Con l'Italia mai! La storia mai raccontata dei Mille del papa

Alfio Caruso

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 5 novembre 2015
Pagine: 314 p., Rilegato
  • EAN: 9788830428218
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Descrizione
Non erano mercenari, né ladroni, coloro che nel decennio dal 1860 al 1870 impugnarono le armi per difendere Pio IX. Erano principi, conti, marchesi, duchi, baroni. Provenivano dalla Francia e dall'Austria, dalla Germania e dalla Spagna. Li univa un forte sentimento cattolico e una discreta avversione nei confronti della nuova Italia, secondo loro in mano alla massoneria. Poi c'erano soldati di ventura olandesi e tedeschi attratti dal discreto soldo, irlandesi venuti a Roma in odio all'Inghilterra protestante, canadesi obbligati dai vescovi. Dal 1860 al 1870 costituirono il nucleo principale dell'esercito del Papa. E nell'anno di porta Pia ne arrivarono un migliaio sicuri di ripetere le prodezze di Mentana. A loro si unirono tanti emiliani, toscani, marchigiani, laziali cementati da un odio profondo per l'unità d'Italia e convinti che l'unica forma di Paese accettabile potesse coagularsi sotto l'egida del pontefice.

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    maurizio .mau. codogno

    13/08/2016 10:42:52

    Alfio Caruso ha scritto molti saggi e molti romanzi. In questo caso racconta la storia della fine del potere temporale del papa visto dalla parte di Pio IX, quindi opponendosi alla tipica visione sabauda che i libri di storia italiani riportano. Le truppe papaline - a parte essere composte da cinque a diecimila effettivi, ma lasciamo la licenza poetica del titolo - erano sì un coacervo di nazionalità diverse, ma nella maggior parte dei casi si trattava di persone genuinamente convinte, e non mercenari: anche i loro comandanti erano di solito militari che avevano tatto carriera altrove e poi avevano scelto esplicitamente di passare sotto la bandiera bianca e gialla. L'idea insomma era buona. Peccato che il libro sia infarcito di liste di nomi che non potranno mai essere null'altro che vuote parole, e soprattutto che almeno io non sono riuscito a capire dove volesse andare a parare. Non c'è un vero filo conduttore della storia, se non il trascorrere del tempo, e non mi pare che Caruso prenda le parti di qualcuno (al limite prende le parti contro i ministri postunitari...) Un'occasione sprecata, insomma.

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    Marco

    08/06/2016 10:01:39

    Caruso ha sempre il solito stile di scrivere ed incollare il lettore al libro, per questo è un incredibile scrittore. Nel tentativo del libro di dare una versione del "risorgimento" sino alla presa di Roma, l'autore mostra una visione molto pro-massonica, mettendo in evidenza il Regno delle Due Sicilie e lo stato Ponteficio come due bidoni che il regno d'italia ha inglobato nella sua espansione. Questo non è proprio vero, perché rappresentavano comunque i valori di una religione più sani di quelli del mondo in cui viviamo ora, certo che i problemi li avevano ed a vedere la loro situazione attuale non sono cambiati, un esempio su tutto sono le loro varie mafie oggi presenti in tutto il mondo, ed una volta sconosciute in Piemonte e in tutto il Nord italia, basta pensare a tutte le persone legate a queste e che hanno fatto carriera nello stato italiano per aver aiutato Garibaldi nella sua conquista. Il bello del libro è la parte romantica di questi combattenti per il papa, persone di fede, coraggio e capacità che difendono la loro religione al prezzo della loro vita, nonostante il menefreghismo se non l'approvazione della conquista italiana di Roma da parte dei loro governi, un altro esempio valido ancora oggi con queste "democrazie vuote" che i governi spesso non rappresentano i loro cittadini, i lati negativo sono la visione di parte di parte pro-massonica ed anti-cattolica, alcuni errori storici come l'abuso delle parole Piemonte e Piemontesi usate troppo spesso, da Cavour il Governo del Regno di Sardegna non rappresenterà più il Piemonte ma l'italia, visto che di piemontesi ce ne sono stati pochissimi con molti Tosco-Emiliani ed alcuni Lombardi e Meridionali, il tifo pro-Garibaldi ed il taglio netto sul perché Spagna ed Austria non sono intervenute a difesa del papa con un loro contingente quando la Francia ha ritirato le sue truppe, e non solo dire che hanno dato un "tacito assenso" perché non aspettavano altro.

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    Guido Scalici

    21/12/2015 18:25:48

    L'ennesimo libello di chiara ispirazione massonica fortemente critico non solo del Papa ma anche di napoletani e siciliani e più in generale di tutti i meridionali. Credevo che un autore catanese potesse essere più obiettivo ed uscire dal coro di propaganda piemontese-garibaldina, che segue pedissequamente senza dire nulla di nuovo. Soldi buttati.

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