Isis. Molto bello e consigliato.

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    Rosa

    04/12/2017 11:24:37

    Una storia drammatica, appassionante. Da ricordare.

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    frank

    03/12/2017 14:41:28

    finito di leggerlo l'ho preso e buttato nel cestino, libro di parte, scritto da uno che si dichiara apertamente comunista, che perora la causa dei curdi come il bene assoluto, nonostante questi siano responsabili per buona parte del genocidio di milioni di armeni. la storia di per se può essere letta, rimane pur sempre una biografia di qualcosa di vissuto, ma per conto mio troppo politicizzata e di parte, e non trovo giusto che un arabo prenda le parti dell'italiano rappresentando in questa maniera il mio paese.

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    monica

    01/12/2017 11:32:41

    un diario di guerra dettagliato direi, inquietanti descrizioni di questo conflitto, assurdo inumano brutale. non concordo affatto con la descrizione illeggibile, e' invece una lettura da non sottovalutare affatto.

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    kryss

    13/01/2017 11:44:45

    Il libro dichiaratamente scritto da Karim con l'aiuto del giornalista Tonacci è una sorta di diario di guerra di un ragazzo soldato partito dall'Italia per aiutare i partigiani siriani nella lotta contro l'Isis , dopo che Karim aveva già fatto esperienza di volontariato non militare, con la staffetta italiana di Kobane calling. E' sicuramente duro pensare che questo reportage sia attuale, ma aiuta a comprendere che la guerra nel tempo non cambia volto, sempre è e sempre sarà morte e distruzione, sociale e personale. E' vero che i fatti vissuti vengono riportati con freddezza giornalistica, quasi senza emozioni, ma non totalmente, rileggete la pagina in cui i giovani soldati rischiano di morire, in cui si scavano da soli le trincee e poi nascondono sotto la neve, coi carrarmati Isis che passano a pochi metri ... Sembra di leggere un romanzo, e invece è realtà. Purtroppo. Serve a farci comprendere che molti giovani siriani stanno morendo per ideali di libertà e democrazia, nella quasi totale indifferenza dell'Occidente che un pò in parte ci guadagna, vendendo armi. Kobane e Aleppo resteranno nei libri di storia per gli orrori e i civili morti, tra i quali moltissimi bambini. e intanto si sprecano soldi per simulazioni di guerra e ricerca degli ufo ...

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    Luca

    15/09/2016 18:27:40

    Una testimonianza cruda del quotidiano in luoghi non troppo distanti dalla nostra realtà comoda e ovattata. Non vedo come decidere di andare a farsi sparare addosso possa essere inteso come operazione commerciale. Molto meglio scrivere subito un'opera di fiction a questo punto. Eh sì, questo libro va letto con un minimo di empatia (per chi è capace di provarne), altrimenti si rischia di non comprenderne il significato, cadendo miseramente in patetiche supercazzole.

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    Silvia

    18/04/2016 11:30:26

    Davvero molto bello. Ho avuto freddo e fame e sono rimasta annichilita dalla paura ogni volta che Marcello ha vissuto queste sensazioni ed emozioni. Grazie per avermi spiegato cosa succede laggiù, non ne avevo la minima idea. Ora, so. Grazie ancora.

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    Vincenzo Barone

    29/03/2016 10:08:45

    Mi fanno morire quelli che cercano pathos e fantasia da un libro scritto da un ragazzo che è andato a combattere in trincea...da un libro simile ci si dovrebbe aspettare solo verità e crudezza, ed è per questo che lo comprerò.

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    Anders McVeigh

    21/02/2016 15:20:33

    Illeggibile.

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    davide

    12/02/2016 18:51:42

    Chi non ha i brividi ogni volta che legge questo passo dalla lettera del Che ai figli "imparate a sentire profondamente tutte le ingiustizie compiute contro chiunque, in qualunque posto al mondo" non potrà mai capire cosa ha fatto Karim. Il mio giudizio non è sull'opera letteraria (libro che comunque va assolutamente letto) ma su quella umana.

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    Wally

    11/02/2016 22:57:17

    L'uno raffronta la sua propria intelligenza prima che il libro, l'altro moraleggia scandalizzato; e poi, entrambi, "dato che a noi non ci prendete in giro", chiariscono che è un operazione di marketing. (Alludo ai commentatori). C'è sempre qualcuno che non lo freghi mica, che la sa troppo lunga... caro mostriciattolo anafettivo svenduto videogamer (lo sapevo che te l'avrebbero rinfacciato il rimando ai videogiochi) e ehm... cough! zec... tsk tsk zecc... nf "eh? cosa? noi non l'abbiamo scritto!". Grazie Karim. Ci speravo. Volevo sapere "tutto". La battaglia di Kobane è uno degli avvenimenti più "importanti" della nostra epoca... e tu eri lì, a combattere, quando la città stava per cadere. Sei tornato, vivo, ed è strano come questa cosa mi faccia stare bene. Forse perché so che difendendo Kobane (difendendo la gente che era rimasta intrappolata in città e, in quel momento, un fronte che avrebbe deciso gli esiti futuri dell'autonomia e della rivoluzione in Rojava) sono morti in tanti... il centinaio di membri del PKK che sono andati a immolarsi all'inizio, le centinaia di YPG e YPJ poi; e perché, appunto, stavate difendendo qualcosa che ho a cuore, il confederalismo democratico (...). Il libro per molti di noi, protomostriciattoli, è una testimonianza straordinaria. Leggendo della Spagna nel '36 spesso mi sono detto "si doveva andare"; tu sei andato. E' strano da dire ma... ti voglio bene.

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    Luigi

    31/01/2016 21:09:23

    Spregiudicato, benché in definitiva alquanto convenzionale, esercizio da "war profiteer", offertoci dal sempre dinamico braccio curdo del complesso militare industriale (mondiale/unitario/etc.). Il trattamento narrativo, candidamente plasmato sul calco di patetismo e appeal d'azione, tipico di molta filmografia propagandistica (adornata di regola da interludi di "trauma" e "sacrificio"), induce a diversi interrogativi sulla mera concretezza fattuale e terminologica. Valga da sola, in tal senso, l'occorrenza della sigla ISIS, peraltro occasionalmente emendata... Non si pretende certo di ricavare da esempi siffatti la traccia di un significativo progresso formale, rispetto all'inevitabile e inevitabilmente scempiato, alto modello Hemingway, con tutti i suoi epigoni. Tuttavia la questione è altrove, come agilmente si constata comparando l'oggetto con i suoi veri antecedenti, in termini di storia e sociologia, di produzione e consumo. Si intende con ciò la presto negletta, ma a suo tempo sovrabbondante, apologetica giornalistica e libraria sul Jihadismo "amico" (o meglio "impregnato di democrazia", come scriverebbe il nostro combattente secondo gli assetti geopolitici di allora) dispiegatosi un ventennio fa, nei vari teatri di Bosnia, Kosovo, Cecenia etc. L'accostamento costituirà forse ulteriore, malizioso monito, rispetto alla "destinazione dei proventi", così cara al democraticamente devoto cecchino. Si pensi ai "Bill Clinton Boulevard", con relativa statua, e "George Bush Street", nel ricostruito(?) Kosovo.

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    Orlando Massimi

    25/01/2016 22:38:39

    Libro di puro marketing e basta. Non fa pensare. Non mette in moto la fantasia. Non fa ridere. Non fa piangere. Non cambia il mondo in alcun modo. NON è un libro schierato contro la guerra. C'è un forte presentimento che Karim non lo abbia scritto lui, ma qualcuno compiacente, forse dotato del minimo di cultura necessaria per riempire 244 pagine e una bella copertina patinata, il tutto in vendita per oltre 15 euro. L'autore descrive, senza fantasia e senza emozione, com'è fatta una trincea, come ci si addestra alla guerra, come ci si muove per sfuggire al nemico; descrive il freddo che c'è nell'aria. Tutto questo senza il minimo pathos. Tra l'altro, esprime un divertimento quasi goliardico, soddisfatto, di ragazzotto interessato prima dai videogiochi di guerra e che ora, senza subire traumi, senza accusare emozioni sconvolgenti monta, imbraccia un mitragliatore, impara a sparare al bersaglio, cosa che non aveva mai fatto, e quando uccide realmente degli esseri umani non tradisce comunque la minima emozione, ma solo una soddisfatta, tiepida, tecnica consapevolezza di aver eseguito un "compito", che potrebbe essere simile all'emozione di montare un nuovo armadio di legno. La morte altrui non pesa, non vale, non conta. Karim, seguendo le orme del padre partigiano, "si sente" partigiano anche lui. È per questo che combatte da volontario. Il titolo del libro è anch'esso frutto di marketing speculativo: non potrebbe essere altrimenti, visto che questo ragazzotto uccide quasi per fare una ragazzata, ma ritiene di "aver difeso Kobane dall'Isis". Combattere il terrorismo è un compito umano dei più difficili e terribili, che richiede infinitamente molto di più che sparare alle spalle di un po' di persone considerate nemiche, mai viste né conosciute e sentire così di aver concluso un "compito". Penosa, infine, la dichiarazione all'ultima pagina che "parte dei proventi del libro andranno per la ricostruzione di Koban.

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  • Fabio Tonacci Cover

    Inviato di “Repubblica”, dal 2008 si occupa di cronaca e inchieste. Tra i suoi libri: con Michele Bocci ha scritto La Mangiatoia (Mondadori 2013), con Karim Franceschi, Il combattente (Rizzoli 2016) e con Giuliano Foschini Jihadisti italiani. Le storie, le intercettazioni, i documenti segreti dell'Isis in Italia (UTET 2018). Approfondisci
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