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Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell'Italia tra il 1914 e il 1918 - Mario Isnenghi - ebook

Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell'Italia tra il 1914 e il 1918

Mario Isnenghi

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Editore: Donzelli
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Dimensioni: 806,29 KB
Pagine della versione a stampa: 281 p.
  • EAN: 9788868433598
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Gaia la libraia

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«Un pullulìo di ex, dentro il quadro strategico di una frettolosa riconversione materiale e mentale: come Cesare Battisti, “social-patriota” di sinistra; Leonida Bissolati, social-patriota di destra; Agostino Gemelli, da positivista figlio di mangiapreti a bulimico consacratore dell’esercito al Sacro Cuore di Gesù; Benito Mussolini, da neutralista arrabbiato a spregiudicato araldo dell’Intervento; e infine l’idea stessa della guerra, da quella passiva e coercitiva di Cadorna a quella duttile e persuasiva di Diaz. D’altronde, in quegli anni si consuma in Italia un passaggio storico d’ordine generale: dalla società dei notabili alla società di massa». Tra il giugno 1914 e il maggio 1915 l’Italia operò un clamoroso ribaltamento delle sue alleanze internazionali, che condusse alla decisione di dichiarare guerra all’Austria e alla Germania. Si trattò di una riconversione non solo militare, ma anche politica, culturale e ideale, fatta di abdicazioni, di trasfigurazioni, di palinodie e di abiure d’ogni sorta. La trasfigurazione dall’Italia triplicista alleata di Francesco Giuseppe a quella irredentista protesa alla liberazione di Trento e Trieste comportò la conversione dell’immagine della Germania da modello ad antimodello; l’eclissi dell’internazionalismo socialista e il conseguente passaggio al nazionalismo di settori importanti dell’opinione di sinistra, repubblicana, mazziniana; la trasformazione dei cattolici da intransigenti nemici dello Stato a clerico-patrioti; il completo riassetto degli equilibri interni alla classe dirigente liberale. In quella concitata transizione, si consumava il passaggio storico dalla società dei notabili alla società di massa. Così, i dieci mesi di maturazione dell’entrata in guerra trascorsero all’insegna di un clamoroso dualismo. Da un lato, avanzava sulla scena un nuovo, tumultuoso coacervo di minoranze, un labirinto di comitati mobilitati per la guerra che, mettendo in mora il Parlamento, si affermava come politicamente egemone, sempre più minaccioso nei confronti di chi alla guerra si dichiarava contrario. Dall’altro lato, continuava a esistere, quantitativamente forse maggioritaria, un’Italia composta di pura e semplice lontananza ed estraneità alla politica, un blocco d’ordine che contribuiva a rafforzare i poteri di un modesto governo di centro-destra, non certo pensato per così grandi compiti. Le risorse principali cui attingere per schierare le truppe in questa situazione appartenevano in larga misura al campo della disciplina e dell’ubbidienza. Anche per questa via più modesta – e a bassa temperatura – si supponeva che i tricolori potessero scaldare le menti e i cuori. Una volta ottenuto l’effetto desiderato e forzato il passaggio dalla pace alla guerra, queste risorse minimali si sarebbero rivelate essenziali al fine di ottenere che le masse militari rimanessero il più possibile ancorate alla «religione della patria» e al «senso del dovere» di coloro a cui spetta di comandare. E così, dopo il 24 maggio, il coinvolgimento dei cittadini attivi e politicizzati viene messo decisamente alla porta, lasciando il posto alle logiche della coercizione e dell’ubbidienza – sostenute e incoraggiate da una schiera di sacerdoti prontamente inviati al fronte –, unici strumenti con cui tenere a freno forme di obiezione e contrasto rispetto a una morte «assurda» che solo in una nuova «fede» patriottica può trovare la sua giustificazione. Ma in vista di Caporetto e dopo, nell’ultimo anno di guerra, le retoriche dell’ubbidienza e della passività rassegnata non basteranno più, e si torna questa volta per tutti a fare appello alle risorse del civismo e della politica, ridando protagonismo all’immaginario, alla parola e alle idee.
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    luca bidoli

    04/07/2015 19:45:12

    All'inizio ho percepito il lento sferragliare delle mie cellule grigie, da tempo ferme ed arrugginite, poi, una volta messe in moto, non mi sono fermato più. Pagine "dense", di storia e storie, di uomini, idee, pensieri, azioni, nella e della Italia di cent'anni fa, resa con estrema vivacità, radiografata con acume e senso critico. Nel tempo non sempre fasto dei libri anniversario, uno dei testi più lucidi e sapidi, sul perché e percome, dalla neutralità si sia passati alla guerra, con tutto quello che ne consegue.Soprattutto pensando al dopo quella guerra. Perché, sembra ammonire Isnenghi, nelle premesse, nei comportamenti, omissioni,nelle scelte come nelle abiure di quell'Italia, c'era già l'eco di uno dei futuri possibili, anzi il più possibile tra i possibili.

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    Antonio

    13/06/2015 15:25:47

    La lettura di un libro di Isnenghi e' sempre un'avventura intellettuale complessa ma appagante. La lettura non è semplice ma lo sforzo che richiede conduce alla comprensione. Lo stile è narrativo, letterario e ricercato, quasi da critico letterario: sonda documenti, diari, corrispondenze e ne trae elementi per definire un' epoca in piena trasformazione, quella che conduce dall'Italia dei notabili alla società di massa. È l' esplorazione dall'interno di quel magma evolutivo che è l'Italia nel 1914-1915, sia nelle identità dei singoli che in quelle collettive. Consigliato solo a chi ha dimestichezza con i temi della Grande Guerra.

  • Mario Isnenghi Cover

    Uno dei più autorevoli storici italiani, è professore ordinario all’Università di Venezia, presidente dell’Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea e condirettore di «Belfagor». Ha pubblicato fra l’altro: Il mito della Grande guerra (Il Mulino 1970 e ss.); L’Italia in piazza (Mondadori 1994); I luoghi della memoria (Laterza 1997 e ss.); La tragedia necessaria. Da Caporetto all’8 settembre (Il Mulino 1998), Storia d'Italia. I fatti e le percezioni dal Risorgimento alla società dello spettacolo (Laterza 2014), Passati remoti. 1914-1918. Due saggi sulla Grande Guerra (Edizioni dell'Asino 2014), Ritorni di fiamma. Storie italiane (Feltrinelli 2014), La Grande guerra. 1914-1918... Approfondisci
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